Peskov: “Possibile incontro Putin-Zelensky. Ma solo su un certo documento rimasto incompleto”

Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Vladimir Zelensky potrebbero incontrarsi, ma solo per finalizzare “un certo documento” rimasto incompiuto da molto tempo. Lo afferma il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “Nessuno potrebbe mai escludere a priori un tale incontro, ma dovrebbero essere presi accordi per farlo. Putin e Zelensky potrebbero incontrarsi solo per finalizzare un determinato documento, ma i lavori su di esso sono stati sospesi molto tempo fa e non sono mai stati ripresi”, spiega il portavoce.
In merito alla visita del ministro degli Esteri Sergej Lavrov in Turchia l’8 giugno e se fosse correlata a un potenziale incontro a Istanbul tra Mosca, Kiev e Onu (che poi è il piano di Erdogan), Peskov chiarisce che in ogni caso si tratterebbe di eventi “a singolo contesto”. “Pertanto, c’è una connessione indiretta tra gli eventi, in effetti”, ha detto. “Eppure non c’è ancora una visione chiara riguardo a un incontro (tra le delegazioni russa, ucraina e Onu, ndr)”, ammette il portavoce presidenziale. Né ci sono indicazioni di una possibile visita di Putin in Turchia, aggiunge Peskov. “C’è un invito e la tempistica sarà concordata tramite i canali diplomatici”, si limita a dire.
Sul fronte del conflitto, il portavoce del Cremlino denuncia come il continuo invio di armi Usa all’Ucraina di certo non contribuisca “a risvegliare la voglia di Kiev di riprendere i colloqui” e accusa Washington di “gettare benzina sul fuoco”. “La linea degli Stati Uniti è di combattere la Russia fino all’ultimo ucraino – sottolinea Peskov, sintetizzando così la dura realtà dei fatti -. Queste consegne non incoraggiano la leadership ucraina a riavviare i negoziati di pace”, conclude.
“Qualsiasi conflitto militare prima o poi finisce in pace. Finirà in pace anche il conflitto in Ucraina. Qualsiasi mediazione basata sulla reale conoscenza della situazione, della storia della questione, delle vere intenzioni delle parti, ovviamente, non può che essere accolta”. Così all’Adnkronos anche l’ambasciatore russo Sergej Razov interviene sul conflitto. “Tuttavia – precisa – credo che più importanti siano i contatti diretti tra le parti coinvolte. E a questo proposito, vorrei ricordare che dopo l’incontro di Istanbul, la parte russa ha consegnato a Kiev una bozza di trattato di pace, la cui attuazione potrebbe significare il completamento dell’operazione militare speciale russa. Sfortunatamente, non abbiamo ancora ricevuto risposta a questo documento e la leadership ucraina, alimentata da massicce consegne di armi e promesse di assistenza economica, ha ripetutamente cambiato posizione. Le trattative si sono sostanzialmente incagliate – sottolinea il diplomatico -. Quindi la mediazione di cui sta parlando potrebbe essere, prima di tutto, quella di spostare la dirigenza ucraina verso una più adeguata valutazione della situazione”.
Intanto, sul fonte diplomatico si registra da un lato il presidente turco Erdogan che ribadisce il suo no all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato perché non ha ancora ricevuto “proposte concrete” su come risolvere il problema dei terroristi curdi del Pkk e dei golpisti gulenisti, ospitati dai due Paesi scandinavi. Dall’altro lato invece si rafforza ulteriormente la collaborazione tra Russia – colpita dalle sanzioni dell’Occidente – e la Cina. Pechino come Ankara sulla guerra russo-ucraina sta mantenendo un ruolo di terzietà rispetto a Usa-Ue-Nato e Mosca. Ebbene, come afferma il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, la cooperazione energetica tra Russia e Cina ha acquisito un carattere strategico. Inoltre, prosegue Lavrov, “sono in corso importanti progetti nel campo dell’industria, dell’agricoltura e dei trasporti”. Ancora più di rilievo l’annuncio dello sviluppo congiunto di “un’infrastruttura finanziaria indipendente” sino-russa. Nonché quello di voler aumentare in modo significativo l’uso del rublo e dello yuan nell’interscambio commerciale, che attualmente rappresenta circa un quarto del totale. Il tutto, sottolinea il capo della diplomazia russa in risposta alla “guerra ibrida” scatenata dall’Occidente contro la Federazione russa.
A leggere di questi accordi fa specie sentire la presidente della Commissione Ue von der Leyen che non fa che ripetere che con le sanzioni l’Occidente sta colpendo duramente la Russia. È vero piuttosto il contrario: la prima vittima della guerra economica contro la Russia è l’Europa (a partire purtroppo dall’Italia).

Il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Vladimir Zelensky potrebbero incontrarsi, ma solo per finalizzare “un certo documento” rimasto incompiuto da molto tempo. Lo afferma il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “Nessuno potrebbe mai escludere a priori un tale incontro, ma dovrebbero essere presi accordi per farlo. Putin e Zelensky potrebbero incontrarsi solo per finalizzare un determinato documento, ma i lavori su di esso sono stati sospesi molto tempo fa e non sono mai stati ripresi”, spiega il portavoce.
In merito alla visita del ministro degli Esteri Sergej Lavrov in Turchia l’8 giugno e se fosse correlata a un potenziale incontro a Istanbul tra Mosca, Kiev e Onu (che poi è il piano di Erdogan), Peskov chiarisce che in ogni caso si tratterebbe di eventi “a singolo contesto”. “Pertanto, c’è una connessione indiretta tra gli eventi, in effetti”, ha detto. “Eppure non c’è ancora una visione chiara riguardo a un incontro (tra le delegazioni russa, ucraina e Onu, ndr)”, ammette il portavoce presidenziale. Né ci sono indicazioni di una possibile visita di Putin in Turchia, aggiunge Peskov. “C’è un invito e la tempistica sarà concordata tramite i canali diplomatici”, si limita a dire.
Sul fronte del conflitto, il portavoce del Cremlino denuncia come il continuo invio di armi Usa all’Ucraina di certo non contribuisca “a risvegliare la voglia di Kiev di riprendere i colloqui” e accusa Washington di “gettare benzina sul fuoco”. “La linea degli Stati Uniti è di combattere la Russia fino all’ultimo ucraino – sottolinea Peskov, sintetizzando così la dura realtà dei fatti -. Queste consegne non incoraggiano la leadership ucraina a riavviare i negoziati di pace”, conclude.
“Qualsiasi conflitto militare prima o poi finisce in pace. Finirà in pace anche il conflitto in Ucraina. Qualsiasi mediazione basata sulla reale conoscenza della situazione, della storia della questione, delle vere intenzioni delle parti, ovviamente, non può che essere accolta”. Così all’Adnkronos anche l’ambasciatore russo Sergej Razov interviene sul conflitto. “Tuttavia – precisa – credo che più importanti siano i contatti diretti tra le parti coinvolte. E a questo proposito, vorrei ricordare che dopo l’incontro di Istanbul, la parte russa ha consegnato a Kiev una bozza di trattato di pace, la cui attuazione potrebbe significare il completamento dell’operazione militare speciale russa. Sfortunatamente, non abbiamo ancora ricevuto risposta a questo documento e la leadership ucraina, alimentata da massicce consegne di armi e promesse di assistenza economica, ha ripetutamente cambiato posizione. Le trattative si sono sostanzialmente incagliate – sottolinea il diplomatico -. Quindi la mediazione di cui sta parlando potrebbe essere, prima di tutto, quella di spostare la dirigenza ucraina verso una più adeguata valutazione della situazione”.
Intanto, sul fonte diplomatico si registra da un lato il presidente turco Erdogan che ribadisce il suo no all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato perché non ha ancora ricevuto “proposte concrete” su come risolvere il problema dei terroristi curdi del Pkk e dei golpisti gulenisti, ospitati dai due Paesi scandinavi. Dall’altro lato invece si rafforza ulteriormente la collaborazione tra Russia – colpita dalle sanzioni dell’Occidente – e la Cina. Pechino come Ankara sulla guerra russo-ucraina sta mantenendo un ruolo di terzietà rispetto a Usa-Ue-Nato e Mosca. Ebbene, come afferma il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, la cooperazione energetica tra Russia e Cina ha acquisito un carattere strategico. Inoltre, prosegue Lavrov, “sono in corso importanti progetti nel campo dell’industria, dell’agricoltura e dei trasporti”. Ancora più di rilievo l’annuncio dello sviluppo congiunto di “un’infrastruttura finanziaria indipendente” sino-russa. Nonché quello di voler aumentare in modo significativo l’uso del rublo e dello yuan nell’interscambio commerciale, che attualmente rappresenta circa un quarto del totale. Il tutto, sottolinea il capo della diplomazia russa in risposta alla “guerra ibrida” scatenata dall’Occidente contro la Federazione russa.
A leggere di questi accordi fa specie sentire la presidente della Commissione Ue von der Leyen che non fa che ripetere che con le sanzioni l’Occidente sta colpendo duramente la Russia. È vero piuttosto il contrario: la prima vittima della guerra economica contro la Russia è l’Europa (a partire purtroppo dall’Italia).

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