Pnrr: i guai non finiscono mai “Asili fantasma”

Asili nido, grossi guai. E Mattarella richiama all’ordine sul Pnrr. Il Capo dello Stato, in un videomessaggio indirizzato all’assemblea di Confesercenti, ha ribadito che “in una visione di innovazione e rinnovamento vanno colte pienamente le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza concepito nell’ambito delle iniziative dell’Unione europea per uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile, in piena armonia con gli obiettivi delineati dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite”. Insomma, senza il Pnrr rischiamo grosso. Il Presidente della Repubblica ha spiegato, ancora una volta, che è necessario, per il rilancio dell’economia e del Paese, il massimo sforzo di tutti e la più ampia collaborazione possibile tra tutti i protagonisti di questa delicata e decisiva fase storia italiana. “Il rilancio dell’economia italiana si fonda anzitutto sul consapevole concorso di ogni singolo attore del tessuto produttivo del Paese. Stiamo attraversando anni difficili – ha sottolineato il Capo dello Stato -, prima con la pandemia, ora con l’aggressione portata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, che ha portato la guerra nel cuore dell’Europa. Il dialogo con le istituzioni è essenziale per creare condizioni che consentano alle piccole e medie imprese, agli erogatori di servizi e ai presidi commerciali, di partecipare al consolidamento della nostra economia, generando occupazione e difendendo la coesione sociale, specie nelle aree meno densamente popolate”.
Ma il Pnrr non sta andando, purtroppo, nella giusta direzione. E non è solo “colpa” della scelte del governo su pos e contanti, temi più “caldi” per la polemica tra i partiti piuttosto che in un’analisi d’insieme. Il “guaio” è nella burocrazia, nell’incapacità degli enti locali di liberare energie, sciogliendo lacci e risolvendo impasse procedurali che stanno letteralmente legando il piano, impedendogli di esprimere tutte le sue potenzialità. L’ultima (cattiva) notizia sul Pnrr è arrivata dalla Corte dei Conti. Che ha scoperto come l’Italia non abbia raggiunto una “milestone”, cioè uno degli obiettivi fissati dall’Europa per il Pnrr e ora c’è il rischio che tutto il capitolo sulle strutture per i più piccoli possa impantanarsi nei ritardi e nelle pastoie burocratiche. Un pasticciaccio, quello accertato dalla magistratura contabile che ha accertato il mancato rispetto dell’obiettivo intermedio relativo alla selezione degli interventi da ammettere a finanziamento. Il termine è scaduto il 31 marzo 2022. Ciò ha costretto la Corte dei Conti a evidenziare il rischio che il ritardo accumulatosi possa pregiudicare l’obiettivo intermedio europeo di aggiudicazione dei lavori, il cui termine è fissato nel secondo trimestre del 2023. I giudici contabili, pertanto, hanno invitato il ministero dell’Istruzione a razionalizzare le procedure farraginose e ha raccomandato una gestione unitaria dei fondi destinati ai servizi educativi per i bambini al di sotto dei tre anni d’età. La Corte dei Conti, infatti, ha rintracciato, tra le cause della risposta inadeguata giunta dagli enti locali sull’avviso pubblico per l’aumento dei posti nei nidi, proprio le spese di gestione. Secondo Openpolis, il rischio è che col Pnrr, si (s)materializzino asili nido “fantasma” al Sud e nelle aree interne. E sarebbe una iattura, oltre che una beffa. 

Asili nido, grossi guai. E Mattarella richiama all’ordine sul Pnrr. Il Capo dello Stato, in un videomessaggio indirizzato all’assemblea di Confesercenti, ha ribadito che “in una visione di innovazione e rinnovamento vanno colte pienamente le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza concepito nell’ambito delle iniziative dell’Unione europea per uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile, in piena armonia con gli obiettivi delineati dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite”. Insomma, senza il Pnrr rischiamo grosso. Il Presidente della Repubblica ha spiegato, ancora una volta, che è necessario, per il rilancio dell’economia e del Paese, il massimo sforzo di tutti e la più ampia collaborazione possibile tra tutti i protagonisti di questa delicata e decisiva fase storia italiana. “Il rilancio dell’economia italiana si fonda anzitutto sul consapevole concorso di ogni singolo attore del tessuto produttivo del Paese. Stiamo attraversando anni difficili – ha sottolineato il Capo dello Stato -, prima con la pandemia, ora con l’aggressione portata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, che ha portato la guerra nel cuore dell’Europa. Il dialogo con le istituzioni è essenziale per creare condizioni che consentano alle piccole e medie imprese, agli erogatori di servizi e ai presidi commerciali, di partecipare al consolidamento della nostra economia, generando occupazione e difendendo la coesione sociale, specie nelle aree meno densamente popolate”.
Ma il Pnrr non sta andando, purtroppo, nella giusta direzione. E non è solo “colpa” della scelte del governo su pos e contanti, temi più “caldi” per la polemica tra i partiti piuttosto che in un’analisi d’insieme. Il “guaio” è nella burocrazia, nell’incapacità degli enti locali di liberare energie, sciogliendo lacci e risolvendo impasse procedurali che stanno letteralmente legando il piano, impedendogli di esprimere tutte le sue potenzialità. L’ultima (cattiva) notizia sul Pnrr è arrivata dalla Corte dei Conti. Che ha scoperto come l’Italia non abbia raggiunto una “milestone”, cioè uno degli obiettivi fissati dall’Europa per il Pnrr e ora c’è il rischio che tutto il capitolo sulle strutture per i più piccoli possa impantanarsi nei ritardi e nelle pastoie burocratiche. Un pasticciaccio, quello accertato dalla magistratura contabile che ha accertato il mancato rispetto dell’obiettivo intermedio relativo alla selezione degli interventi da ammettere a finanziamento. Il termine è scaduto il 31 marzo 2022. Ciò ha costretto la Corte dei Conti a evidenziare il rischio che il ritardo accumulatosi possa pregiudicare l’obiettivo intermedio europeo di aggiudicazione dei lavori, il cui termine è fissato nel secondo trimestre del 2023. I giudici contabili, pertanto, hanno invitato il ministero dell’Istruzione a razionalizzare le procedure farraginose e ha raccomandato una gestione unitaria dei fondi destinati ai servizi educativi per i bambini al di sotto dei tre anni d’età. La Corte dei Conti, infatti, ha rintracciato, tra le cause della risposta inadeguata giunta dagli enti locali sull’avviso pubblico per l’aumento dei posti nei nidi, proprio le spese di gestione. Secondo Openpolis, il rischio è che col Pnrr, si (s)materializzino asili nido “fantasma” al Sud e nelle aree interne. E sarebbe una iattura, oltre che una beffa. 

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