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Pd reloaded. Non è l’ennesimo capitolo di Matrix. Si tratta, invece, del partito virtuale, quello delle chat, della setta, della confusione, che diventa reale. Dimostrazione plastica l’ultima direzione, tenutasi in via Sant’Andrea delle Fratte a Roma, dove viene fuori appunto il denominatore comune di un universo, dove scientificamente si fa il contrario di ciò che si dice.

La memoria corta

“Mai più governi di salvezza nazionale”. Sono le parole per giustificare la Caporetto progressista del 25 settembre. La vecchia moda dello scaricabarile, tra le stanze del Nazareno, non tramonta mai. Il vero problema in questo caso, però, sono i vuoti di memoria. L’alleanza che supera le bandiere, il cosiddetto governo dei responsabili, è stata voluta dalla stessa persona che adesso la critica, ovvero il buon Enrico da Pisa. Stiamo parlando, inoltre, dell’esecutivo guidato dal banchiere Mario Draghi, tanto amato dagli americani. Gli stessi signori della Casa Bianca che per anni hanno cercato di trovare la medicina a un male incurabile: il disturbo da fantasia compulsiva dem. Se alla fine scelgono la destra di Giorgia Meloni, è proprio perché non riescono più a dialogare con chi è fuori dall’ordinario, con chi mentre le famiglie non riescono a pagare le bollette parla di liberalizzazione delle droghe e Ius Scholae.

L’incubo rigenerazione

“Il Pd rimanga così com’è”. Enrico non vuole cambiare nulla. Gli va bene quella torre di Babele, capeggiata a Montecitorio da Simona Malpezzi e a Palazzo Madama da Debora Serracchiani. Neanche il richiamo della preistoria gli fa cambiare idea. La contraddizione, però, è che a smentirlo è proprio il designato successore Stefano Bonaccini. Il governatore dell’Emilia Romagna, sollecitato probabilmente dagli scontenti di base riformista, dice che i dem potranno tornare a essere il secondo partito d’Italia solo se sapranno rigenerarsi. A bloccare tale processo, altresì, sono i medesimi soggetti che di giorno predicano la rivoluzione e di notte pregano per la restaurazione. Non basta neanche la chiamata alle armi del compagno Orlando per destabilizzare chi intende solo salvaguardare uno schema. Senza stanze chiuse, chat bloccate, messaggi pilotati, il segretario dei dem sarebbe un pesce fuor d’acqua. Se l’avversario da battere porta il nome di Paola De Micheli, resuscitata come figlioccia di Bersani, che ammette di “aver sbloccato la partita”, basterà semplicemente mantenere tutto così com’è fino a marzo. Unico problema, l’Italia non è abitata solo da Scientologist.

La pantomima delle correnti

La canzone è sempre la stessa. Bisogna essere uniti, remare nella stessa direzione. Lo dicono tutti, in qualunque luogo e utilizzando qualsiasi parola sia presente nel vocabolario. Il vero problema, comunque, è che ogni parlamentare, al massimo coppia, rappresenta una mozione. Occorre contare gli interventi nell’ultima assise per capire che davvero uno vale uno. Non esiste più sinistra, centro o riformismo che tenga. L’importante è avere uno sponsor. Nele foto della direzione spiccano tante mani sulle spalle che tranquillizzano i selezionati. Le primarie solo agli iscritti, anche ieri, è stato il verbo indiscusso, la chiave per salvaguardare il continuum spazio temporale in cui regna inesorabile la classe dirigente generata dalla fusione tra Margherita e Ds.

Il mito delle quote rosa

Siamo di fronte a un vero e proprio dilemma. Se da una parte ci sono le amazzoni Cirinnà, Gribaudo, Picierno, Valente e via dicendo che mettono l’accento sulla poca partecipazione femminile, dall’altra parte c’è chi dice che le quote rosa sono favorite per ottenere le poltrone che contano. La verità è che basterà dividere qualche casella tra le solite fedelissime o bruciare qualche emergente per dire rappresentiamo ancora la parità di genere. Un nome tra tanti l’ecologista Elly Schlein, sacrificata per la “santa crociata” indispensabile a fermare l’avanzata del compagno Bonaccini, possibile portatore di riforme. Altro custom: bisogna sempre dire che i giovani sono protagonisti, così come che non ci sono cose rosse o gialle. Nell’amnesia Pd il M5s di Conte è ancora quello della scorsa primavera, mentre l’antistema è utopia.

Pd reloaded. Non è l’ennesimo capitolo di Matrix. Si tratta, invece, del partito virtuale, quello delle chat, della setta, della confusione, che diventa reale. Dimostrazione plastica l’ultima direzione, tenutasi in via Sant’Andrea delle Fratte a Roma, dove viene fuori appunto il denominatore comune di un universo, dove scientificamente si fa il contrario di ciò che si dice.

La memoria corta

“Mai più governi di salvezza nazionale”. Sono le parole per giustificare la Caporetto progressista del 25 settembre. La vecchia moda dello scaricabarile, tra le stanze del Nazareno, non tramonta mai. Il vero problema in questo caso, però, sono i vuoti di memoria. L’alleanza che supera le bandiere, il cosiddetto governo dei responsabili, è stata voluta dalla stessa persona che adesso la critica, ovvero il buon Enrico da Pisa. Stiamo parlando, inoltre, dell’esecutivo guidato dal banchiere Mario Draghi, tanto amato dagli americani. Gli stessi signori della Casa Bianca che per anni hanno cercato di trovare la medicina a un male incurabile: il disturbo da fantasia compulsiva dem. Se alla fine scelgono la destra di Giorgia Meloni, è proprio perché non riescono più a dialogare con chi è fuori dall’ordinario, con chi mentre le famiglie non riescono a pagare le bollette parla di liberalizzazione delle droghe e Ius Scholae.

L’incubo rigenerazione

“Il Pd rimanga così com’è”. Enrico non vuole cambiare nulla. Gli va bene quella torre di Babele, capeggiata a Montecitorio da Simona Malpezzi e a Palazzo Madama da Debora Serracchiani. Neanche il richiamo della preistoria gli fa cambiare idea. La contraddizione, però, è che a smentirlo è proprio il designato successore Stefano Bonaccini. Il governatore dell’Emilia Romagna, sollecitato probabilmente dagli scontenti di base riformista, dice che i dem potranno tornare a essere il secondo partito d’Italia solo se sapranno rigenerarsi. A bloccare tale processo, altresì, sono i medesimi soggetti che di giorno predicano la rivoluzione e di notte pregano per la restaurazione. Non basta neanche la chiamata alle armi del compagno Orlando per destabilizzare chi intende solo salvaguardare uno schema. Senza stanze chiuse, chat bloccate, messaggi pilotati, il segretario dei dem sarebbe un pesce fuor d’acqua. Se l’avversario da battere porta il nome di Paola De Micheli, resuscitata come figlioccia di Bersani, che ammette di “aver sbloccato la partita”, basterà semplicemente mantenere tutto così com’è fino a marzo. Unico problema, l’Italia non è abitata solo da Scientologist.

La pantomima delle correnti

La canzone è sempre la stessa. Bisogna essere uniti, remare nella stessa direzione. Lo dicono tutti, in qualunque luogo e utilizzando qualsiasi parola sia presente nel vocabolario. Il vero problema, comunque, è che ogni parlamentare, al massimo coppia, rappresenta una mozione. Occorre contare gli interventi nell’ultima assise per capire che davvero uno vale uno. Non esiste più sinistra, centro o riformismo che tenga. L’importante è avere uno sponsor. Nele foto della direzione spiccano tante mani sulle spalle che tranquillizzano i selezionati. Le primarie solo agli iscritti, anche ieri, è stato il verbo indiscusso, la chiave per salvaguardare il continuum spazio temporale in cui regna inesorabile la classe dirigente generata dalla fusione tra Margherita e Ds.

Il mito delle quote rosa

Siamo di fronte a un vero e proprio dilemma. Se da una parte ci sono le amazzoni Cirinnà, Gribaudo, Picierno, Valente e via dicendo che mettono l’accento sulla poca partecipazione femminile, dall’altra parte c’è chi dice che le quote rosa sono favorite per ottenere le poltrone che contano. La verità è che basterà dividere qualche casella tra le solite fedelissime o bruciare qualche emergente per dire rappresentiamo ancora la parità di genere. Un nome tra tanti l’ecologista Elly Schlein, sacrificata per la “santa crociata” indispensabile a fermare l’avanzata del compagno Bonaccini, possibile portatore di riforme. Altro custom: bisogna sempre dire che i giovani sono protagonisti, così come che non ci sono cose rosse o gialle. Nell’amnesia Pd il M5s di Conte è ancora quello della scorsa primavera, mentre l’antistema è utopia.

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