Plagio in Gomorra, a settembre c’è il processo

Partirà il 27 settembre prossimo, davanti ai giudici della Corte d’Appello di Napoli, il processo per ridefinire l’importo del risarcimento dei danni che Roberto Saviano e Mondadori dovranno corrispondere al Gruppo Libra, editore dei quotidiani Cronache di Napoli e Caserta. Si tratta della nuova puntata della lunga e complessa vicenda giudiziaria relativa al plagio in Gomorra, ormai accertato in via definitiva. Roberto Saviano, senza avere le autorizzazioni necessarie e non citando le fonti, aveva ripreso e ricopiato nel suo libro tre articoli pubblicati sui quotidiani campani.

La vicenda processuale si nutre ora di un nuovo capitolo che sembra preannunciarsi molto interessante. In prima istanza, infatti, i giudici di Napoli, accertato il plagio, ritennero sufficiente che Saviano e Mondadori versassero a Libra un risarcimento pari a 6mila euro. Per i magistrati valse il cosiddetto criterio del “prezzo di consenso” e su queste basi fissarono a poche migliaia di euro l’ammontare del dovuto. Secondo i legali del gruppo editoriale napoletano, però, si trattava di una cifra inadeguata, quasi ridicola, se messa al confronto con gli utili effettivi che il libro Gomorra, divenuto poi un film e infine una seguitissima serie tv, ha generato.

Così Libra ha proposto un ricorso in Cassazione avverso la sentenza sull’ammontare del risarcimento. Ottenendo, a dicembre scorso, l’accoglimento della propria istanza da parte degli ermellini che hanno imposto ai giudici napoletani di procedere a un nuovo giudizio per quantificare le somme riconosciute quale risarcimento. Per la Suprema Corte, infatti, non si può quantificare un risarcimento equo attenendosi a criteri che non tengano conto di quanto sia stato economicamente realizzato in violazione del diritto tutelato dall’ordinamento. Nella sentenza, la Cassazione ha stabilito che l’entità del risarcimento va individuata “con equo apprezzamento delle circostanze del caso cui si aggiunge però l’indicazione di un parametro esplicito, relativo agli utili realizzati in violazione del diritto”. Quale? Quello, per gli ermellini, “che associa nella funzione risarcitoria anche una componente deterrente e dissuasiva, permette di attribuire al danneggiato i vantaggi economici che l’autore del plagio abbia in concreto conseguito”.

Anche il diritto comunitario europeo, stando ai giudici della Corte di Cassazione, pretende “un risarcimento effettivo e proporzionalmente adeguato, calibrato di una accurata considerazione di tutti gli elementi specifici e pertinenti del caso, tra i quali i benefici realizzati illegalmente dall’autore della violazione”. La partita, dunque, è apertissima.  

Partirà il 27 settembre prossimo, davanti ai giudici della Corte d’Appello di Napoli, il processo per ridefinire l’importo del risarcimento dei danni che Roberto Saviano e Mondadori dovranno corrispondere al Gruppo Libra, editore dei quotidiani Cronache di Napoli e Caserta. Si tratta della nuova puntata della lunga e complessa vicenda giudiziaria relativa al plagio in Gomorra, ormai accertato in via definitiva. Roberto Saviano, senza avere le autorizzazioni necessarie e non citando le fonti, aveva ripreso e ricopiato nel suo libro tre articoli pubblicati sui quotidiani campani.

La vicenda processuale si nutre ora di un nuovo capitolo che sembra preannunciarsi molto interessante. In prima istanza, infatti, i giudici di Napoli, accertato il plagio, ritennero sufficiente che Saviano e Mondadori versassero a Libra un risarcimento pari a 6mila euro. Per i magistrati valse il cosiddetto criterio del “prezzo di consenso” e su queste basi fissarono a poche migliaia di euro l’ammontare del dovuto. Secondo i legali del gruppo editoriale napoletano, però, si trattava di una cifra inadeguata, quasi ridicola, se messa al confronto con gli utili effettivi che il libro Gomorra, divenuto poi un film e infine una seguitissima serie tv, ha generato.

Così Libra ha proposto un ricorso in Cassazione avverso la sentenza sull’ammontare del risarcimento. Ottenendo, a dicembre scorso, l’accoglimento della propria istanza da parte degli ermellini che hanno imposto ai giudici napoletani di procedere a un nuovo giudizio per quantificare le somme riconosciute quale risarcimento. Per la Suprema Corte, infatti, non si può quantificare un risarcimento equo attenendosi a criteri che non tengano conto di quanto sia stato economicamente realizzato in violazione del diritto tutelato dall’ordinamento. Nella sentenza, la Cassazione ha stabilito che l’entità del risarcimento va individuata “con equo apprezzamento delle circostanze del caso cui si aggiunge però l’indicazione di un parametro esplicito, relativo agli utili realizzati in violazione del diritto”. Quale? Quello, per gli ermellini, “che associa nella funzione risarcitoria anche una componente deterrente e dissuasiva, permette di attribuire al danneggiato i vantaggi economici che l’autore del plagio abbia in concreto conseguito”.

Anche il diritto comunitario europeo, stando ai giudici della Corte di Cassazione, pretende “un risarcimento effettivo e proporzionalmente adeguato, calibrato di una accurata considerazione di tutti gli elementi specifici e pertinenti del caso, tra i quali i benefici realizzati illegalmente dall’autore della violazione”. La partita, dunque, è apertissima.  

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