“Pd, bugie sulle donne e non sosterremo tutte Elly Schlein”

“Dopo il 25 settembre, tutti i vertici dovevano essere cambiati. Il Pd non deve sciogliersi, ma aprirsi, essere davvero plurale, dando pspazio a donne e giovani”. A dirlo l’ex ministra Valeria Fedeli.

Il Pd è un partito a misura di quote rosa?
Il Pd già con la carta dei valori e le sue regole costitutive aveva detto che voleva organismi composti al 50 per cento da donne. Questa regola, però non sempre è stata rispettata.

Ci faccia qualche esempio…
Dimostrazione è il governo Draghi, dove la delegazione dem era composta da soli tre uomini, come se non ci fossero competenze femminili in grado di ricoprire ruoli apicali. In quell’occasione, il Pd ha disatteso funzione, politiche e soprattutto principi.

Neanche le ultime politiche sono un modello di parità…
Non dico un 50 per cento, ma almeno un 40 per cento dovevano essere “elette”. Ciò vuol dire chiusura, regressione. Detto ciò, le donne dem non si arrendono. Alziamo la voce e chiediamo di essere protagoniste, soprattutto su temi fondamentali per la ripresa quali lavoro, welfare e occupazione.

Serracchiani e Malpezzi, intanto, mantengono la poltrona. Non ritiene sia stato meglio dare maggiore spazio a tutte e non garantire le solite?
Il problema non è quello di vedere sempre le stesse facce, ma piuttosto di garantire un pluralismo di idee e visioni. Non stiamo parlando di una categoria specifica. Il gruppo che abbiamo costituito per cambiare pagina, non a caso, è composto da persone che provengono da storie e tradizioni differenti. Solo avendo più voci e dando rappresentanza, a ogni parte di questo mondo, si può crescere.

Un Cda di un’azienda quando sbaglia si dimette. Perché non lo ha fatto Letta?
Tutti i vertici, a mio parere, dovevano essere cambiati. Per parlare di rinnovamento o cambiamento spero nel congresso. Non ci si può, intanto, presentarsi con chi ha contribuito alla sconfitta. Bisogna ripartire dai territori, dai corpi sociali. Vedo troppe sezioni che vengono aperte una volta all’anno. I giovani, le associazioni, i sindacati dovrebbero essere ascoltati ogni giorno. Basta arroccarsi nelle istituzioni.

A partire dalla De Micheli, intanto, sembra che le donne in corsa per il congresso abbiamo solo il compito di portare l’acqua a qualcuno…
Ho un’opinione diversa. Chi sceglie di concorrere è perché ha voglia di rilanciare il Pd. Ascolteremo la De Micheli e le sue proposte, proprio come abbiamo fatto con Bonaccini. Quando si candideranno altri, faremo lo stesso.

Cosa ne pensa, invece, della Schlein?
Occorre capire se davvero intenda candidarsi e soprattutto chi la sosterrà. Al momento nessuno sa se sia sponsorizzata da associazioni, movimenti, correnti o particolari dirigenti. Leggiamo solo indiscrezioni dai giornali.

Il gruppo di donne, di cui fa parte, chi appoggerà?
Ognuna di noi sarà libera di scegliere. Vogliamo restare un gruppo plurale. Presenteremo, invece, delle proposte uniche a tutti coloro che corrono per il Nazareno. La priorità è dare un contributo nell’elaborazione dei contenuti.

In questi anni è stata protagonista in tre diverse segreterie, quale il principale errore?
Venendo da 36 anni di Cgil, mi sarei aspettata che, dopo i congressi, beghe, divisioni e mozioni fossero messe da parte. Chi ha perso e chi ha vinto aveva il dovere di collaborare. Identità non vuol dire un’idea uguale per tutti. Nel Pd, dal 2013 a oggi, si cotinua a fare lo stesso sbaglio. Non mi piace vedere gente che dopo essersi trovata in disaccordo su qualcosa, in modo sbagliato, prepara i bagagli e va altrove. La carta dei valori del 2008 dovrebbe essere rieletta. Siamo di fronte a una crisi vera.

Lei proviene da una storia di sinistra. Bertinotti dice che il Pd deve sciogliersi perché impedimento per la ricostruzione del campo progressista. È d’accordo?
Pur avendo avuto sempre un’opinione politica differente, stimo l’ex presidente della Camera. Detto ciò, ritengo le sue parole inaccettabili o peggio ancora un atto di aggressione nei confronti di una forza politica. Stiamo parlando, comunque, del partito che tra le opposizioni ha preso più voti. Ritengo, pertanto, che non bisogna sciogliere il Pd, ma piuttosto rinnovarlo e aprirlo.

Parlando di donne, sarebbe disposta a sostenere la Moratti in Lombardia?
Le classi dirigenti bisogna costruirle. Il Pd, ancora una volta, è arrivato in ritardo. Detto ciò, abbiamo già dei candidati, che sosterremo.

Il primo premier donna, intanto, è di centrodestra e non frutto della Cgil…
La Meloni ha tolto il tetto di cristallo. Non si può non riconoscerlo, anche se auspicavo altro, essendo stata tra le prime a sponsorizzare una donna alla guida della Cgil. Nel Pd, purtroppo, non siamo riuscite a creare le condizioni affinché ciò avvenisse. Allo stesso modo, però, non si può dire che le donne progressiste non siano protagoniste.

Condivide gli attacchi al presidente del Consiglio perché si è portata la figlia in un vertice internazionale?
Ciascuna madre ha il diritto di organizzarsi come crede. Nessuno può e deve giudicare. Si può essere premier e mamme o ministre e mamme. Ciò, però, deve valere sempre. Non tutte le donne, purtroppo, in Italia si possono permettere questo lusso. La priorità, al momento, comunque, ritengo sia un’opposizione costruttiva. Ogni “no” deve essere motivato. Ogni critica deve esser supportata da una proposta.

“Dopo il 25 settembre, tutti i vertici dovevano essere cambiati. Il Pd non deve sciogliersi, ma aprirsi, essere davvero plurale, dando pspazio a donne e giovani”. A dirlo l’ex ministra Valeria Fedeli.

Il Pd è un partito a misura di quote rosa?
Il Pd già con la carta dei valori e le sue regole costitutive aveva detto che voleva organismi composti al 50 per cento da donne. Questa regola, però non sempre è stata rispettata.

Ci faccia qualche esempio…
Dimostrazione è il governo Draghi, dove la delegazione dem era composta da soli tre uomini, come se non ci fossero competenze femminili in grado di ricoprire ruoli apicali. In quell’occasione, il Pd ha disatteso funzione, politiche e soprattutto principi.

Neanche le ultime politiche sono un modello di parità…
Non dico un 50 per cento, ma almeno un 40 per cento dovevano essere “elette”. Ciò vuol dire chiusura, regressione. Detto ciò, le donne dem non si arrendono. Alziamo la voce e chiediamo di essere protagoniste, soprattutto su temi fondamentali per la ripresa quali lavoro, welfare e occupazione.

Serracchiani e Malpezzi, intanto, mantengono la poltrona. Non ritiene sia stato meglio dare maggiore spazio a tutte e non garantire le solite?
Il problema non è quello di vedere sempre le stesse facce, ma piuttosto di garantire un pluralismo di idee e visioni. Non stiamo parlando di una categoria specifica. Il gruppo che abbiamo costituito per cambiare pagina, non a caso, è composto da persone che provengono da storie e tradizioni differenti. Solo avendo più voci e dando rappresentanza, a ogni parte di questo mondo, si può crescere.

Un Cda di un’azienda quando sbaglia si dimette. Perché non lo ha fatto Letta?
Tutti i vertici, a mio parere, dovevano essere cambiati. Per parlare di rinnovamento o cambiamento spero nel congresso. Non ci si può, intanto, presentarsi con chi ha contribuito alla sconfitta. Bisogna ripartire dai territori, dai corpi sociali. Vedo troppe sezioni che vengono aperte una volta all’anno. I giovani, le associazioni, i sindacati dovrebbero essere ascoltati ogni giorno. Basta arroccarsi nelle istituzioni.

A partire dalla De Micheli, intanto, sembra che le donne in corsa per il congresso abbiamo solo il compito di portare l’acqua a qualcuno…
Ho un’opinione diversa. Chi sceglie di concorrere è perché ha voglia di rilanciare il Pd. Ascolteremo la De Micheli e le sue proposte, proprio come abbiamo fatto con Bonaccini. Quando si candideranno altri, faremo lo stesso.

Cosa ne pensa, invece, della Schlein?
Occorre capire se davvero intenda candidarsi e soprattutto chi la sosterrà. Al momento nessuno sa se sia sponsorizzata da associazioni, movimenti, correnti o particolari dirigenti. Leggiamo solo indiscrezioni dai giornali.

Il gruppo di donne, di cui fa parte, chi appoggerà?
Ognuna di noi sarà libera di scegliere. Vogliamo restare un gruppo plurale. Presenteremo, invece, delle proposte uniche a tutti coloro che corrono per il Nazareno. La priorità è dare un contributo nell’elaborazione dei contenuti.

In questi anni è stata protagonista in tre diverse segreterie, quale il principale errore?
Venendo da 36 anni di Cgil, mi sarei aspettata che, dopo i congressi, beghe, divisioni e mozioni fossero messe da parte. Chi ha perso e chi ha vinto aveva il dovere di collaborare. Identità non vuol dire un’idea uguale per tutti. Nel Pd, dal 2013 a oggi, si cotinua a fare lo stesso sbaglio. Non mi piace vedere gente che dopo essersi trovata in disaccordo su qualcosa, in modo sbagliato, prepara i bagagli e va altrove. La carta dei valori del 2008 dovrebbe essere rieletta. Siamo di fronte a una crisi vera.

Lei proviene da una storia di sinistra. Bertinotti dice che il Pd deve sciogliersi perché impedimento per la ricostruzione del campo progressista. È d’accordo?
Pur avendo avuto sempre un’opinione politica differente, stimo l’ex presidente della Camera. Detto ciò, ritengo le sue parole inaccettabili o peggio ancora un atto di aggressione nei confronti di una forza politica. Stiamo parlando, comunque, del partito che tra le opposizioni ha preso più voti. Ritengo, pertanto, che non bisogna sciogliere il Pd, ma piuttosto rinnovarlo e aprirlo.

Parlando di donne, sarebbe disposta a sostenere la Moratti in Lombardia?
Le classi dirigenti bisogna costruirle. Il Pd, ancora una volta, è arrivato in ritardo. Detto ciò, abbiamo già dei candidati, che sosterremo.

Il primo premier donna, intanto, è di centrodestra e non frutto della Cgil…
La Meloni ha tolto il tetto di cristallo. Non si può non riconoscerlo, anche se auspicavo altro, essendo stata tra le prime a sponsorizzare una donna alla guida della Cgil. Nel Pd, purtroppo, non siamo riuscite a creare le condizioni affinché ciò avvenisse. Allo stesso modo, però, non si può dire che le donne progressiste non siano protagoniste.

Condivide gli attacchi al presidente del Consiglio perché si è portata la figlia in un vertice internazionale?
Ciascuna madre ha il diritto di organizzarsi come crede. Nessuno può e deve giudicare. Si può essere premier e mamme o ministre e mamme. Ciò, però, deve valere sempre. Non tutte le donne, purtroppo, in Italia si possono permettere questo lusso. La priorità, al momento, comunque, ritengo sia un’opposizione costruttiva. Ogni “no” deve essere motivato. Ogni critica deve esser supportata da una proposta.

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