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Giustizia

PD e M5S, internazionalismo di convenienza

di Alessandro Scipioni -


Nel teatro della politica italiana va in scena da tempo una commedia degli equivoci che avrebbe divertito Pirandello, ossia quella di una grottesca sinistra, che si proclama unica titolare della difesa degli interessi il popolo italiano, ma che, al primo soffio richiamo transnazionale, dimentica di avere un Paese da rappresentare. La recente convention di +Europa, con Giuseppe Conte trasformato in un novello paladino dell’Ucraina – “Kiev va difesa, no al gas russo fino alla pace” – ne è l’atto principale.

Accanto a lui, Elly Schlein pronta a bollare qualsiasi riavvicinamento energetico con Mosca come tradimento dell’Unione Europea. Il copione è noto, e mi permetterei di dire anche un pochino scontato. Bandiere arcobaleno in piazza, retorica pacifista, ma all’atto pratico allineamento ferreo alla linea atlantista e bruxellese, costi quel che costi per le bollette degli italiani.

Ridicolo, infatti, attendersi una svolta da forze che non hanno mai coltivato un vero internazionalismo proletario, bensì un transnazionalismo devoto alle élite finanziarie e di conseguenza culturali/cortigiane.

Non guardano a est o a sud per solidarietà tra popoli oppressi, ma per fedeltà a reti narrazioni e interessi che superano i confini nazionali.

 L’Italia, per loro, è un palcoscenico secondario su cui recitare la parte della coscienza morale globale, purché non si intacchi il copione scritto altrove.

La fedeltà al copione è la garanzia di restare sul palco.

C’è un dettaglio storico che rende la farsa particolarmente amara. L’unico grande partito italiano che, per decenni, ha ricevuto sistematicamente denaro dall’estero, precisamente dall’Unione Sovietica. Rubli a tonnellate arrivavano regolarmente da Mosca. Eppure, quando scoppiò Mani Pulite, il partito uscito praticamente illeso dalla tempesta, fu proprio quello che aveva goduto di un finanziamento estero strutturale e costante.

Le Botteghe Oscure godettero di una sorta di immunità territoriale e giudiziale supportata da un’aura di superiorità morale che si è rivelata, col tempo, il più efficace degli scudi penali.

Oggi il copione è stato un po’ rivisto, ma la sostanza resta immutata nell’assenza di resistenza motivata dall’interesse nazionale.

PD e M5S non oppongono al mainstream europeo alcuna difesa degli interessi concreti del popolo italiano. Di fronte alla crisi energetica aggravata dalle sanzioni, che colpiscono prima di tutto le nostre imprese energivore, le famiglie e la competitività manifatturiera, la risposta è sempre lo stesso becero moralismo ideologizzato.

Meglio pagare il gas americano a prezzi insostenibili che riaprire un canale con Mosca, anche solo per ragioni pragmatiche. Quando poi l’America stessa lo fa.

Il popolo ucraino diventa bandiera sacra, mentre il popolo italiano paga il conto in bollette e deindustrializzazione.

L’ipocrisia raggiunge vette comiche quando si parla di pace.


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