PIOGGIA ANTI SICCITÀ

Il 2023 ci salverà dalla siccità? Una prima risposta arriva con il maltempo, pioggia e neve, che sta caratterizzando questa seconda settimana di gennaio ma gli esperti prevedono che il 2023 potrebbe essere, come spesso si è portati ad affermare e credere, “l’anno più caldo di sempre”, come sostiene il britannico Met Office.
Per Coldiretti, che ha analizzato la banca data aggiornata dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR, questi fenomeni stanno mettendo il nostro Paese al riparo dall’incentivarsi della siccità, dopo un 2022 in cui si è registrata la caduta del 30% di precipitazioni in meno, rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, gli ultimi 30 anni che possono essere assunti come terreno di studio per i fenomeni piovosi.
Durante il 2022, il deficit idrico è stato del 40% con pesanti effetti sull’ambiente, sull’agricoltura ma anche sul turismo della neve e sullo smog nelle città. Con effetti misurabili anche nei grandi laghi che hanno attualmente percentuali di riempimento che vanno dal 17% di quello di Como al 24% del Maggiore fino al 34% del lago di Garda, oltre che tradizionalmente con il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca, calato a meno 2,9 metri, e con lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico, che sta infatti generando una crisi delle economie locali collegate al turismo.
Il maltempo di questi giorni, dunque, con piogge diffuse e nevicate copiose sulle Alpi e sugli Appennini, allontana lo spettro della siccità in un quadro generale ove la Coldiretti ha stimato nel 2022 la caduta di circa 50 miliardi di metri cubi di acqua in meno in Italia, aggravato dal caldo anomalo di gennaio e da un inverno inesistente che ha evidenziato le fioriture anomale e il rischio di perdita dei raccolti con l’arrivo del freddo, senza precedenti precipitazioni piovose. Le quali sono determinanti e importanti, rileva la Coldiretti, per combattere la siccità nelle campagne e che, per essere di sollievo, devono durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa. Senza essere accompagnate dai forti temporali che, con precipitazioni violente, provocano solo danni diretti ai terreni e non riescono a far assorbire l’acqua, che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento svbiluppando frane e smottamenti.
Solo le prossime settimane potranno chiarire se l’auspicio di Coldiretti potrà realizzarsi. Intanto, le previsioni del Met Office britannico parlano di un 2023 che sarà uno dei più caldi mai registrati, con temperature medie globali previste di circa 1,2°C più alte. Sarebbe questo il decimo anno consecutivo in cui le temperature medie globali raggiungono almeno 1°C al di sopra di quelle registrate in epoca preindustriale e misurate tra il 1850 e il 1900.
In questo lasso di tempo, l’anno più caldo era stato finora il 2016 quando erano stati avvertiti gli effetti di El Niño, un fenomeno climatico che provoca un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale nei mesi di dicembre e gennaio.

Qualche settimana fa il professor Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo termine presso il Met Office, diceva a The Guardian che “senza un precedente come El Niño per aumentare la temperatura globale il 2023 potrebbe non essere un anno da record, ma con l’aumento di fondo delle emissioni globali di gas serra che continua a ritmo sostenuto, è probabile che il prossimo anno sarà un altro anno notevole nella serie”.

Il 2023 ci salverà dalla siccità? Una prima risposta arriva con il maltempo, pioggia e neve, che sta caratterizzando questa seconda settimana di gennaio ma gli esperti prevedono che il 2023 potrebbe essere, come spesso si è portati ad affermare e credere, “l’anno più caldo di sempre”, come sostiene il britannico Met Office.
Per Coldiretti, che ha analizzato la banca data aggiornata dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR, questi fenomeni stanno mettendo il nostro Paese al riparo dall’incentivarsi della siccità, dopo un 2022 in cui si è registrata la caduta del 30% di precipitazioni in meno, rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, gli ultimi 30 anni che possono essere assunti come terreno di studio per i fenomeni piovosi.
Durante il 2022, il deficit idrico è stato del 40% con pesanti effetti sull’ambiente, sull’agricoltura ma anche sul turismo della neve e sullo smog nelle città. Con effetti misurabili anche nei grandi laghi che hanno attualmente percentuali di riempimento che vanno dal 17% di quello di Como al 24% del Maggiore fino al 34% del lago di Garda, oltre che tradizionalmente con il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca, calato a meno 2,9 metri, e con lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico, che sta infatti generando una crisi delle economie locali collegate al turismo.
Il maltempo di questi giorni, dunque, con piogge diffuse e nevicate copiose sulle Alpi e sugli Appennini, allontana lo spettro della siccità in un quadro generale ove la Coldiretti ha stimato nel 2022 la caduta di circa 50 miliardi di metri cubi di acqua in meno in Italia, aggravato dal caldo anomalo di gennaio e da un inverno inesistente che ha evidenziato le fioriture anomale e il rischio di perdita dei raccolti con l’arrivo del freddo, senza precedenti precipitazioni piovose. Le quali sono determinanti e importanti, rileva la Coldiretti, per combattere la siccità nelle campagne e che, per essere di sollievo, devono durare a lungo, cadere in maniera costante e non troppo intensa. Senza essere accompagnate dai forti temporali che, con precipitazioni violente, provocano solo danni diretti ai terreni e non riescono a far assorbire l’acqua, che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento svbiluppando frane e smottamenti.
Solo le prossime settimane potranno chiarire se l’auspicio di Coldiretti potrà realizzarsi. Intanto, le previsioni del Met Office britannico parlano di un 2023 che sarà uno dei più caldi mai registrati, con temperature medie globali previste di circa 1,2°C più alte. Sarebbe questo il decimo anno consecutivo in cui le temperature medie globali raggiungono almeno 1°C al di sopra di quelle registrate in epoca preindustriale e misurate tra il 1850 e il 1900.
In questo lasso di tempo, l’anno più caldo era stato finora il 2016 quando erano stati avvertiti gli effetti di El Niño, un fenomeno climatico che provoca un forte riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale nei mesi di dicembre e gennaio.

Qualche settimana fa il professor Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo termine presso il Met Office, diceva a The Guardian che “senza un precedente come El Niño per aumentare la temperatura globale il 2023 potrebbe non essere un anno da record, ma con l’aumento di fondo delle emissioni globali di gas serra che continua a ritmo sostenuto, è probabile che il prossimo anno sarà un altro anno notevole nella serie”.
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