Politica e coronavirus Conte sotto assedio anche da parte dei suoi

Con la lenta ma costante discesa dei numeri di contagi e decessi provocati dal coronavirus si avvicinano i tempi per avviare la Fase 2, ovvero la ripresa graduale delle attività produttive ed anche della liberta’ di movimento degli italiani. Il lungo periodo di fermo di tante industrie, negozi, uffici ha comportato e sta comportando un grande danno economico e sociale che, forse, nemmeno le distruzioni della seconda guerra mondiale hanno arrecato. In nome della tutela della salute, un principio sacrosanto, tutta l’Italia e’ diventata “zona rossa” con non pochi sacrifici per tutti, ma gli italiani hanno dimostrato, tra marzo ed aprile, grande compattezza e solidarieta’, accettando limitazioni e “confinamenti” stupendo tutto il mondo ed anche noi stessi. In attesa del vaccino che verra’, i tempi che ci vorranno sembrano abbastanza lunghi, dovremo abituarci a convivere con questo morbo, ma certo non si puo’ restare ancora per molto confinati dentro casa ne’ il Paese puo’ restare bloccato. Bisogna ripartire e la politica, rimasta anch’essa a lungo in quarantena, sta scaldando i motori. I nostri governanti, dopo l’imposizione di tanti divieti, devono ora dire quando e come intendono far ripartire il Paese. E qui vengono i dolori per il governo giallorosso di Giuseppe Conte. Il fatto e’ che ogni forza politica, sia di maggioranza che di opposizione, ha la sua ricetta per la ricostruzione di un tessuto economico, sociale e culturale che il coronavirus ha tremendamente sfilacciato. Ma mentre e’ normale, sia pure in una situazione di crisi, che le opposizioni critichino l’operato del governo, non e’ altrettanto normale che critiche ed osservazioni vengano anche dall’interno delle forze che sostengono e compongono l’esecutivo. Da tempo, in effetti, sono emerse crepe nell’alleanza tra M5S e Pd, ma il voto al Parlamento europeo sulle misure da adottare a livello UE per affrontare la grave crisi in cui versa l’intero “vecchio continente”, sia pure in modo differenziato, che ha visto pentastellati e partito democratico su fronti opposti, non depone a favore della saldezza del governo nelle prossime settimane. A mostrare insofferenza nei confronti dei cinquestelle e’ soprattutto Matteo Renzi, che pure per primo aveva sollecitato la nascita dell’esecutivo giallorosso per bloccare la Lega di Matteo Salvini ed il centrodestra, ma anche nel Pd, anche ai massimi vertici, si manifesta grande malumore per l’atteggiamento del M5S e di certe sue frange (vedi prese di posizione di Alessandro Di Battista). In questo contesto, sono molti i settori politici e parlamentari che guardano con favore ad un cambio di cavallo, ovvero giu’ Conte per favorire l’ingresso a Palazzo Chigi, non importa con che maggioranza, di Mario Draghi o Vittorio Colao, entrambi considerati piu’ idonei dell'”avvocato del popolo” a portare l’Italia fuori dai gorghi della crisi provocata dal coronavirus. L’attuale presidente del Consiglio si sente quindi sotto assedio ed e’ conscio che non puo’ contare sulla compattezza dei suoi sostenitori. Anzi. E’ consapevole che qualcuno sta lavorando per rimuoverlo. Anche per questo ha sferrato un duro attacco dagli schermi televisivi al leader della Lega ed a Giorgia Meloni quando ha annunciato il prolungamento al 3 maggio delle misure restrittive anti-covid. Un tentativo di compattamento delle sue “truppe” che pero’ non sembra riuscito. Nelle ore piu’ difficili degli inizi di marzo, Conte si era richiamato a Winston Churchill e alla sua “ora piu’ buia”  per dire che, come la Gran Bretagna affronto’ e vinse la guerra contro la Germania nazista, anche noi “ce la faremo” contro il coronavirus. Chissa’ pero’ se si ricorda che dopo la vittoria contro Hitler,  Churchill perse le elezioni ed il premierato.  

Giuseppe Leone

Con la lenta ma costante discesa dei numeri di contagi e decessi provocati dal coronavirus si avvicinano i tempi per avviare la Fase 2, ovvero la ripresa graduale delle attività produttive ed anche della liberta’ di movimento degli italiani. Il lungo periodo di fermo di tante industrie, negozi, uffici ha comportato e sta comportando un grande danno economico e sociale che, forse, nemmeno le distruzioni della seconda guerra mondiale hanno arrecato. In nome della tutela della salute, un principio sacrosanto, tutta l’Italia e’ diventata “zona rossa” con non pochi sacrifici per tutti, ma gli italiani hanno dimostrato, tra marzo ed aprile, grande compattezza e solidarieta’, accettando limitazioni e “confinamenti” stupendo tutto il mondo ed anche noi stessi. In attesa del vaccino che verra’, i tempi che ci vorranno sembrano abbastanza lunghi, dovremo abituarci a convivere con questo morbo, ma certo non si puo’ restare ancora per molto confinati dentro casa ne’ il Paese puo’ restare bloccato. Bisogna ripartire e la politica, rimasta anch’essa a lungo in quarantena, sta scaldando i motori. I nostri governanti, dopo l’imposizione di tanti divieti, devono ora dire quando e come intendono far ripartire il Paese. E qui vengono i dolori per il governo giallorosso di Giuseppe Conte. Il fatto e’ che ogni forza politica, sia di maggioranza che di opposizione, ha la sua ricetta per la ricostruzione di un tessuto economico, sociale e culturale che il coronavirus ha tremendamente sfilacciato. Ma mentre e’ normale, sia pure in una situazione di crisi, che le opposizioni critichino l’operato del governo, non e’ altrettanto normale che critiche ed osservazioni vengano anche dall’interno delle forze che sostengono e compongono l’esecutivo. Da tempo, in effetti, sono emerse crepe nell’alleanza tra M5S e Pd, ma il voto al Parlamento europeo sulle misure da adottare a livello UE per affrontare la grave crisi in cui versa l’intero “vecchio continente”, sia pure in modo differenziato, che ha visto pentastellati e partito democratico su fronti opposti, non depone a favore della saldezza del governo nelle prossime settimane. A mostrare insofferenza nei confronti dei cinquestelle e’ soprattutto Matteo Renzi, che pure per primo aveva sollecitato la nascita dell’esecutivo giallorosso per bloccare la Lega di Matteo Salvini ed il centrodestra, ma anche nel Pd, anche ai massimi vertici, si manifesta grande malumore per l’atteggiamento del M5S e di certe sue frange (vedi prese di posizione di Alessandro Di Battista). In questo contesto, sono molti i settori politici e parlamentari che guardano con favore ad un cambio di cavallo, ovvero giu’ Conte per favorire l’ingresso a Palazzo Chigi, non importa con che maggioranza, di Mario Draghi o Vittorio Colao, entrambi considerati piu’ idonei dell'”avvocato del popolo” a portare l’Italia fuori dai gorghi della crisi provocata dal coronavirus. L’attuale presidente del Consiglio si sente quindi sotto assedio ed e’ conscio che non puo’ contare sulla compattezza dei suoi sostenitori. Anzi. E’ consapevole che qualcuno sta lavorando per rimuoverlo. Anche per questo ha sferrato un duro attacco dagli schermi televisivi al leader della Lega ed a Giorgia Meloni quando ha annunciato il prolungamento al 3 maggio delle misure restrittive anti-covid. Un tentativo di compattamento delle sue “truppe” che pero’ non sembra riuscito. Nelle ore piu’ difficili degli inizi di marzo, Conte si era richiamato a Winston Churchill e alla sua “ora piu’ buia”  per dire che, come la Gran Bretagna affronto’ e vinse la guerra contro la Germania nazista, anche noi “ce la faremo” contro il coronavirus. Chissa’ pero’ se si ricorda che dopo la vittoria contro Hitler,  Churchill perse le elezioni ed il premierato.  

Giuseppe Leone

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