POLANSKY HOROWITZ RITORNO IN POLONIA

DI BENEDETTA BASILE

Uscirà il 25 gennaio e sarà in tutte le sale cinematografiche “Polanski Horowitz Hometown – La strada dei ricordi”, un bellissimo ed interessante documentario, presentato al Festival del Cinema di Roma 2022, diretto da Mateusz Kudla e Anna Kokoszka – Romer, in cui Roman Polanski e Ryszard Horowitz tornano in Polonia per condividere i ricordi legati alla loro infanzia.
Il regista e il fotografo, o photocomposer, come si dichiara lui stesso, hanno circa 6 anni di differenza e hanno frequentato lo stesso liceo artistico di Cracovia.
Polanski nacque a Parigi nel 1933, ma la sua famiglia e quella dell’amico, vissero i tempi difficili dell’ Olocausto e sono quindi testimoni della costruzione del ghetto e delle deportazioni nei campi di concentramento dalla loro città, questo lo rende particolarmente legato alla Polonia.
A fine Anni 50 sia Horowitz che Polanski si trasferirono Oltreoceano, quest’ultimo fece prima tappa in Europa, dove trovarono la loro affermazione professionale e da allora non hanno più fatto ritorno insieme a Cracovia, dove si sono dati appuntamento a quasi sessanta anni di distanza per questa speciale occasione.
Tra il regista e il photocomposer, pur avendo vissuto entrambi questa drammatica esperienza, c’è una sostanziale differenza: Roman è scampato dall’esperienza della deportazione ed è stato nascosto e affidato a famiglie diverse, mentre Richard è stato deportato da piccolo ad Auschwitz e in seguito fu salvato da Oskar Schindler, proprio quello del famosissimo film “Schindler’s List” di Steven Spielberg, in cui, infatti, ha fatto una breve apparizione.
Nel documentario vengono ripresi i due amici già al loro incontro in aeroporto e poi quando rivedono la piazza principale di Cracovia, che rievoca loro un sacco di momenti della loro infanzia, una sala cinematografica, le case dove hanno vissuto, la scuola, la sinagoga, il cimitero dove sono sepolti i membri delle loro famiglie, il muro della memoria, il ghetto e, infine, un piccolo villaggio di campagna che è proprio quello dove il regista fu accolto e tenuto nascosto da una famiglia di contadini fino all’arrivo degli americani per la liberazione.
Il documentario è incentrato sul percorso fatto da Polanski e Horowitz nella loro camminata e sulle osservazioni, informazioni, sensazioni ed emozioni che i luoghi rievocano ai due amici.
E’ da notare come i due registi, Kudla e Kokoszka – Romer, in pieno spirito documentaristico, evitino le riprese in posa dei due “narratori”, che nonostante i ricordi tristi e il racconto di un periodo tremendamente buio della storia, fatto di odio razziale, di segregazione, di persecuzione, di lacerazione degli affetti e di condanna a morte, ridono molto, quasi ad esorcizzare e a non lasciarsi troppo “toccare” dai ricordi che riemergono.
I registi raccontano ciò che lega indissolubilmente i due uomini, una parte di vita condivisa, pur essendo molto diversi tra loro.
“Le persone non imparano dalla storia. Non traggono nessuna lezione”, afferma Horowitz, quasi per voler evidenziare la brutalità dell’uomo e la ciclicità delle dimostrazioni di odio, “la mancanza di rispetto per le religioni diverse, per le origini diverse o per il colore della pelle diverso è una cosa molto crudele, che dimostra che la storia si ripete. Tutto si ripete, dopo qualche decennio, la guerra o qualche disordine. Le persone sono sempre crudeli”.
Il documentario è prodotto da Eliseo Entertainment e KRK Film e distribuito da Vision in collaborazione con Europictures, proprio in occasione della giornata mondiale della memoria, celebrata appunto il 25 gennaio, ed è una preziosa testimonianza del tempo che fu, reso “semplice” come una passeggiata di due vecchi amici che si rincontrano dopo tanto tempo e che ricordano i tempi che furono che va raccontata per rendere consapevoli le generazioni future e per evitare che tutto ciò si ripeta.
“Fantasmi. Momenti dimenticati che ritornano alla mente. E’ difficile raccontarli, bisogna averli vissuti. Sono terribili, ma non li voglio cancellare, voglio che rimangano nella memoria come sono, non li voglio deformare” afferma Polanski.

DI BENEDETTA BASILE

Uscirà il 25 gennaio e sarà in tutte le sale cinematografiche “Polanski Horowitz Hometown – La strada dei ricordi”, un bellissimo ed interessante documentario, presentato al Festival del Cinema di Roma 2022, diretto da Mateusz Kudla e Anna Kokoszka – Romer, in cui Roman Polanski e Ryszard Horowitz tornano in Polonia per condividere i ricordi legati alla loro infanzia.
Il regista e il fotografo, o photocomposer, come si dichiara lui stesso, hanno circa 6 anni di differenza e hanno frequentato lo stesso liceo artistico di Cracovia.
Polanski nacque a Parigi nel 1933, ma la sua famiglia e quella dell’amico, vissero i tempi difficili dell’ Olocausto e sono quindi testimoni della costruzione del ghetto e delle deportazioni nei campi di concentramento dalla loro città, questo lo rende particolarmente legato alla Polonia.
A fine Anni 50 sia Horowitz che Polanski si trasferirono Oltreoceano, quest’ultimo fece prima tappa in Europa, dove trovarono la loro affermazione professionale e da allora non hanno più fatto ritorno insieme a Cracovia, dove si sono dati appuntamento a quasi sessanta anni di distanza per questa speciale occasione.
Tra il regista e il photocomposer, pur avendo vissuto entrambi questa drammatica esperienza, c’è una sostanziale differenza: Roman è scampato dall’esperienza della deportazione ed è stato nascosto e affidato a famiglie diverse, mentre Richard è stato deportato da piccolo ad Auschwitz e in seguito fu salvato da Oskar Schindler, proprio quello del famosissimo film “Schindler’s List” di Steven Spielberg, in cui, infatti, ha fatto una breve apparizione.
Nel documentario vengono ripresi i due amici già al loro incontro in aeroporto e poi quando rivedono la piazza principale di Cracovia, che rievoca loro un sacco di momenti della loro infanzia, una sala cinematografica, le case dove hanno vissuto, la scuola, la sinagoga, il cimitero dove sono sepolti i membri delle loro famiglie, il muro della memoria, il ghetto e, infine, un piccolo villaggio di campagna che è proprio quello dove il regista fu accolto e tenuto nascosto da una famiglia di contadini fino all’arrivo degli americani per la liberazione.
Il documentario è incentrato sul percorso fatto da Polanski e Horowitz nella loro camminata e sulle osservazioni, informazioni, sensazioni ed emozioni che i luoghi rievocano ai due amici.
E’ da notare come i due registi, Kudla e Kokoszka – Romer, in pieno spirito documentaristico, evitino le riprese in posa dei due “narratori”, che nonostante i ricordi tristi e il racconto di un periodo tremendamente buio della storia, fatto di odio razziale, di segregazione, di persecuzione, di lacerazione degli affetti e di condanna a morte, ridono molto, quasi ad esorcizzare e a non lasciarsi troppo “toccare” dai ricordi che riemergono.
I registi raccontano ciò che lega indissolubilmente i due uomini, una parte di vita condivisa, pur essendo molto diversi tra loro.
“Le persone non imparano dalla storia. Non traggono nessuna lezione”, afferma Horowitz, quasi per voler evidenziare la brutalità dell’uomo e la ciclicità delle dimostrazioni di odio, “la mancanza di rispetto per le religioni diverse, per le origini diverse o per il colore della pelle diverso è una cosa molto crudele, che dimostra che la storia si ripete. Tutto si ripete, dopo qualche decennio, la guerra o qualche disordine. Le persone sono sempre crudeli”.
Il documentario è prodotto da Eliseo Entertainment e KRK Film e distribuito da Vision in collaborazione con Europictures, proprio in occasione della giornata mondiale della memoria, celebrata appunto il 25 gennaio, ed è una preziosa testimonianza del tempo che fu, reso “semplice” come una passeggiata di due vecchi amici che si rincontrano dopo tanto tempo e che ricordano i tempi che furono che va raccontata per rendere consapevoli le generazioni future e per evitare che tutto ciò si ripeta.
“Fantasmi. Momenti dimenticati che ritornano alla mente. E’ difficile raccontarli, bisogna averli vissuti. Sono terribili, ma non li voglio cancellare, voglio che rimangano nella memoria come sono, non li voglio deformare” afferma Polanski.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli