Per il Governo l’ostacolo delle regionali di settembre

 

 

Sono passati venti anni da quando le elezioni regionali dell’aprile 2000 determinarono la crisi del II governo D’Alema, una breve transizione affidata a Giuliano Amato per consentire la fine naturale della legislatura e poco dopo la vittoria a mani basse, nelle politiche del 2001, del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi.

Tra due mesi si voterà in 7 regioni (Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta) ma sembra che la lezione di quel turno amministrativo non abbia insegnato nulla ad una parte del centrosinistra che sembra non ritrovarsi ancora, come allora, su candidati comuni mentre  Salvini, Meloni, e Tajani – divisi su tutto ma più pragmatici – hanno già raggiunto l’accordo. Con ben due passi indietro del segretario della Lega, pur di mantenere unita la coalizione.

Viene in mente la frase di un vecchio politico della Prima Repubblica secondo il quale “a sconfiggere la sinistra sarà sempre e soltanto la sinistra”.

Non si capisce infatti la “ratio” di una candidatura come quella di Ivan Scalfarotto in Puglia, atteso che l’esponente renziano (sponsorizzato da Italia Viva,  Azione e +Europa) non riuscirà mai a vincere la sfida per la guida della Regione anche se inevitabilmente creerà problemi, nella sfida con Fitto, al Governatore uscente Michele Emiliano. Una candidatura quindi di puro disturbo. 

E ci si chiede “cui prodest” questo dispetto, questa discesa in campo del Sottosegretario agli Esteri. 

Così come sfugge ad ogni logica la difficoltà del PD e dei 5 Stelle a trovare candidati comuni in Liguria e nelle Marche dove il centrodestra parte già favorito.

Il rischio concreto della frammentazione delle candidature è quello di consegnare queste regioni all’Opposizione, di indebolire ulteriormente un Esecutivo non proprio in salute e di creare le condizioni per una crisi che potrebbe portare a breve il Paese anche ad elezioni anticipate.

E’ questo che vogliono quegli esponenti del centrosinistra che, a parole, dicono di appoggiare il  Governo ma che nei fatti, con veti e controveti, continuano ad andare in ordine sparso? Fino ad oggi infatti non c’è un solo territorio dove l’attuale maggioranza si presenti unita.

Ricordano costoro che due partiti fortemente diversi come PD e 5 Stelle, solo un anno fa, si sono messi insieme proprio per evitare che questa ventata di sovranismo che ha investito anche l’Italia assumesse la guida del Paese?

Vogliono, questi “rottamatori” di professione., consegnare il Quirinale ed  il Paese ai Salvini e alle Meloni di turno, sovranisti ed antieuropeisti?

Quale sarebbe stato oggi l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia se lo scorso anno si fosse andati ad elezioni anticipate con la vittoria del  centrodestra?

Le risposte a questi interrogativi non insegnano nulla?

Il centrodestra, ragiona Zingaretti, “combatte unito in tutte le regioni mentre tra le forze che sostengono il Governo prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni”. Ed avverte:  “Per noi, se tutto resta così, può andare a finire molto male”.

I Renzi, i Calenda, le Bonino, i Gori sono … avvertiti !

PdA

 

 

Sono passati venti anni da quando le elezioni regionali dell’aprile 2000 determinarono la crisi del II governo D’Alema, una breve transizione affidata a Giuliano Amato per consentire la fine naturale della legislatura e poco dopo la vittoria a mani basse, nelle politiche del 2001, del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi.

Tra due mesi si voterà in 7 regioni (Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta) ma sembra che la lezione di quel turno amministrativo non abbia insegnato nulla ad una parte del centrosinistra che sembra non ritrovarsi ancora, come allora, su candidati comuni mentre  Salvini, Meloni, e Tajani – divisi su tutto ma più pragmatici – hanno già raggiunto l’accordo. Con ben due passi indietro del segretario della Lega, pur di mantenere unita la coalizione.

Viene in mente la frase di un vecchio politico della Prima Repubblica secondo il quale “a sconfiggere la sinistra sarà sempre e soltanto la sinistra”.

Non si capisce infatti la “ratio” di una candidatura come quella di Ivan Scalfarotto in Puglia, atteso che l’esponente renziano (sponsorizzato da Italia Viva,  Azione e +Europa) non riuscirà mai a vincere la sfida per la guida della Regione anche se inevitabilmente creerà problemi, nella sfida con Fitto, al Governatore uscente Michele Emiliano. Una candidatura quindi di puro disturbo. 

E ci si chiede “cui prodest” questo dispetto, questa discesa in campo del Sottosegretario agli Esteri. 

Così come sfugge ad ogni logica la difficoltà del PD e dei 5 Stelle a trovare candidati comuni in Liguria e nelle Marche dove il centrodestra parte già favorito.

Il rischio concreto della frammentazione delle candidature è quello di consegnare queste regioni all’Opposizione, di indebolire ulteriormente un Esecutivo non proprio in salute e di creare le condizioni per una crisi che potrebbe portare a breve il Paese anche ad elezioni anticipate.

E’ questo che vogliono quegli esponenti del centrosinistra che, a parole, dicono di appoggiare il  Governo ma che nei fatti, con veti e controveti, continuano ad andare in ordine sparso? Fino ad oggi infatti non c’è un solo territorio dove l’attuale maggioranza si presenti unita.

Ricordano costoro che due partiti fortemente diversi come PD e 5 Stelle, solo un anno fa, si sono messi insieme proprio per evitare che questa ventata di sovranismo che ha investito anche l’Italia assumesse la guida del Paese?

Vogliono, questi “rottamatori” di professione., consegnare il Quirinale ed  il Paese ai Salvini e alle Meloni di turno, sovranisti ed antieuropeisti?

Quale sarebbe stato oggi l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia se lo scorso anno si fosse andati ad elezioni anticipate con la vittoria del  centrodestra?

Le risposte a questi interrogativi non insegnano nulla?

Il centrodestra, ragiona Zingaretti, “combatte unito in tutte le regioni mentre tra le forze che sostengono il Governo prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni”. Ed avverte:  “Per noi, se tutto resta così, può andare a finire molto male”.

I Renzi, i Calenda, le Bonino, i Gori sono … avvertiti !

PdA

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