PONTE MANIA

E’ ufficiale: il ponte sullo stretto è una priorità per il governo Meloni. Una tematica che impazza da decenni sulle prime pagine dei giornali. La maestosa opera sembra essere un pilastro portante dell’esecutivo della coalizione del centrodestra e la prova comprovata è l’articolo 82 della manovra varata, intitolato: “collegamento stabile, viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente”. Nell’articolo, che nella bozza precedente non c’era, si spiega che “al fine di rilanciare l’economia del Paese attraverso il completamento della rete infrastrutturale primaria e contribuire agli obiettivi dell’Unione europea relativi alla Rete transeuropea dei trasporti, il collegamento stabile, viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente ed opere connesse è opera prioritaria e di preminente interesse nazionale”. Insomma: è scritto nero su bianco nel primo e corposo provvedimento di questo Governo che va a stanziare i fondi economici per il prossimo anno cadenzando le priorità da perseguire, che il ponte sullo stretto “S’ha da fare!”.
Il ciclico tormentone del “realizzeremo il ponte sullo Stretto di Messina” negli anni, da progetto concreto si è trasformato quasi in leggenda. E, invece, pare che il Governo Meloni abbia la seria intenzione di realizzarlo. Da mesi il regista di questa opera strutturale è il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che spinge incessantemente, attraverso incontri e dichiarazioni alla stampa, l’opera faraonica nel Sud dello Stivale. “Faremo il ponte più avveniristico, più green, più incredibile e fruibile del mondo”.Assicura Matteo Salvini, parlando del ponte di Messina. Nel corso di un convegno Salvini stima che per realizzare l’opera “di miliardi ne serviranno, stime alla mano, 8-9 stando bassi”. Inoltre il vicepremier ieri mattina ha acceso il semaforo verde per il gruppo di lavoro per le infrastrutture di Calabria e Sicilia come garantito nel corso di un vertice dell’8 novembre scorso, coinvolgendo oltre ai governatori anche i Comuni di Messina e Reggio Calabria. L’obiettivo è studiare le esigenze di Sicilia e Calabria anche in considerazione del progetto sul Ponte. “Con il Ponte sullo Stretto e l’Alta Velocità riusciremo a portare la ricchezza che proviene dall’Oriente e transita nel Mediterraneo direttamente nel Nord Europa attraverso l’Italia. Questo è il nostro obiettivo”. Fa eco a Salvini il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, intervenendo all’assemblea dell’Alis (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile). Al leader della Lega, farà capo la fetta più consistente del Pnrr con 40,4 miliardi di fondi europei e altri 21 del Fondo nazionale complementare ma in tanti gli suggeriscono “prudenza”. Come il presidente proprio di Alis, Guido Grimaldi. Cinque milioni e mezzo di camion in meno sulle strade, oltre 5 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate e aumenti di efficienza per 6,8 miliardi di euro, di cui oltre 5 miliardi di euro sotto forma di risparmi sui beni al consumo per le famiglie. Sono questi i risultati dell’intermodalità marittima e ferroviaria, nel 2022, in Italia, rivendicati dall’assemblea di Alis . “Siamo l’unica scelta di trasporto sostenibile oggi disponibile – afferma Guido Grimaldi – visto che i veicoli elettrici non sono ancora in grado di coprire lunghe distanze e che le tecnologie alternative come il gnl hanno costi elevatissimi”. Chiede quindi, una defiscalizzazione, la rapida attuazione degli investimenti del Pnrr e incentivi per rendere più attraente il settore. A partire dal Marebonus, “che va portato – è la richiesta di Grimaldi – da 20 milioni a 100 milioni all’anno”.

E’ ufficiale: il ponte sullo stretto è una priorità per il governo Meloni. Una tematica che impazza da decenni sulle prime pagine dei giornali. La maestosa opera sembra essere un pilastro portante dell’esecutivo della coalizione del centrodestra e la prova comprovata è l’articolo 82 della manovra varata, intitolato: “collegamento stabile, viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente”. Nell’articolo, che nella bozza precedente non c’era, si spiega che “al fine di rilanciare l’economia del Paese attraverso il completamento della rete infrastrutturale primaria e contribuire agli obiettivi dell’Unione europea relativi alla Rete transeuropea dei trasporti, il collegamento stabile, viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente ed opere connesse è opera prioritaria e di preminente interesse nazionale”. Insomma: è scritto nero su bianco nel primo e corposo provvedimento di questo Governo che va a stanziare i fondi economici per il prossimo anno cadenzando le priorità da perseguire, che il ponte sullo stretto “S’ha da fare!”.
Il ciclico tormentone del “realizzeremo il ponte sullo Stretto di Messina” negli anni, da progetto concreto si è trasformato quasi in leggenda. E, invece, pare che il Governo Meloni abbia la seria intenzione di realizzarlo. Da mesi il regista di questa opera strutturale è il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che spinge incessantemente, attraverso incontri e dichiarazioni alla stampa, l’opera faraonica nel Sud dello Stivale. “Faremo il ponte più avveniristico, più green, più incredibile e fruibile del mondo”.Assicura Matteo Salvini, parlando del ponte di Messina. Nel corso di un convegno Salvini stima che per realizzare l’opera “di miliardi ne serviranno, stime alla mano, 8-9 stando bassi”. Inoltre il vicepremier ieri mattina ha acceso il semaforo verde per il gruppo di lavoro per le infrastrutture di Calabria e Sicilia come garantito nel corso di un vertice dell’8 novembre scorso, coinvolgendo oltre ai governatori anche i Comuni di Messina e Reggio Calabria. L’obiettivo è studiare le esigenze di Sicilia e Calabria anche in considerazione del progetto sul Ponte. “Con il Ponte sullo Stretto e l’Alta Velocità riusciremo a portare la ricchezza che proviene dall’Oriente e transita nel Mediterraneo direttamente nel Nord Europa attraverso l’Italia. Questo è il nostro obiettivo”. Fa eco a Salvini il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, intervenendo all’assemblea dell’Alis (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile). Al leader della Lega, farà capo la fetta più consistente del Pnrr con 40,4 miliardi di fondi europei e altri 21 del Fondo nazionale complementare ma in tanti gli suggeriscono “prudenza”. Come il presidente proprio di Alis, Guido Grimaldi. Cinque milioni e mezzo di camion in meno sulle strade, oltre 5 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate e aumenti di efficienza per 6,8 miliardi di euro, di cui oltre 5 miliardi di euro sotto forma di risparmi sui beni al consumo per le famiglie. Sono questi i risultati dell’intermodalità marittima e ferroviaria, nel 2022, in Italia, rivendicati dall’assemblea di Alis . “Siamo l’unica scelta di trasporto sostenibile oggi disponibile – afferma Guido Grimaldi – visto che i veicoli elettrici non sono ancora in grado di coprire lunghe distanze e che le tecnologie alternative come il gnl hanno costi elevatissimi”. Chiede quindi, una defiscalizzazione, la rapida attuazione degli investimenti del Pnrr e incentivi per rendere più attraente il settore. A partire dal Marebonus, “che va portato – è la richiesta di Grimaldi – da 20 milioni a 100 milioni all’anno”.

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