Parla il presidente Emanuele Bartoletti: “ogni trattamento è un atto medico”
Medicina estetica, la SIME: “Più formazione e un registro nazionale”
di REDAZIONE DIRE
Le complicanze legate alla medicina estetica sono in aumento e cresce la necessità di garantire una formazione adeguata ai professionisti e una maggiore consapevolezza tra i pazienti. A lanciare l’allarme è Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME), intervistato dalla Dire in occasione della Prima Giornata Nazionale per la Sicurezza delle Cure in Medicina Estetica, promossa da Agorà, Società Italiana di Medicina a Indirizzo Estetico.
L’iniziativa mette al centro la tutela della salute dei pazienti, la prevenzione dei rischi clinici e la sicurezza delle cure. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento delle complicanze in medicina estetica, dovuto a diversi motivi”, ha spiegato Bartoletti. Un dato emerge dall’esperienza dell’ambulatorio dedicato alle complicanze di medicina estetica dell’ospedale Isola Tiberina-Gemelli di Roma: “Mentre sei o sette anni fa vedevamo quattro complicanze a settimana, adesso cominciamo a vederne dieci, qualche volta anche di più”. L’aumento dei casi è legato anche alla crescita della domanda.
“La medicina estetica non conosce crisi. Dopo il Covid siamo stati subissati da pazienti che volevano ritrovare sé stessi”, ha osservato. A una maggiore domanda, però, non corrisponde necessariamente un’offerta qualificata. Uno dei problemi principali, secondo Bartoletti, è l’assenza di un percorso formativo obbligatorio e omogeneo. “La medicina estetica non è una specialità e, paradossalmente, non è ancora una disciplina riconosciuta dalle istituzioni”.
Questo significa che, secondo l’esperto, chi decide di occuparsene può frequentare corsi di pochi giorni e iniziare a proporre trattamenti, come i filler alle labbra, senza aver acquisito competenze sufficienti. Le conseguenze possono essere rilevanti. Una preparazione inadeguata rischia di compromettere non soltanto la qualità del risultato, ma anche la capacità di riconoscere e gestire eventuali complicanze.
“Se le complicanze vengono conosciute, prevenute, riconosciute e trattate, è possibile evitare danni permanenti”, ha sottolineato Bartoletti. Da qui la necessità di cambiare approccio, sia da parte dei professionisti sia da parte dei cittadini.
“I pazienti continuano ad andare dal medico estetico come se andassero dal parrucchiere, senza rendersi conto che è medicina a tutti gli effetti. Quelli che vengono chiamati ‘trattamenti’ sono terapie, con possibili controindicazioni”.
Prima di qualsiasi intervento sono indispensabili un’anamnesi approfondita, un check-up, lo studio del paziente e una diagnosi accurata. “In medicina estetica il primo obiettivo è la prevenzione, il secondo è la manutenzione e il terzo, eventualmente, è la correzione”.
Per migliorare la preparazione dei professionisti, Bartoletti indica come percorsi necessari i master universitari e le scuole quadriennali in presenza, con una gestione scientifica affidata a società scientifiche riconosciute dal Ministero della Salute e dall’ISS.
Accanto alla formazione, la SIME chiede un intervento istituzionale: insieme ad altre società scientifiche, ha proposto al Parlamento un emendamento al decreto sulle prestazioni sanitarie che consenta ai pazienti di verificare se il medico a cui si rivolgono abbia seguito un percorso formativo valido.
La proposta prevede l’istituzione di un registro nazionale al quale possano iscriversi esclusivamente i medici che abbiano completato un master universitario in presenza oppure una scuola quadriennale. Un ulteriore rischio è che la medicina estetica venga percepita come un’attività poco professionale, orientata soprattutto al guadagno e alla soddisfazione indiscriminata delle richieste dei clienti.
“È un rischio molto elevato”, ha avvertito il presidente SIME. “Qualsiasi terapia medica prevede una diagnosi: tutto ciò che si fa in medicina estetica è un atto medico”, ha ribadito Bartoletti. La differenza non sta soltanto nella prestazione eseguita, ma nel percorso clinico che la precede e nell’attenzione riservata alla persona. “Se si vende un filler, non diventa un atto medico. È l’approccio al paziente che fa della medicina estetica una vera disciplina medica”, ha concluso.
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