Pompa Magna l’Antitrust indaga sui signori del petrolio

Pompa magna, l’Antitrust bussa alle compagnie petrolifere. Raffica di controlli e ispezioni, l’autorità garante per la concorrenza e il mercato manda i finanzieri negli uffici di alcune delle più note imprese del settore. L’obiettivo: vederci chiaro attorno all’esplosione dei prezzi alla pompa dopo il 1 gennaio quando sono scaduti i tagli alle accise decretati dal governo Draghi e non confermati dall’esecutivo Meloni.
L’Agcm ha comunicato in una nota ufficiale di aver “svolto ispezioni nelle sedi delle società Eni Spa, Esso Italiana Srl, Italiana Petroli Spa, Kuwait Petroleum Italia Spa e Tamoil Italia Spa”. L’authority, presieduta da Carlo Rustichelli, ha fatto sapere che “i procedimenti sono stati avviati anche sulla base della documentazione tempestivamente fornita dalla Guardia di Finanza in merito alle infrazioni accertate sui prezzi dei carburanti praticati da oltre mille pompe di benzina distribuite su tutto il territorio nazionale”. Secondo i rilievi dell’Antitrust, le compagnie petrolifere avrebbero attuato condotte in difformità rispetto al codice del consumo. In particolare, l’Agcm ha spiegato di aver “avviato le istruttorie in quanto la documentazione e i dati trasmessi dalla Guardia di finanza farebbero emergere da parte delle compagnie petrolifere condotte riconducibili alla omessa diligenza sui controlli rispetto alla rete dei distributori, in violazione dell’articolo 20 del Codice del Consumo”. In pratica, sta indagando sull’ipotesi di pratiche commerciali scorretti. In particolare, secondo i rilievi dell’authority “in numerosi casi è risultata difformità tra il prezzo pubblicizzato e quello più alto in realtà applicato; in altri è stata riscontrata l’omessa esposizione del prezzo praticato, ovvero l’omessa comunicazione al portale Osservaprezzi Carburanti, utile al consumatore per trovare la pompa con il prezzo più basso”. Inoltre, ha aggiunto Agcm: “Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori”.
Tra le società coinvolte, c’è dunque Eni. Che, ieri pomeriggio per il tramite di un portavoce, ha spiegato che l’azienda vuole collaborare con l’Antitrust anche se rivendica di non aver mai messo in campo azioni scorrette a svantaggio dei consumatori. “Stiamo prestando all’Autorità piena collaborazione nell`ambito dell’istruttoria, e confermiamo la totale correttezza del nostro operato nonché di avere già adottato da tempo ogni misura contrattuale od operativa contro eventuali comportamenti impropri”.

La notizia dell’avvio delle procedure nei confronti delle compagnie ha riscosso il plauso dei consumatori. Il Codacons rivendica che l’Agcm si è mossa grazie a un esposto presentato da loro sui prezzi della benzina. Consumerismo si augura che venga fatta chiarezza: “Si è fatto presto in questi giorni a gridare prima alla speculazione da parte dei distributori e gestori e poi alla totale responsabilità delle dinamiche legate alla componente fiscale dei carburanti, mentre le compagnie petrolifere come al solito uscivano indenne dal dibattito. La verità è che i prezzi in Italia sono da tempo soggetti a stranezze sia fiscali (se il prezzo aumenta sui mercati anche lo Stato ci guadagna) sia sul fronte del disallineamento tra quotazioni del petrolio e prezzi alla pompa. Per questo nei giorni scorsi abbiamo chiesto che si faccia chiarezza sulla dinamica dei prezzi di produzione e questa chiarezza può farla solo l’Antitrust”. Oggi pomeriggio l’incontro benzinai-governo.

Pompa magna, l’Antitrust bussa alle compagnie petrolifere. Raffica di controlli e ispezioni, l’autorità garante per la concorrenza e il mercato manda i finanzieri negli uffici di alcune delle più note imprese del settore. L’obiettivo: vederci chiaro attorno all’esplosione dei prezzi alla pompa dopo il 1 gennaio quando sono scaduti i tagli alle accise decretati dal governo Draghi e non confermati dall’esecutivo Meloni.
L’Agcm ha comunicato in una nota ufficiale di aver “svolto ispezioni nelle sedi delle società Eni Spa, Esso Italiana Srl, Italiana Petroli Spa, Kuwait Petroleum Italia Spa e Tamoil Italia Spa”. L’authority, presieduta da Carlo Rustichelli, ha fatto sapere che “i procedimenti sono stati avviati anche sulla base della documentazione tempestivamente fornita dalla Guardia di Finanza in merito alle infrazioni accertate sui prezzi dei carburanti praticati da oltre mille pompe di benzina distribuite su tutto il territorio nazionale”. Secondo i rilievi dell’Antitrust, le compagnie petrolifere avrebbero attuato condotte in difformità rispetto al codice del consumo. In particolare, l’Agcm ha spiegato di aver “avviato le istruttorie in quanto la documentazione e i dati trasmessi dalla Guardia di finanza farebbero emergere da parte delle compagnie petrolifere condotte riconducibili alla omessa diligenza sui controlli rispetto alla rete dei distributori, in violazione dell’articolo 20 del Codice del Consumo”. In pratica, sta indagando sull’ipotesi di pratiche commerciali scorretti. In particolare, secondo i rilievi dell’authority “in numerosi casi è risultata difformità tra il prezzo pubblicizzato e quello più alto in realtà applicato; in altri è stata riscontrata l’omessa esposizione del prezzo praticato, ovvero l’omessa comunicazione al portale Osservaprezzi Carburanti, utile al consumatore per trovare la pompa con il prezzo più basso”. Inoltre, ha aggiunto Agcm: “Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil non avrebbero adottato misure o iniziative idonee a prevenire e a contrastare queste condotte illecite a danno dei consumatori”.
Tra le società coinvolte, c’è dunque Eni. Che, ieri pomeriggio per il tramite di un portavoce, ha spiegato che l’azienda vuole collaborare con l’Antitrust anche se rivendica di non aver mai messo in campo azioni scorrette a svantaggio dei consumatori. “Stiamo prestando all’Autorità piena collaborazione nell`ambito dell’istruttoria, e confermiamo la totale correttezza del nostro operato nonché di avere già adottato da tempo ogni misura contrattuale od operativa contro eventuali comportamenti impropri”.

La notizia dell’avvio delle procedure nei confronti delle compagnie ha riscosso il plauso dei consumatori. Il Codacons rivendica che l’Agcm si è mossa grazie a un esposto presentato da loro sui prezzi della benzina. Consumerismo si augura che venga fatta chiarezza: “Si è fatto presto in questi giorni a gridare prima alla speculazione da parte dei distributori e gestori e poi alla totale responsabilità delle dinamiche legate alla componente fiscale dei carburanti, mentre le compagnie petrolifere come al solito uscivano indenne dal dibattito. La verità è che i prezzi in Italia sono da tempo soggetti a stranezze sia fiscali (se il prezzo aumenta sui mercati anche lo Stato ci guadagna) sia sul fronte del disallineamento tra quotazioni del petrolio e prezzi alla pompa. Per questo nei giorni scorsi abbiamo chiesto che si faccia chiarezza sulla dinamica dei prezzi di produzione e questa chiarezza può farla solo l’Antitrust”. Oggi pomeriggio l’incontro benzinai-governo.
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