Patto per il ponte sullo Stretto

Un patto per il ponte più atteso di sempre nella storia italiana. Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, rispettivamente ministri alle Infrastrutture e all’Economia, si sono incontrati ieri mattina. Tra di loro c’è stato, come riferiscono fonti leghiste, un “lungo e fruttuoso incontro” finalizzato a “fare il punto sulle infrastrutture e sui cantieri da sbloccare in particolare”. E nessun progetto, nessun cantiere, in Italia, è più “bloccato” di quello a lungo vagheggiato relativo al ponte sullo stretto di Messina.
Non è un mistero che la Lega, di questo progetto, ha fatto una sua bandiera. Insieme specialmente a Forza Italia, la promessa di definire e di realizzare l’opera più dibattuta d’Italia è stata tra quelle centrali del programma che ha consentito al centrodestra di vincere le elezioni. E difatti, non è certo un caso, che nella bozza della legge di bilancio prossima c’è proprio l’ipotesi della riattivazione della società per la progettazione e la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. La società, nata nell’ormai lontanissimo 1981, era stata posta in liquidazione nel 2013. Adesso il governo ha intenzione di riattivarla. Lo stesso Salvini, a proposito, ha affermato che si tratta di un atto propedeutico alla costruzione dell’infrastruttura che dovrebbe avvenire entro due anni con l’inizio dei lavori. Il vicepremier, inoltre, ha ricordato che il 5 dicembre prossimo sarà a Bruxelles “per chiedere che l’Europa partecipi al finanziamento di un progetto che è europeo”. E lo è, ha dichiarato Salvini, perché “quella non è la Messina-Reggio Calabria ma la Palermo-Berlino”. Il vicepremier ne ha fatto un punto d’onore. “Lunedì riportiamo in Consiglio dei ministri un altro ponte di cui si parla non da dieci anni ma da 54 anni e che sarà l’esempio dell’ingegno italiano, dell’innovazione, della bravura italiana nel mondo perché se sarà, come sarà, e io sono di coccio, sarà il ponte a campata unica più lungo del mondo”. Dovrebbe essere lungo, infatti, 3,3 chilometri.
Per il segretario leghista, infine, finora sono costate, allo Stato e dunque ai cittadini, molto di più le “chiacchiere” che l’opera in sé. “Reinsediare la società Stretto di Messina che esiste sulla carta e costa da anni, perché il non ponte al momento è costato mezzo miliardo di euro agli italiani. Cioè la discussione di cinquant’anni ci è già costata 500 milioni. Per l’Italia può diventare un’attrazione a livello mondiale”.
In casa Lega puntano molto sul progetto, e ciò è stato confermato dalle parole del vicecapogruppo, nonché segretario della Commissione del Senato all’Ambiente e ai Lavori Pubblici Nino Germanà. Che, a proposito, ha affermato: “Una risposta a chi pensava che quelli della Lega erano solo slogan elettorali. Vogliamo far partire i lavori del Ponte sullo Stretto e vogliamo farlo il più presto possibile perché rappresenta un’opera fondamentale non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta Europa. Non sarà il Ponte che collegherà Messina a Reggio Calabria ma il Ponte che collegherà Berlino e Trapani”.

Un patto per il ponte più atteso di sempre nella storia italiana. Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, rispettivamente ministri alle Infrastrutture e all’Economia, si sono incontrati ieri mattina. Tra di loro c’è stato, come riferiscono fonti leghiste, un “lungo e fruttuoso incontro” finalizzato a “fare il punto sulle infrastrutture e sui cantieri da sbloccare in particolare”. E nessun progetto, nessun cantiere, in Italia, è più “bloccato” di quello a lungo vagheggiato relativo al ponte sullo stretto di Messina.
Non è un mistero che la Lega, di questo progetto, ha fatto una sua bandiera. Insieme specialmente a Forza Italia, la promessa di definire e di realizzare l’opera più dibattuta d’Italia è stata tra quelle centrali del programma che ha consentito al centrodestra di vincere le elezioni. E difatti, non è certo un caso, che nella bozza della legge di bilancio prossima c’è proprio l’ipotesi della riattivazione della società per la progettazione e la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. La società, nata nell’ormai lontanissimo 1981, era stata posta in liquidazione nel 2013. Adesso il governo ha intenzione di riattivarla. Lo stesso Salvini, a proposito, ha affermato che si tratta di un atto propedeutico alla costruzione dell’infrastruttura che dovrebbe avvenire entro due anni con l’inizio dei lavori. Il vicepremier, inoltre, ha ricordato che il 5 dicembre prossimo sarà a Bruxelles “per chiedere che l’Europa partecipi al finanziamento di un progetto che è europeo”. E lo è, ha dichiarato Salvini, perché “quella non è la Messina-Reggio Calabria ma la Palermo-Berlino”. Il vicepremier ne ha fatto un punto d’onore. “Lunedì riportiamo in Consiglio dei ministri un altro ponte di cui si parla non da dieci anni ma da 54 anni e che sarà l’esempio dell’ingegno italiano, dell’innovazione, della bravura italiana nel mondo perché se sarà, come sarà, e io sono di coccio, sarà il ponte a campata unica più lungo del mondo”. Dovrebbe essere lungo, infatti, 3,3 chilometri.
Per il segretario leghista, infine, finora sono costate, allo Stato e dunque ai cittadini, molto di più le “chiacchiere” che l’opera in sé. “Reinsediare la società Stretto di Messina che esiste sulla carta e costa da anni, perché il non ponte al momento è costato mezzo miliardo di euro agli italiani. Cioè la discussione di cinquant’anni ci è già costata 500 milioni. Per l’Italia può diventare un’attrazione a livello mondiale”.
In casa Lega puntano molto sul progetto, e ciò è stato confermato dalle parole del vicecapogruppo, nonché segretario della Commissione del Senato all’Ambiente e ai Lavori Pubblici Nino Germanà. Che, a proposito, ha affermato: “Una risposta a chi pensava che quelli della Lega erano solo slogan elettorali. Vogliamo far partire i lavori del Ponte sullo Stretto e vogliamo farlo il più presto possibile perché rappresenta un’opera fondamentale non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta Europa. Non sarà il Ponte che collegherà Messina a Reggio Calabria ma il Ponte che collegherà Berlino e Trapani”.

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