POMPA MAGNA

Il prezzo dei carburanti continua a salire, il governo chiama la Finanza mentre l’Antitrust chiede alle fiamme gialle di vagliare gli atti per verificare se ci sono in atto fenomeni speculativi e distorsivi del mercato. E intanto il ministero dell’Ambiente pubblica i dati sui costi che ridimensionano la polemica. La giornata di ieri è stata interamente dedicata all’emergenza legata ai prezzi della benzina e del diesel. Il consiglio dei ministri si è riunito per fare il punto della situazione e nella maggioranza di centrodestra qualche crepa s’è registrata. Se per l’esecutivo, infatti, si teme che dietro gli aumenti possa esserci l’ombra della speculazione, Forza Italia, pur convinta della necessità di verificare cosa stia accadendo, smentisce ogni ipotesi del genere. L’analisi è arrivata dai numeri pubblicati nel bollettino settimanale di monitoraggio dei prezzi pubblicato dal Ministero dell’Ambiente. I dati parlano di un prezzo medio, conteggiato su mille litri, di 1812,01 euro per la benzina. Il costo netto è di 765,85 euro in quanto 728,40 se ne vanno in accise e 326,76 per l’Iva). Per il diesel, invece, il dicastero ha conteggiato (sempre sui mille litri) un prezzo medio di 1.868,13 euro, somma complessiva tra il netto (913,85), il peso delle accise (617,40) e dell’Iva (336,88). I ministro Gilberto Pichetto Fratin ha commentato i dati, a Porta a Porta così: “Abbiamo rilevato dovrebbe esserci una stabilizzazione su questi prezzi”.
Per Luca Squeri, responsabile Energia Fi: “I dati del ministero dell’Ambiente sui prezzi della benzina nella prima settimana di gennaio fanno finalmente chiarezza rispetto alla lettura distorta dei fatti che è stata data in questi giorni. I prezzi alla pompa sono aumentati di una cifra addirittura inferiore a quella delle accise reintrodotte”. E dunque ha aggiunto: “Le inadempienze segnalate dalla Gdf riguardano, nella maggior parte dei casi, questioni burocratiche che nulla hanno a che vedere con i prezzi finali agli automobilisti. Nessuna speculazione da parte dei gestori di impianti di carburanti”.
I consumatori del Codacons non condividono però questa analisi. La beffa, secondo la ricostruzione dell’organizzazione dei consumatori, è da rintracciare nel fatto che mentre gli aumenti non accennano ad arrestare la propria corsa, cogliendo punte inedite di 2,42 euro al litro in alcuni territori come l’Isola del Giglio, il prezzo del petrolio greggio precipita sulle piazze internazionali sotto gli ottanta dollari al barile (a poco più di 75 dollari ieri). Questo fatto ha fatto rizzare le antenne al Codacons che in una nota denuncia: “Al netto del rialzo delle accise i prezzi alla pompa di benzina e gasolio dovevano scendere sensibilmente per effetto del crollo delle quotazioni petrolifere, ma così non è stato, come dimostrano i dati del Ministero ed è qui – e non certo sull’aumento della tassazione – che potrebbero annidarsi anomalie o speculazioni”.
Intanto nel pomeriggio, il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti ha incontrato, a Palazzo Chigi, il comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, per fare il punto della situazione sui prezzi e sull’andamento dei costi alla pompa per i cittadini. Spettatore più che interessato del summit a palazzo, è stato il presidente dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato Roberto Rustichelli. L’Antitrust, infatti, vuole vederci chiaro e prepara un’iniziativa per verificare se ci siano state pratiche commerciali scorrette ai danni degli automobilisti italiani e ha chiesto la collaborazione dei finanzieri “al fine di acquisire la documentazione inerente ai controlli effettuati sui prezzi dei carburanti, con riferimento alle violazioni accertate”.
Chi ha già annunciato di essere pronto a collaborare e monitorare la situazione è stato l’ad di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi. Che, peraltro, ha già fornito qualche dato sulla situazione riguardante i punti di rifornimento sulle arterie autostradali di competenza: “Abbiamo fornito i rilievi condotti e c’è un differenziale in certi casi molto importante ma questo non viene gestito da Autostrade per l’Italia ma dalle società petrolifere. Ci sono differenziali anche di 33-34 centesimi per litro in media tra il self e il servito”.
Il prezzo dei carburanti continua a salire, il governo chiama la Finanza mentre l’Antitrust chiede alle fiamme gialle di vagliare gli atti per verificare se ci sono in atto fenomeni speculativi e distorsivi del mercato. E intanto il ministero dell’Ambiente pubblica i dati sui costi che ridimensionano la polemica. La giornata di ieri è stata interamente dedicata all’emergenza legata ai prezzi della benzina e del diesel. Il consiglio dei ministri si è riunito per fare il punto della situazione e nella maggioranza di centrodestra qualche crepa s’è registrata. Se per l’esecutivo, infatti, si teme che dietro gli aumenti possa esserci l’ombra della speculazione, Forza Italia, pur convinta della necessità di verificare cosa stia accadendo, smentisce ogni ipotesi del genere. L’analisi è arrivata dai numeri pubblicati nel bollettino settimanale di monitoraggio dei prezzi pubblicato dal Ministero dell’Ambiente. I dati parlano di un prezzo medio, conteggiato su mille litri, di 1812,01 euro per la benzina. Il costo netto è di 765,85 euro in quanto 728,40 se ne vanno in accise e 326,76 per l’Iva). Per il diesel, invece, il dicastero ha conteggiato (sempre sui mille litri) un prezzo medio di 1.868,13 euro, somma complessiva tra il netto (913,85), il peso delle accise (617,40) e dell’Iva (336,88). I ministro Gilberto Pichetto Fratin ha commentato i dati, a Porta a Porta così: “Abbiamo rilevato dovrebbe esserci una stabilizzazione su questi prezzi”.
Per Luca Squeri, responsabile Energia Fi: “I dati del ministero dell’Ambiente sui prezzi della benzina nella prima settimana di gennaio fanno finalmente chiarezza rispetto alla lettura distorta dei fatti che è stata data in questi giorni. I prezzi alla pompa sono aumentati di una cifra addirittura inferiore a quella delle accise reintrodotte”. E dunque ha aggiunto: “Le inadempienze segnalate dalla Gdf riguardano, nella maggior parte dei casi, questioni burocratiche che nulla hanno a che vedere con i prezzi finali agli automobilisti. Nessuna speculazione da parte dei gestori di impianti di carburanti”.
I consumatori del Codacons non condividono però questa analisi. La beffa, secondo la ricostruzione dell’organizzazione dei consumatori, è da rintracciare nel fatto che mentre gli aumenti non accennano ad arrestare la propria corsa, cogliendo punte inedite di 2,42 euro al litro in alcuni territori come l’Isola del Giglio, il prezzo del petrolio greggio precipita sulle piazze internazionali sotto gli ottanta dollari al barile (a poco più di 75 dollari ieri). Questo fatto ha fatto rizzare le antenne al Codacons che in una nota denuncia: “Al netto del rialzo delle accise i prezzi alla pompa di benzina e gasolio dovevano scendere sensibilmente per effetto del crollo delle quotazioni petrolifere, ma così non è stato, come dimostrano i dati del Ministero ed è qui – e non certo sull’aumento della tassazione – che potrebbero annidarsi anomalie o speculazioni”.
Intanto nel pomeriggio, il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti ha incontrato, a Palazzo Chigi, il comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, per fare il punto della situazione sui prezzi e sull’andamento dei costi alla pompa per i cittadini. Spettatore più che interessato del summit a palazzo, è stato il presidente dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato Roberto Rustichelli. L’Antitrust, infatti, vuole vederci chiaro e prepara un’iniziativa per verificare se ci siano state pratiche commerciali scorrette ai danni degli automobilisti italiani e ha chiesto la collaborazione dei finanzieri “al fine di acquisire la documentazione inerente ai controlli effettuati sui prezzi dei carburanti, con riferimento alle violazioni accertate”.
Chi ha già annunciato di essere pronto a collaborare e monitorare la situazione è stato l’ad di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi. Che, peraltro, ha già fornito qualche dato sulla situazione riguardante i punti di rifornimento sulle arterie autostradali di competenza: “Abbiamo fornito i rilievi condotti e c’è un differenziale in certi casi molto importante ma questo non viene gestito da Autostrade per l’Italia ma dalle società petrolifere. Ci sono differenziali anche di 33-34 centesimi per litro in media tra il self e il servito”.
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