“Piazze piene con più tempo vincevamo noi”

“Se si votava a dicembre, non ci batteva nessuno. Non siamo sui telegiornali, ma nelle piazze. Basta vedere gli scatti delle nostre ultime manifestazioni”. Parola di Marco Rizzo, segretario di Italia Sovrana e Popolare.

Cosa sta succedendo in Ucraina dopo l’annuncio del referendum?
Si rischia la terza guerra mondiale?

Ci siamo praticamente già dentro. Al di là di quello che viene scritto sui quotidiani del mainstream, che giocano a fare i tifosi di una parte contro l’altra, è logico che con i referendum si attribuisce nei fatti la titolarità russa a quei territori. Qualunque offesa, quindi, risulterebbe dentro il meccanismo stabilito dai protocolli di difesa del Cremlino, che prevedono anche l’uso di bombe atomiche. Questi signori dell’informazione, purtroppo, non se ne rendono conto. Ecco perché siamo molto preoccupati.

Gli effetti delle sanzioni, intanto, si avvertono più a Roma che a Mosca. Come deve comportarsi Bruxelles?
L’Europa poteva avere una funzione di mediazione in una guerra tra gli Stati Uniti e la Russia. Draghi, invece, è stato uno di quelli che ha spinto il continente a evitare questo ruolo, senza considerare però che ci sono Paesi più deboli di altri. L’Italia, senza ombra di dubbio, ci perde più di tutti. Un nostro imprenditore paga l’energia dieci volte in più rispetto a un collega americano. È chiaro, pertanto, che non può competere. Entro Natale oltre 120mila imprese chiuderanno. Ci saranno un milione di licenziati, tra l’altro abbandonati al loro destino. Non esiste un pozzo senza fondo da cui attingere per la cassa integrazione, per la mobilità o per il reddito di cittadinanza. Sarà un disastro totale.

I partiti tradizionali stanno dicendo queste cose?
Se Italia Sovrana e Popolare avesse la titolarità di governare il Paese, ci attiveremo sin da subito per lo stop alle sanzioni e all’invio di armi e per il ripristino di relazioni diplomatiche con la Russia. Ci batteremo, quindi, per la pace e per l’ottenimento di nuovo del gas a basso costo. Senza di ciò, la nostra economia non può andare avanti.

Nello stivale in ginocchio, a prevalere sono le forze anti-sistema?
Questa è la vera ragione per cui si è anticipato il voto, si sono sciolte le Camere il 21 luglio e si sono fatte raccogliere le firme sotto il solleone di ferragosto. Se le elezioni si svolgevano a dicembre, le forze antisistema avrebbero avuto sicuramente la maggioranza.

Cosa vi distingue, però, dai Paragone di turno?
Siamo netti sulle posizioni. Lo siamo quando diciamo fuori dall’Ue, così quando ribadiamo che non vogliamo stare più nella Nato. Andando oltre il fossato, ovvero nel terreno dei 5 Stelle, notiamo che è tutto un vorrei ma non posso. Questo modus operandi, così come le esitazioni, non ci appartengono.

A proposito di pentastellati, Conte si candida a diventare la nuova sinistra. Si tratta di un piano per mettere ai margini Letta?
Il Movimento non ha una strategia. Un partito che negli ultimi cinque anni ha governato con chiunque, così come il suo leader, non può parlare di posizionamenti o grandi battaglie. Così le persone perdono fiducia nella politica.

Il vostro partito, pure se non compare molto nei telegiornali, riesce ancora a riempire le piazze. Perché?
Se potessimo avere accesso ai media, saremmo stati l’avversario da battere per chiunque. Qualcuno lo ha capito e quindi ci ha messo il bavaglio. Siamo, intanto, felici perché ovunque andiamo registriamo il pienone. In questo periodo, non è scontato. Abbiamo raccolto le firme, durante il mese di agosto, in meno di una settimana. Saremo la novità di quest’elezione.

Mentre l’Italia è in piena crisi, Draghi continua a essere un idolo negli Usa…
“Riceve premi negli Stati Uniti solo perché ha portato a termine il suo lavoro, ovvero usare scelte di politica estera per affossare l’economia italiana ed europea a vantaggio di quella americana. Basta vedere gli ultimi scatti del premier che si confronta con Kissinger. Mi ricorda molto una foto dell’ex segretario di Stato mentre premiava Pinochet.

Chi è al governo, però, fa la vittima e dice di pagare lo scotto del partito dei “no”. È davvero così?
Non penso si riferisca a noi. La sinistra si è sempre contraddistinta per i no ideologici, ma nella mia esperienza personale sono sempre andato oltre. Su questi temi, ritengo di non essere mai stato un fanatico.

Perché la sinistra di oggi, ovvero l’accozzagli voluta da Letta, non affascina come quella di una volta?
Il Pd è il nemico. Ha tradito una storia, una tradizione. Ha flirtato con le banche. Ha strizzato l’occhio a tutti i poteri forti. Stiamo parlando della faccia più pericolosa della medaglia della globalizzazione e del totalitarismo liberista. Non ci sono dubbi.

Perché Giorgia Meloni appare un gigante rispetto al numero uno del Nazareno?
Siamo tutti nani sulle spalle dei giganti. Non tutti, anzi quasi nessuno, lo ha capito. 

“Se si votava a dicembre, non ci batteva nessuno. Non siamo sui telegiornali, ma nelle piazze. Basta vedere gli scatti delle nostre ultime manifestazioni”. Parola di Marco Rizzo, segretario di Italia Sovrana e Popolare.

Cosa sta succedendo in Ucraina dopo l’annuncio del referendum?
Si rischia la terza guerra mondiale?

Ci siamo praticamente già dentro. Al di là di quello che viene scritto sui quotidiani del mainstream, che giocano a fare i tifosi di una parte contro l’altra, è logico che con i referendum si attribuisce nei fatti la titolarità russa a quei territori. Qualunque offesa, quindi, risulterebbe dentro il meccanismo stabilito dai protocolli di difesa del Cremlino, che prevedono anche l’uso di bombe atomiche. Questi signori dell’informazione, purtroppo, non se ne rendono conto. Ecco perché siamo molto preoccupati.

Gli effetti delle sanzioni, intanto, si avvertono più a Roma che a Mosca. Come deve comportarsi Bruxelles?
L’Europa poteva avere una funzione di mediazione in una guerra tra gli Stati Uniti e la Russia. Draghi, invece, è stato uno di quelli che ha spinto il continente a evitare questo ruolo, senza considerare però che ci sono Paesi più deboli di altri. L’Italia, senza ombra di dubbio, ci perde più di tutti. Un nostro imprenditore paga l’energia dieci volte in più rispetto a un collega americano. È chiaro, pertanto, che non può competere. Entro Natale oltre 120mila imprese chiuderanno. Ci saranno un milione di licenziati, tra l’altro abbandonati al loro destino. Non esiste un pozzo senza fondo da cui attingere per la cassa integrazione, per la mobilità o per il reddito di cittadinanza. Sarà un disastro totale.

I partiti tradizionali stanno dicendo queste cose?
Se Italia Sovrana e Popolare avesse la titolarità di governare il Paese, ci attiveremo sin da subito per lo stop alle sanzioni e all’invio di armi e per il ripristino di relazioni diplomatiche con la Russia. Ci batteremo, quindi, per la pace e per l’ottenimento di nuovo del gas a basso costo. Senza di ciò, la nostra economia non può andare avanti.

Nello stivale in ginocchio, a prevalere sono le forze anti-sistema?
Questa è la vera ragione per cui si è anticipato il voto, si sono sciolte le Camere il 21 luglio e si sono fatte raccogliere le firme sotto il solleone di ferragosto. Se le elezioni si svolgevano a dicembre, le forze antisistema avrebbero avuto sicuramente la maggioranza.

Cosa vi distingue, però, dai Paragone di turno?
Siamo netti sulle posizioni. Lo siamo quando diciamo fuori dall’Ue, così quando ribadiamo che non vogliamo stare più nella Nato. Andando oltre il fossato, ovvero nel terreno dei 5 Stelle, notiamo che è tutto un vorrei ma non posso. Questo modus operandi, così come le esitazioni, non ci appartengono.

A proposito di pentastellati, Conte si candida a diventare la nuova sinistra. Si tratta di un piano per mettere ai margini Letta?
Il Movimento non ha una strategia. Un partito che negli ultimi cinque anni ha governato con chiunque, così come il suo leader, non può parlare di posizionamenti o grandi battaglie. Così le persone perdono fiducia nella politica.

Il vostro partito, pure se non compare molto nei telegiornali, riesce ancora a riempire le piazze. Perché?
Se potessimo avere accesso ai media, saremmo stati l’avversario da battere per chiunque. Qualcuno lo ha capito e quindi ci ha messo il bavaglio. Siamo, intanto, felici perché ovunque andiamo registriamo il pienone. In questo periodo, non è scontato. Abbiamo raccolto le firme, durante il mese di agosto, in meno di una settimana. Saremo la novità di quest’elezione.

Mentre l’Italia è in piena crisi, Draghi continua a essere un idolo negli Usa…
“Riceve premi negli Stati Uniti solo perché ha portato a termine il suo lavoro, ovvero usare scelte di politica estera per affossare l’economia italiana ed europea a vantaggio di quella americana. Basta vedere gli ultimi scatti del premier che si confronta con Kissinger. Mi ricorda molto una foto dell’ex segretario di Stato mentre premiava Pinochet.

Chi è al governo, però, fa la vittima e dice di pagare lo scotto del partito dei “no”. È davvero così?
Non penso si riferisca a noi. La sinistra si è sempre contraddistinta per i no ideologici, ma nella mia esperienza personale sono sempre andato oltre. Su questi temi, ritengo di non essere mai stato un fanatico.

Perché la sinistra di oggi, ovvero l’accozzagli voluta da Letta, non affascina come quella di una volta?
Il Pd è il nemico. Ha tradito una storia, una tradizione. Ha flirtato con le banche. Ha strizzato l’occhio a tutti i poteri forti. Stiamo parlando della faccia più pericolosa della medaglia della globalizzazione e del totalitarismo liberista. Non ci sono dubbi.

Perché Giorgia Meloni appare un gigante rispetto al numero uno del Nazareno?
Siamo tutti nani sulle spalle dei giganti. Non tutti, anzi quasi nessuno, lo ha capito. 

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