POLITICA: QUIRINALE OFF LIMITS PER MARIO DRAGHI

Mario Draghi non ha mai detto di volersi candidare per il Quirinale sia perché alla presidenza della Repubblica non ci si candida ma si viene candidati, sia per rispetto nei confronti di Sergio Mattarella che solo tra un mese circa arriverà al termine del suo settennato e che, in più riprese, nonostante i solleciti di quasi tutto l’arco politico ad accettare un secondo mandato sia pure di qualche anno, ha nettamente rifiutato di prolungare la sua permanenza ai vertici dello Stato. Il suo silenzio sulla questione è stato variamente commentato, ma una cosa è certa: tutti i partiti, ad eccezione di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, sono concordi nel dire che SuperMario non deve lasciare Palazzo Chigi per approdare al Quirinale. E non solo le forze politiche sono concordi nel ritenere che Draghi debba proseguire la sua opera di presidente del Consiglio, ma anche dal mondo dell’economia e da prestigiosi organi di informazione come il britannico “The Economist” vengono appelli e richieste al nostro premier di restare alla guida del governo. Certo, gli interessi sono i più diversi. C’è chi, come il M5S (ma non è il solo perché sia alla Camera che al Senato sono tanti a non volere l’ascesa di Draghi al Colle) teme che con la sua elezione a capo dello Stato il ritorno anticipato alle urne nel 2022 sia inevitabile e, vista la riduzione del numero dei senatori (da 315 a 200) e dei deputati (da 630 a 400), nonché il mutamento elettorale attestato dai vari sondaggi effettuati rispetto al 2018, per molti parlamentari significherebbe tornare definitivamente a casa con un anno di anticipo. C’è chi, poi, ritiene che per l’attuazione del PNRR e per i rapporti con l’Unione Europea la permanenza dell’ex presidente della Bce a Palazzo Chigi sia essenziale. Infine, a tentare di sbarrare la strada verso il Quirinale a Draghi, c’è una valutazione strettamente politica: solo lui, infatti, sembra in grado di garantire la sopravvivenza di un governo nel quale, ad eccezione di FdI, sono tutti presenti. Senza di lui, è il parere di molti commentatori politici, sarebbe impossibile mantenere in vita un esecutivo che va dalla Lega a LeU e, quindi, l’attuale situazione parlamentare diventerebbe insostenibile con il rischio, anche in questo caso, di elezioni anticipate. Dunque, il Quirinale è “off limits” per Draghi? Sembrerebbe di sì anche se il 30 per cento degli italiani vedrebbe volentieri SuperMario quale successore di Mattarella. Per gli altri nomi di “papabili”, ovvero l’attuale ministro della Giustizia Marta Cartabia, il leader di Fi Silvio Berlusconi, il commissario europeo Paolo Gentiloni, l’immarcescibile Giuliano Amato, attualmente giudice costituzionale, e l’immancabile PierFerdinando Casini, oltre altri outsider, il gradimento degli italiani è molto minore. Come si vede, la situazione è alquanto ingarbugliata e solo Draghi, forse, potrebbe portare chiarezza. Il prolungamento dello stato di emergenza fino al 31 marzo del 2022 potrebbe significare che SuperMario abbia rinunciato al Quirinale perché, se la nave è in difficoltà, il comandante non lascia l’imbarcazione in pericolo. E l’ex presidente della Bce non è il tipo di rifuggire dall’assumersi le proprie responsabilità. Nel contempo, però, se i partiti che lo sostengono vogliono tenerlo a forza a Palazzo Chigi per risolvere i loro problemi e non quelli del Paese, Draghi potrebbe comunque lasciare la presidenza del Consiglio perché è ben conscio che, più ci si avvicina alla scadenza elettorale (comunque fissata al 2023), più aumenterà la litigiosità tra le forze politiche che lo sostengono rendendo difficile l’operato del governo.

Giuseppe Leone

Mario Draghi non ha mai detto di volersi candidare per il Quirinale sia perché alla presidenza della Repubblica non ci si candida ma si viene candidati, sia per rispetto nei confronti di Sergio Mattarella che solo tra un mese circa arriverà al termine del suo settennato e che, in più riprese, nonostante i solleciti di quasi tutto l’arco politico ad accettare un secondo mandato sia pure di qualche anno, ha nettamente rifiutato di prolungare la sua permanenza ai vertici dello Stato. Il suo silenzio sulla questione è stato variamente commentato, ma una cosa è certa: tutti i partiti, ad eccezione di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, sono concordi nel dire che SuperMario non deve lasciare Palazzo Chigi per approdare al Quirinale. E non solo le forze politiche sono concordi nel ritenere che Draghi debba proseguire la sua opera di presidente del Consiglio, ma anche dal mondo dell’economia e da prestigiosi organi di informazione come il britannico “The Economist” vengono appelli e richieste al nostro premier di restare alla guida del governo. Certo, gli interessi sono i più diversi. C’è chi, come il M5S (ma non è il solo perché sia alla Camera che al Senato sono tanti a non volere l’ascesa di Draghi al Colle) teme che con la sua elezione a capo dello Stato il ritorno anticipato alle urne nel 2022 sia inevitabile e, vista la riduzione del numero dei senatori (da 315 a 200) e dei deputati (da 630 a 400), nonché il mutamento elettorale attestato dai vari sondaggi effettuati rispetto al 2018, per molti parlamentari significherebbe tornare definitivamente a casa con un anno di anticipo. C’è chi, poi, ritiene che per l’attuazione del PNRR e per i rapporti con l’Unione Europea la permanenza dell’ex presidente della Bce a Palazzo Chigi sia essenziale. Infine, a tentare di sbarrare la strada verso il Quirinale a Draghi, c’è una valutazione strettamente politica: solo lui, infatti, sembra in grado di garantire la sopravvivenza di un governo nel quale, ad eccezione di FdI, sono tutti presenti. Senza di lui, è il parere di molti commentatori politici, sarebbe impossibile mantenere in vita un esecutivo che va dalla Lega a LeU e, quindi, l’attuale situazione parlamentare diventerebbe insostenibile con il rischio, anche in questo caso, di elezioni anticipate. Dunque, il Quirinale è “off limits” per Draghi? Sembrerebbe di sì anche se il 30 per cento degli italiani vedrebbe volentieri SuperMario quale successore di Mattarella. Per gli altri nomi di “papabili”, ovvero l’attuale ministro della Giustizia Marta Cartabia, il leader di Fi Silvio Berlusconi, il commissario europeo Paolo Gentiloni, l’immarcescibile Giuliano Amato, attualmente giudice costituzionale, e l’immancabile PierFerdinando Casini, oltre altri outsider, il gradimento degli italiani è molto minore. Come si vede, la situazione è alquanto ingarbugliata e solo Draghi, forse, potrebbe portare chiarezza. Il prolungamento dello stato di emergenza fino al 31 marzo del 2022 potrebbe significare che SuperMario abbia rinunciato al Quirinale perché, se la nave è in difficoltà, il comandante non lascia l’imbarcazione in pericolo. E l’ex presidente della Bce non è il tipo di rifuggire dall’assumersi le proprie responsabilità. Nel contempo, però, se i partiti che lo sostengono vogliono tenerlo a forza a Palazzo Chigi per risolvere i loro problemi e non quelli del Paese, Draghi potrebbe comunque lasciare la presidenza del Consiglio perché è ben conscio che, più ci si avvicina alla scadenza elettorale (comunque fissata al 2023), più aumenterà la litigiosità tra le forze politiche che lo sostengono rendendo difficile l’operato del governo.

Giuseppe Leone

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