Perso nella Marche il 21% di allevamenti zootecnici

Dal dopo terremoto a oggi si è perso, secondo l’analisi di Coldiretti Marche su dati dell’Anagrafe zootecnica nazionale, il 21% delle aziende mentre il patrimonio zootecnico è diminuito di circa il 3%. In controtendenza rispetto agli altri il comparto avicolo che cresce del 4%.  Nella nostra regione sono presenti circa 3.500 allevamenti di bovini, 94 bufalini, circa 4mila ovicaprini, quasi 8mila suini, 430 avicoli e anche 62 attività di acquacoltura tra acqua dolce e mare. Lo riferisce Coldiretti Marche in occasione del 17 gennaio in cui si celebra Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, e cui c’è la tradizionale benedizione degli animali.  Il settore è in crisi anche per il perdurare delle restrizioni a ristoranti, bar e alberghi imposte a causa dell’emergenza Covid con il conseguente crollo dei consumi. “Gli allevatori marchigiani – secondo Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – svolgono un ruolo di presidio e mantenimento del territorio naturale. Il loro lavoro, basato sulla sostenibilità ambientale, – afferma – contribuisce a generare valore e occupazione anche in territori marginali.  Ovviamente la crisi sanitaria che stiamo vivendo rende la zootecnia uno dei settori più colpiti. Chiediamo alle Istituzioni di sostenere oggi e continuare in futuro a potenziare il settore così importante per la nostra regione”.  Più di una famiglia marchigiana su due, riferisce ancora Coldiretti Marche, ha un animale in casa. Amici a quattro zampe, soprattutto cani e gatti, che secondo i dati dell’anagrafe regionale degli animali d’affezione superano quota 382mila. Un numero a cui si aggiungono agli animali allevati nelle campagne marchigiane in 16mila aziende zootecniche che si occupano di circa 306mila animali tra mucche, bufale, pecore, capre, cavalli e maiali senza contare 4,5 milioni di volatili tra polli, galline, tacchini, oche, anatre ma anche quaglie e, negli ultimi anni, pure struzzi ed emu. 

 

Alessandra Santangelo

Dal dopo terremoto a oggi si è perso, secondo l’analisi di Coldiretti Marche su dati dell’Anagrafe zootecnica nazionale, il 21% delle aziende mentre il patrimonio zootecnico è diminuito di circa il 3%. In controtendenza rispetto agli altri il comparto avicolo che cresce del 4%.  Nella nostra regione sono presenti circa 3.500 allevamenti di bovini, 94 bufalini, circa 4mila ovicaprini, quasi 8mila suini, 430 avicoli e anche 62 attività di acquacoltura tra acqua dolce e mare. Lo riferisce Coldiretti Marche in occasione del 17 gennaio in cui si celebra Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, e cui c’è la tradizionale benedizione degli animali.  Il settore è in crisi anche per il perdurare delle restrizioni a ristoranti, bar e alberghi imposte a causa dell’emergenza Covid con il conseguente crollo dei consumi. “Gli allevatori marchigiani – secondo Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – svolgono un ruolo di presidio e mantenimento del territorio naturale. Il loro lavoro, basato sulla sostenibilità ambientale, – afferma – contribuisce a generare valore e occupazione anche in territori marginali.  Ovviamente la crisi sanitaria che stiamo vivendo rende la zootecnia uno dei settori più colpiti. Chiediamo alle Istituzioni di sostenere oggi e continuare in futuro a potenziare il settore così importante per la nostra regione”.  Più di una famiglia marchigiana su due, riferisce ancora Coldiretti Marche, ha un animale in casa. Amici a quattro zampe, soprattutto cani e gatti, che secondo i dati dell’anagrafe regionale degli animali d’affezione superano quota 382mila. Un numero a cui si aggiungono agli animali allevati nelle campagne marchigiane in 16mila aziende zootecniche che si occupano di circa 306mila animali tra mucche, bufale, pecore, capre, cavalli e maiali senza contare 4,5 milioni di volatili tra polli, galline, tacchini, oche, anatre ma anche quaglie e, negli ultimi anni, pure struzzi ed emu. 

 

Alessandra Santangelo

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