Partecipazione e disinteresse nella storia d’italia

Cinque saggi di Claudio Pavone che scandiscono il suo percorso di ricerca

Dalla nascita di Claudio Pavone (1920) sono passati cento anni. La casa editrice Bollati Boringhieri ha celebrato la ricorrenza, pubblicando cinque suoi saggi poco noti, a cura di David Bidussa: “Gli uomini e la storia. Partecipazione e disinteresse nella storia d’Italia”. Saggi che ripercorrono la controversa fase fondatrice del nostro Paese: dal Risorgimento al Fascismo, alla Resistenza.

“Questi cinque testi – scrive David Bidussa, nel saggio introduttivo – mi sembrano significativi, soprattutto per i cantieri di lavoro che aprono più che per le conclusioni che fissano. Per molti aspetti, ritengo, il canone di Claudio Pavone”. Bidussa, poi, precisa che “scrivere di storia” significa sapere almeno due cose. La prima: lo storico non fa la storia, ma, attraverso documenti, metodi di indagine, e la sua sensibilità, tenta di avvicinarsi al vero, o almeno di descrivere il modo, le forme, i pensieri, le immagini, con cui uomini e donne hanno agito nella storia e – intervenendo attivamente – dato un volto agli eventi di cui sono stati attori (protagonisti, comparse, spettatori, vittime,…). La seconda: essere consapevole della natura provvisoria delle conclusioni che si propongono alla pubblica discussione. 

Quel canone Pavone lo aveva consegnato al lettore in apertura di “Una guerra civile. Saggio sulla moralità nella Resistenza” (1991), laddove, ricorda Bidussa, distingue tra “origine e genealogia” del suo libro. Pavone affronta temi cruciali legati al passaggio dall’Italia fascista all’Italia del dopoguerra visti sotto il profilo della «moralità» operante nei protagonisti. Nell’analisi degli eventi tra il settembre 1943 e l’aprile 1945,  distingue tre aspetti: la guerra patriottica, la guerra civile e la guerra di classe – «tre guerre» che sono spesso combattute dallo stesso soggetto – introducendo così una novità interpretativa in grado di cogliere tutte le sfumature e di attraversare orizzontalmente una realtà storica di estrema complessità.

 “Aspetti della crisi della democrazia risorgimentale: mazziniani, garibaldini, internazionalisti nei primi anni dopo l’unità”, “La continuità dello stato. Istituzioni e uomini”, “Caratteri ed eredità della zona grigia”, “Fascismo e dittature: problemi di una definizione”, “Elaborazione della memoria e conservazione delle cose: un rapporto non facile”: sono i temi dei cinque saggi proposti. 

Commento, generalmente condiviso dalla critica più recente, è che la “cifra” del volume è la soggettività irripetibile di chi si misura con i segni che vengono dal passato.

Claudio Pavone (1920-2016) è stato uno storico e archivista; fu Presidente, per il quadriennio 1995-1999, della Società italiana per lo studio della storia contemporanea, nonché direttore della rivista di studi storico-politici “Parolechiave”. 

Dal 1975 fu professore incaricato e, dal 1980 al 1991, professore associato di storia contemporanea presso l’Università di Pisa. Oltre a “Una guerra civile”, le altre sue opere da ricordare sono: “Alle origini della Repubblica. 

Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato” (1995); “Gli inizi di Roma capitale”( 2011); e, con Norberto Bobbio, “Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci” (2015): gli scritti qui raccolti, in parte inediti, sono la testimonianza, a due voci, di “moralità nella ricerca”.

red

Cinque saggi di Claudio Pavone che scandiscono il suo percorso di ricerca

Dalla nascita di Claudio Pavone (1920) sono passati cento anni. La casa editrice Bollati Boringhieri ha celebrato la ricorrenza, pubblicando cinque suoi saggi poco noti, a cura di David Bidussa: “Gli uomini e la storia. Partecipazione e disinteresse nella storia d’Italia”. Saggi che ripercorrono la controversa fase fondatrice del nostro Paese: dal Risorgimento al Fascismo, alla Resistenza.

“Questi cinque testi – scrive David Bidussa, nel saggio introduttivo – mi sembrano significativi, soprattutto per i cantieri di lavoro che aprono più che per le conclusioni che fissano. Per molti aspetti, ritengo, il canone di Claudio Pavone”. Bidussa, poi, precisa che “scrivere di storia” significa sapere almeno due cose. La prima: lo storico non fa la storia, ma, attraverso documenti, metodi di indagine, e la sua sensibilità, tenta di avvicinarsi al vero, o almeno di descrivere il modo, le forme, i pensieri, le immagini, con cui uomini e donne hanno agito nella storia e – intervenendo attivamente – dato un volto agli eventi di cui sono stati attori (protagonisti, comparse, spettatori, vittime,…). La seconda: essere consapevole della natura provvisoria delle conclusioni che si propongono alla pubblica discussione. 

Quel canone Pavone lo aveva consegnato al lettore in apertura di “Una guerra civile. Saggio sulla moralità nella Resistenza” (1991), laddove, ricorda Bidussa, distingue tra “origine e genealogia” del suo libro. Pavone affronta temi cruciali legati al passaggio dall’Italia fascista all’Italia del dopoguerra visti sotto il profilo della «moralità» operante nei protagonisti. Nell’analisi degli eventi tra il settembre 1943 e l’aprile 1945,  distingue tre aspetti: la guerra patriottica, la guerra civile e la guerra di classe – «tre guerre» che sono spesso combattute dallo stesso soggetto – introducendo così una novità interpretativa in grado di cogliere tutte le sfumature e di attraversare orizzontalmente una realtà storica di estrema complessità.

 “Aspetti della crisi della democrazia risorgimentale: mazziniani, garibaldini, internazionalisti nei primi anni dopo l’unità”, “La continuità dello stato. Istituzioni e uomini”, “Caratteri ed eredità della zona grigia”, “Fascismo e dittature: problemi di una definizione”, “Elaborazione della memoria e conservazione delle cose: un rapporto non facile”: sono i temi dei cinque saggi proposti. 

Commento, generalmente condiviso dalla critica più recente, è che la “cifra” del volume è la soggettività irripetibile di chi si misura con i segni che vengono dal passato.

Claudio Pavone (1920-2016) è stato uno storico e archivista; fu Presidente, per il quadriennio 1995-1999, della Società italiana per lo studio della storia contemporanea, nonché direttore della rivista di studi storico-politici “Parolechiave”. 

Dal 1975 fu professore incaricato e, dal 1980 al 1991, professore associato di storia contemporanea presso l’Università di Pisa. Oltre a “Una guerra civile”, le altre sue opere da ricordare sono: “Alle origini della Repubblica. 

Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato” (1995); “Gli inizi di Roma capitale”( 2011); e, con Norberto Bobbio, “Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci” (2015): gli scritti qui raccolti, in parte inediti, sono la testimonianza, a due voci, di “moralità nella ricerca”.

red

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