PIAZZA ROSSA

Unico vero tema di questo periodo è la necessità globalmente sentita di chiedere a gran voce la pace. La pace tra Russia e Ucraina? Ovviamente. Ma non solo. La pace in tutti i sensi, in tutti i Paesi, per tutti i Paesi. In Oriente e in Occidente, in Corea del Nord e del Sud, in Iran, nello Yemen, tra Israele e Palestina, in Afghanistan, in Siria, in Etiopia. Ecc, ecc, ecc, ecc.

Almeno questa è la lettura che diamo noi alla volontà di parlarne, di manifestare in piazza per influenzare le direzioni della politica mondiale. Se si manifesta per la pace, farlo pensando solo alla guerra tra Russia e Ucraina non ha senso, ed è un comportamento fortemente ipocrita e interessato. Ci preme la pace quando la guerra in questione ci tocca da vicino e tocca i nostri conti in banca. Ci preme la pace se siamo chiamati in causa in quanto membri della Nato. Ci preme la pace quando c’è un rischio nucleare che potrebbe disintegrare noi e le nostre vite tendenzialmente agiate.

Detto questo, e andava detto, ciò su cui è impossibile non soffermarsi è l’imbarazzante se non vergognosa condotta della nostra classe politica. Da una parte, stiamo assistendo alla quasi totale mancanza di un contributo della destra, evidentemente troppo assorbita dalla formazione del nuovo governo. O meglio. L’attenzione della destra rispetto alla guerra in Ucraina è tutta focalizzata sulle direttive imposte dai capi della Nato e sugli equilibri geopolitici ed economici in Europa. Ma di prese di posizioni pacifiste neanche a parlarne.
E non si tratta di una divergenza di opinioni: il ripudio della guerra è scritto a caratteri cubitali nella nostra Costituzione.

Dall’altra, il centrosinistra non riesce a mettersi d’accordo (e fin qui nulla di nuovo) sulle modalità e le finalità di partecipazione alle manifestazioni per la pace nel conflitto russo-ucraino. In programma ce ne sono molteplici, ma Pd, Movimento 5 Stelle e Azione sembrano voler partecipare ciascuno a una diversa. Il grosso problema è che bisticciano su chi dice cosa e chi ha l’animo più nobile; a chi interessa più il disarmo e a chi le vittime; chi è profondamente anti-Putin e chi meno; chi vuole essere presente con la bandiera del partito e chi si fa grande proclamandosi completamente disinteressato alla faccenda. Il fatto che nelle ultime settimane si stiano moltiplicando le iniziative contro la guerra, è sicuramente un ottimo segnale.

Il caos dei ragazzini delle elementari di centrosinistra è scattato quando il presidente M5S Giuseppe Conte, ha annunciato di voler partecipare alla grande manifestazione per la pace in programma a novembre, quella organizzata da ARCI, ACLI e molte altre associazioni. Il corteo, che dovrà essere assolutamente “apolitico e senza bandiere di partito” si svolgerà a Roma. Di risposta, martedì scorso il segretario Enrico Letta ha annunciato che il PD avrebbe aderito al sit-in davanti all’ambasciata russa, in programma per oggi pomeriggio alle 18.30, indetto da un gruppo di associazioni fra cui Base Italia e Liberi Oltre.Al dibattito si è subito aggiunto il leader di Azione Carlo Calenda, che ha annunciato che avrebbe organizzato un’altra manifestazione, la terza, a Milano, con l’intento di mostrare un sostegno molto più esplicito all’Ucraina. Senza parole.

Unico vero tema di questo periodo è la necessità globalmente sentita di chiedere a gran voce la pace. La pace tra Russia e Ucraina? Ovviamente. Ma non solo. La pace in tutti i sensi, in tutti i Paesi, per tutti i Paesi. In Oriente e in Occidente, in Corea del Nord e del Sud, in Iran, nello Yemen, tra Israele e Palestina, in Afghanistan, in Siria, in Etiopia. Ecc, ecc, ecc, ecc.

Almeno questa è la lettura che diamo noi alla volontà di parlarne, di manifestare in piazza per influenzare le direzioni della politica mondiale. Se si manifesta per la pace, farlo pensando solo alla guerra tra Russia e Ucraina non ha senso, ed è un comportamento fortemente ipocrita e interessato. Ci preme la pace quando la guerra in questione ci tocca da vicino e tocca i nostri conti in banca. Ci preme la pace se siamo chiamati in causa in quanto membri della Nato. Ci preme la pace quando c’è un rischio nucleare che potrebbe disintegrare noi e le nostre vite tendenzialmente agiate.

Detto questo, e andava detto, ciò su cui è impossibile non soffermarsi è l’imbarazzante se non vergognosa condotta della nostra classe politica. Da una parte, stiamo assistendo alla quasi totale mancanza di un contributo della destra, evidentemente troppo assorbita dalla formazione del nuovo governo. O meglio. L’attenzione della destra rispetto alla guerra in Ucraina è tutta focalizzata sulle direttive imposte dai capi della Nato e sugli equilibri geopolitici ed economici in Europa. Ma di prese di posizioni pacifiste neanche a parlarne.
E non si tratta di una divergenza di opinioni: il ripudio della guerra è scritto a caratteri cubitali nella nostra Costituzione.

Dall’altra, il centrosinistra non riesce a mettersi d’accordo (e fin qui nulla di nuovo) sulle modalità e le finalità di partecipazione alle manifestazioni per la pace nel conflitto russo-ucraino. In programma ce ne sono molteplici, ma Pd, Movimento 5 Stelle e Azione sembrano voler partecipare ciascuno a una diversa. Il grosso problema è che bisticciano su chi dice cosa e chi ha l’animo più nobile; a chi interessa più il disarmo e a chi le vittime; chi è profondamente anti-Putin e chi meno; chi vuole essere presente con la bandiera del partito e chi si fa grande proclamandosi completamente disinteressato alla faccenda. Il fatto che nelle ultime settimane si stiano moltiplicando le iniziative contro la guerra, è sicuramente un ottimo segnale.

Il caos dei ragazzini delle elementari di centrosinistra è scattato quando il presidente M5S Giuseppe Conte, ha annunciato di voler partecipare alla grande manifestazione per la pace in programma a novembre, quella organizzata da ARCI, ACLI e molte altre associazioni. Il corteo, che dovrà essere assolutamente “apolitico e senza bandiere di partito” si svolgerà a Roma. Di risposta, martedì scorso il segretario Enrico Letta ha annunciato che il PD avrebbe aderito al sit-in davanti all’ambasciata russa, in programma per oggi pomeriggio alle 18.30, indetto da un gruppo di associazioni fra cui Base Italia e Liberi Oltre.Al dibattito si è subito aggiunto il leader di Azione Carlo Calenda, che ha annunciato che avrebbe organizzato un’altra manifestazione, la terza, a Milano, con l’intento di mostrare un sostegno molto più esplicito all’Ucraina. Senza parole.

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