Pecoraro Scanio  “Se serve correrò per il Lazio Dal Pd poca ecologia e Lgbt Conte? È lui il nuovo Prodi ”

“Conte? Può essere il nuovo Prodi”. Per Alfonso Pecoraro Scanio il Pd deve cedere la leadership al Moviemento. L’ex ministro all’Ambiente non esclude una sua discesa in campo alle regionali del Lazio.
Il termine “sinistra” è ancora attuale?
Ho fondato i Verdi per andare oltre la destra e la sinistra. Stiamo parlando di termini obsoleti già negli anni 80. Grillo ha copiato il nostro slogan. Detto ciò, non ho mai negato l’esistenza di due culture: una conservatrice e l’altra progressista. La mia idea era prendere le distanze da una sinistra industrialista e amica del nucleare, che nulla aveva a che vedere con quella libertaria dei Radicali. Non bisogna dimenticare che il Pci, in un primo momento, era perplesso perfino su aborto e divorzio, per non parlare dei temi Lgbt. Pannella, nel 1976, ha portato il primo gay dichiarato in Parlamento.
Oggi, intanto, il Pd sprofonda nei sondaggi…
Se non riprende un’identità eco-progressista, eco-digitale, difficilmente sopravviverà. Mi sarei aspettato un confronto tra i candidati dem al congresso sul fatto che 25 persone hanno un patrimonio superiore a quello di metà del pianeta. A sollevare la questione, invece, è la Coldiretti.
La Schlein può essere la svolta per i temi ecologisti ed Lgbt?
La stimo. Auspico che sia votata da chi crede ancora in una riforma del Pd. Non ritengo, però che i dem possano ancora salvarsi. Stiamo parlando di un mix apparati, di individualismi. Alle ultime politiche, ho visto solo tante persone che pensavano a tenersi stretta la poltrona e non a vincere.
È ancora possibile unire i progressisti italiani?
Ho sempre cercato di mettere tutti insieme per battere la destra. Quando non era affatto scontato, nel 2005, sono stato tra i primi a proporre Prodi come collante di una coalizione. In quell’occasione, però, partimmo dai programmi e non dai nomi. L’Unione è nata dopo tre mesi di confronto e con un documento di oltre cento pagine.
Conte sarà il leader del nuovo centrosinistra?
Quando abbiamo vinto per l’ultima volta, si parlava di economia circolare, taglio ai combustibili fossili e reddito di cittadinanza. Conte, per capacità di simpatia e aggregazione, mi ricorda molto Prodi. Il vero problema è solo far capire al Pd, che dopo il disastro di Letta, non è in grado di guidare una coalizione.
Il suo nome circola nel Lazio tra i papabili candidati del M5S. Ha già dato una disponibilità?
Mi sono candidato varie volte e ho fatto diverse cose nella vita. Non temo le sfide. Se me lo chiedono, valuterò. Detto ciò, il nome che ho proposto è Federico Cafiero De Raho.
Nei giorni di Qatargate, puntare tutto sull’ex Procuratore nazionale antimafia potrebbe essere un messaggio…
Nel 1992 mi sono candidato per lavorare su ambiente e legalità. Presentai una proposta di legge sugli ingiustificati arricchimenti di politici e funzionari. Chi ricopre un ruolo chiave nella sfera pubblica deve accettare una logica di trasparenza, una verifica del proprio patrimonio e di quello dei congiunti. Tutto ciò che va oltre quello che un parlamentare può permettersi con il proprio stipendio, dovrebbe essere confiscato.
Più di qualcuno sostiene che gli ex deputati dopo il mandato non debbano fare i lobbisti. È d’accordo?
Pur avendo fatto l’attivista prima e dopo i miei incarichi istituzionali, ritengo sia legittimo fare il lobbista. Mi sembra normale, ad esempio, che gli ex parlamentari 5 Stelle possano dare ancora un contributo. L’importante è garantire la trasparenza, tracciare. Diverso è avere pacchi di banconote dentro casa.
Altro nodo per la sinistra è il caso Soumahoro. Si poteva essere più attenti nello scegliere determinate persone?
Stiamo parlando di una persona che non è neanche indagata. Si tratta di una vicenda delicata, su cui è sbagliato dare facili giudizi. Il problema indiscusso, al contrario, è quello di una legge elettorale, dove le persone non possono scegliere. L’esposizione al rischio è maggiore. È normale che pochi sbaglino.
Chi lo ha candidato, intanto, sembra averlo già scaricato…
Se avevano notizia prima di ciò, c’è stata più di una semplice leggerezza. Altrimenti bisogna evitare eccessivi accanimenti.
Perché il Pd è arrivato così in basso?
Ritengo che questo partito non abbia capito ancora cosa vuole essere. Si è cercato solo di imitare modelli stranieri. L’errore è stato scimmiottare, sin dalla nascita, prima gli americani e poi i francesi. Il primo risultato del Pd, con il no di Veltroni alle coalizioni, è stato far cadere il governo Prodi nel 2008 e regalare il Paese a Berlusconi. Da quel momento in poi, una storia di insuccessi.
Alle ultime politiche, sarebbe stato meglio sostenere Conte e giocarsi una partita quasi alla pari con Meloni?
È stato un errore non sostenere il capo politico del M5S. La rottura è stata voluta da Letta, non dalla sinistra.
Fratoianni e Bonelli, intanto, hanno preferito il docente di Parigi al leader dei grillini…
Se fossero andati con Conte, non sarebbe cambiato nulla. L’unico colpevole della sconfitta si chiama Enrico. Il loro sbaglio è stato solo quello di non riconoscere subito a Conte la leadership del campo progressista dopo che il segretario dei dem aveva firmato un accordo con Calenda. Stiamo parlando di uno schiaffo in faccia alla sinistra.

“Conte? Può essere il nuovo Prodi”. Per Alfonso Pecoraro Scanio il Pd deve cedere la leadership al Moviemento. L’ex ministro all’Ambiente non esclude una sua discesa in campo alle regionali del Lazio.
Il termine “sinistra” è ancora attuale?
Ho fondato i Verdi per andare oltre la destra e la sinistra. Stiamo parlando di termini obsoleti già negli anni 80. Grillo ha copiato il nostro slogan. Detto ciò, non ho mai negato l’esistenza di due culture: una conservatrice e l’altra progressista. La mia idea era prendere le distanze da una sinistra industrialista e amica del nucleare, che nulla aveva a che vedere con quella libertaria dei Radicali. Non bisogna dimenticare che il Pci, in un primo momento, era perplesso perfino su aborto e divorzio, per non parlare dei temi Lgbt. Pannella, nel 1976, ha portato il primo gay dichiarato in Parlamento.
Oggi, intanto, il Pd sprofonda nei sondaggi…
Se non riprende un’identità eco-progressista, eco-digitale, difficilmente sopravviverà. Mi sarei aspettato un confronto tra i candidati dem al congresso sul fatto che 25 persone hanno un patrimonio superiore a quello di metà del pianeta. A sollevare la questione, invece, è la Coldiretti.
La Schlein può essere la svolta per i temi ecologisti ed Lgbt?
La stimo. Auspico che sia votata da chi crede ancora in una riforma del Pd. Non ritengo, però che i dem possano ancora salvarsi. Stiamo parlando di un mix apparati, di individualismi. Alle ultime politiche, ho visto solo tante persone che pensavano a tenersi stretta la poltrona e non a vincere.
È ancora possibile unire i progressisti italiani?
Ho sempre cercato di mettere tutti insieme per battere la destra. Quando non era affatto scontato, nel 2005, sono stato tra i primi a proporre Prodi come collante di una coalizione. In quell’occasione, però, partimmo dai programmi e non dai nomi. L’Unione è nata dopo tre mesi di confronto e con un documento di oltre cento pagine.
Conte sarà il leader del nuovo centrosinistra?
Quando abbiamo vinto per l’ultima volta, si parlava di economia circolare, taglio ai combustibili fossili e reddito di cittadinanza. Conte, per capacità di simpatia e aggregazione, mi ricorda molto Prodi. Il vero problema è solo far capire al Pd, che dopo il disastro di Letta, non è in grado di guidare una coalizione.
Il suo nome circola nel Lazio tra i papabili candidati del M5S. Ha già dato una disponibilità?
Mi sono candidato varie volte e ho fatto diverse cose nella vita. Non temo le sfide. Se me lo chiedono, valuterò. Detto ciò, il nome che ho proposto è Federico Cafiero De Raho.
Nei giorni di Qatargate, puntare tutto sull’ex Procuratore nazionale antimafia potrebbe essere un messaggio…
Nel 1992 mi sono candidato per lavorare su ambiente e legalità. Presentai una proposta di legge sugli ingiustificati arricchimenti di politici e funzionari. Chi ricopre un ruolo chiave nella sfera pubblica deve accettare una logica di trasparenza, una verifica del proprio patrimonio e di quello dei congiunti. Tutto ciò che va oltre quello che un parlamentare può permettersi con il proprio stipendio, dovrebbe essere confiscato.
Più di qualcuno sostiene che gli ex deputati dopo il mandato non debbano fare i lobbisti. È d’accordo?
Pur avendo fatto l’attivista prima e dopo i miei incarichi istituzionali, ritengo sia legittimo fare il lobbista. Mi sembra normale, ad esempio, che gli ex parlamentari 5 Stelle possano dare ancora un contributo. L’importante è garantire la trasparenza, tracciare. Diverso è avere pacchi di banconote dentro casa.
Altro nodo per la sinistra è il caso Soumahoro. Si poteva essere più attenti nello scegliere determinate persone?
Stiamo parlando di una persona che non è neanche indagata. Si tratta di una vicenda delicata, su cui è sbagliato dare facili giudizi. Il problema indiscusso, al contrario, è quello di una legge elettorale, dove le persone non possono scegliere. L’esposizione al rischio è maggiore. È normale che pochi sbaglino.
Chi lo ha candidato, intanto, sembra averlo già scaricato…
Se avevano notizia prima di ciò, c’è stata più di una semplice leggerezza. Altrimenti bisogna evitare eccessivi accanimenti.
Perché il Pd è arrivato così in basso?
Ritengo che questo partito non abbia capito ancora cosa vuole essere. Si è cercato solo di imitare modelli stranieri. L’errore è stato scimmiottare, sin dalla nascita, prima gli americani e poi i francesi. Il primo risultato del Pd, con il no di Veltroni alle coalizioni, è stato far cadere il governo Prodi nel 2008 e regalare il Paese a Berlusconi. Da quel momento in poi, una storia di insuccessi.
Alle ultime politiche, sarebbe stato meglio sostenere Conte e giocarsi una partita quasi alla pari con Meloni?
È stato un errore non sostenere il capo politico del M5S. La rottura è stata voluta da Letta, non dalla sinistra.
Fratoianni e Bonelli, intanto, hanno preferito il docente di Parigi al leader dei grillini…
Se fossero andati con Conte, non sarebbe cambiato nulla. L’unico colpevole della sconfitta si chiama Enrico. Il loro sbaglio è stato solo quello di non riconoscere subito a Conte la leadership del campo progressista dopo che il segretario dei dem aveva firmato un accordo con Calenda. Stiamo parlando di uno schiaffo in faccia alla sinistra.

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