Pezzulo: L’acido e l’amaro

di Elisabetta Aldrovandi

Quando conobbi William Pezzulo, fu come vedere e toccare di persona il livello che può raggiungere la crudeltà umana. Quel ragazzo, alto, atletico, dall’espressione dolce, era stato aggredito, nella notte del 29 settembre 2012, dalla sua ex ragazza e dal nuovo compagno. Una vendetta architettata in ogni particolare, comprese le bugie raccontate per convincerlo ad aiutarlo in quella folle impresa. Dopo una breve relazione sentimentale con William, la ragazza non accettava di essere stata lasciata. Arrivò addirittura a falsificare dei test di gravidanza per indurre William a tornare con lui, ma l’inganno, presto scoperto, mise fine al loro rapporto, senza possibilità di appello. E così Elena, logorata dall’odio e del desiderio incontenibile di vendicarsi di quel ragazzo che aveva osato scaricarla, studiò un piano. Dapprima, intraprese una relazione con Dario, un altro giovane, alto, forte e atletico, convincendolo che William, durante la loro frequentazione, l’aveva maltrattata e addirittura messa incinta senza assumersi le sue responsabilità. Successivamente, pensò a come avrebbe potuto mettere in pratica la sua rivincita per i torti subiti. Un modo che non comportasse la morte di William. Sarebbe stato troppo facile togliergli la vita. Invece, avrebbe dovuto soffrire, tanto, e per sempre. E il mezzo migliore era l’acido. William nel frattempo si era trasferito a casa di un’amica per sfuggire ai continui atti persecutòri di Elena, come il taglio delle gomme dell’auto, pedinamenti, aggressioni fisiche, condotte denunciate ma senza conseguenze. Lui, che lavorava in un bar, stava cercando di riprendere una vita tranquilla dopo quella relazione burrascosa dagli strascichi spiacevoli e imprevedibili. Ma Elena sapeva dove abitava, perché a sua insaputa lo seguiva. E così, quella maledetta notte, lo aspettò assieme a Dario. Mentre William si apprestava a salire in casa, Dario lo afferrò da dietro, tenendogli strette le braccia e costringendolo a inginocchiarsi, ed Elena gli rovesciò addosso un secchio di quell’acido. Dopo di che, i due fuggirono abbandonando William a un destino fatto di sofferenza, fisica e psicologica, senza fine. Lui non capì subito cosa gli stava succedendo. Corse su per le scale, fino all’appartamento dell’amica. Andò in bagno, si sciacquò la faccia, ma percepiva una sensazione strana, come se la sua pelle si stesse sciogliendo sotto le sue dita. Il dolore sembrò svanire, perché l’acido gli aveva bruciato i nervi, ma la sensazione era terrificante. Vista appannata, i sensi lo abbandonavano. Soccorso immediatamente, restò in coma per oltre quaranta giorni. E da lì, un calvario non ancora finito. In dieci anni William è stato sottoposto a 45 interventi di chirurgia plastica: il suo volto è deformato, il collo e il petto sono gravemente ustionati, e anche gli occhi ne hanno pesantemente risentito, compromettendo la vista in uno e limitando fortemente il funzionamento dell’altro. Elena e Dario furono subito indagati e processati per lesioni gravissime. Confessarono. Scelsero il rito abbreviato, che condonò loro di défault un terzo della pena, e furono condannati a 10 anni di carcere, ridotti a 8 in appello, e a pagare un milione e 280mila euro. Lei, però, ha trascorso in carcere solo tre mesi, perché in nel frattempo ha avuto due figli e misure alternative. Dal 2021 i bambini stanno con la madre. La donna ha chiuso i conti con la giustizia: è completamente libera. Non ha mai risarcito un euro di danni, ha passato in carcere una manciata di giorni. Mentre William sta ancora lottando per recuperare uno stato psico fisico accettabile, e lenire quella sofferenza che gli è stata inflitta non solo da Elena e Dario, ma anche da una giustizia che, forse, non ha saputo fare a fondo il suo dovere.

di Elisabetta Aldrovandi

Quando conobbi William Pezzulo, fu come vedere e toccare di persona il livello che può raggiungere la crudeltà umana. Quel ragazzo, alto, atletico, dall’espressione dolce, era stato aggredito, nella notte del 29 settembre 2012, dalla sua ex ragazza e dal nuovo compagno. Una vendetta architettata in ogni particolare, comprese le bugie raccontate per convincerlo ad aiutarlo in quella folle impresa. Dopo una breve relazione sentimentale con William, la ragazza non accettava di essere stata lasciata. Arrivò addirittura a falsificare dei test di gravidanza per indurre William a tornare con lui, ma l’inganno, presto scoperto, mise fine al loro rapporto, senza possibilità di appello. E così Elena, logorata dall’odio e del desiderio incontenibile di vendicarsi di quel ragazzo che aveva osato scaricarla, studiò un piano. Dapprima, intraprese una relazione con Dario, un altro giovane, alto, forte e atletico, convincendolo che William, durante la loro frequentazione, l’aveva maltrattata e addirittura messa incinta senza assumersi le sue responsabilità. Successivamente, pensò a come avrebbe potuto mettere in pratica la sua rivincita per i torti subiti. Un modo che non comportasse la morte di William. Sarebbe stato troppo facile togliergli la vita. Invece, avrebbe dovuto soffrire, tanto, e per sempre. E il mezzo migliore era l’acido. William nel frattempo si era trasferito a casa di un’amica per sfuggire ai continui atti persecutòri di Elena, come il taglio delle gomme dell’auto, pedinamenti, aggressioni fisiche, condotte denunciate ma senza conseguenze. Lui, che lavorava in un bar, stava cercando di riprendere una vita tranquilla dopo quella relazione burrascosa dagli strascichi spiacevoli e imprevedibili. Ma Elena sapeva dove abitava, perché a sua insaputa lo seguiva. E così, quella maledetta notte, lo aspettò assieme a Dario. Mentre William si apprestava a salire in casa, Dario lo afferrò da dietro, tenendogli strette le braccia e costringendolo a inginocchiarsi, ed Elena gli rovesciò addosso un secchio di quell’acido. Dopo di che, i due fuggirono abbandonando William a un destino fatto di sofferenza, fisica e psicologica, senza fine. Lui non capì subito cosa gli stava succedendo. Corse su per le scale, fino all’appartamento dell’amica. Andò in bagno, si sciacquò la faccia, ma percepiva una sensazione strana, come se la sua pelle si stesse sciogliendo sotto le sue dita. Il dolore sembrò svanire, perché l’acido gli aveva bruciato i nervi, ma la sensazione era terrificante. Vista appannata, i sensi lo abbandonavano. Soccorso immediatamente, restò in coma per oltre quaranta giorni. E da lì, un calvario non ancora finito. In dieci anni William è stato sottoposto a 45 interventi di chirurgia plastica: il suo volto è deformato, il collo e il petto sono gravemente ustionati, e anche gli occhi ne hanno pesantemente risentito, compromettendo la vista in uno e limitando fortemente il funzionamento dell’altro. Elena e Dario furono subito indagati e processati per lesioni gravissime. Confessarono. Scelsero il rito abbreviato, che condonò loro di défault un terzo della pena, e furono condannati a 10 anni di carcere, ridotti a 8 in appello, e a pagare un milione e 280mila euro. Lei, però, ha trascorso in carcere solo tre mesi, perché in nel frattempo ha avuto due figli e misure alternative. Dal 2021 i bambini stanno con la madre. La donna ha chiuso i conti con la giustizia: è completamente libera. Non ha mai risarcito un euro di danni, ha passato in carcere una manciata di giorni. Mentre William sta ancora lottando per recuperare uno stato psico fisico accettabile, e lenire quella sofferenza che gli è stata inflitta non solo da Elena e Dario, ma anche da una giustizia che, forse, non ha saputo fare a fondo il suo dovere.

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