Premier, corsa a due la sfida Meloni-Salvini

Salvini mette le mani avanti. Se avrò un consenso in più, sarò premier. Non utilizza giri di parole il leader del Carroccio. Tra selfie, giri in barca e visite nel suo tour siciliano, Matteo evidenzia come la regola vale sempre la stessa: chi incasserà una sola preferenza in più avrà le redini del Paese.

“La mia ambizione – sottolinea – è che nel centrodestra che vincerà, la Lega abbia un voto in più. Al massimo, quindi, coordinerò il tavolo dei ministri” . Qualora oltrepassasse la soglia di Palazzo Chigi, al centro dell’agenda salviniana ci sarebbero il tema sicurezza, suo cavallo di battaglia sin dai tempi del Conte 1, la lotta alle mafie e soprattutto il lavoro che per il nativo di Milano rappresenta la priorità delle priorità: “Vuol dire riforma delle pensioni, riforma fiscale e reintroduzione dei voucher per il lavoro a termine. La legge Fornero sequestrerebbe milioni di uomini e donne sul posto di lavoro e negherebbe quei posti alle nuove generazioni”.

Le ambizioni dell’ex vice premier, però, non spaventano Meloni. Giorgia tira dritto e rassicura gli alleati oltre l’oceano Atlantico, l’Ue. La linea della responsabilità, anticipata qualche giorno fa su queste colonne, non subisce cambiamenti.

“Una delle cose, la più importante che possiamo fare – spiega la numero uno di Fdi in un’intervista all’emittente americana Fox – è tagliare il gas russo. L’unico problema è che bisogna parlare di alternative. Occorre liberarsi dalla dipendenza, diversificando le risorse e cercando di sbloccare le fonti autonome di produzione che negli ultimi anni sono state bloccate dall’ideologia ambientalista. Bisogna pensare a un fondo di compensazione per le nazioni che pagheranno di più le sanzioni imposte con la guerra, come l’Italia, la Germania e altri Paesi europei che hanno bisogno di maggiore aiuto. L’ho detto anche a Draghi ed è quello che vorrei fare, come primo ministro, se accadrà. L’Occidente può contare su di noi, ma anche noi vorremmo poter contare sull’Occidente”.

I sondaggi, intanto, premiano la tattica dell’ex ministra alle Politiche Giovanili. Secondo gli ultimi dati Tecnè, presentati nel talk show “Cartabianca”, Fratelli d’Italia, al Senato, è addirittura al 24,3%. Il secondo partito resta il Pd al 24,1%. Più indietro troviamo Lega (13,3%) e Forza Italia (11%). Le percentuali non sono molto dissimili alla Camera. La coalizione di centrodestra, tranne ribaltoni, sempre possibili in politica, è in netto vantaggio sugli avversari. Ottimista anche Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, intervistato a Radio Montecarlo, parla di una “brutta campagna elettorale” nella quale solo il centrodestra parla di cose concrete. Il centrosinistra, secondo l’ex presidente del Consiglio, riferendosi alla possibile intesa che vedrebbe insieme sinistra, verdi, Calenda e Di Maio, è una “squadra composita e contraddittoria dove si pensa solo a calunniare e insultare gli avversari”. Secondo la sua lunga esperienza nei corridoi dei palazzi che contano, se dovessero vincere le elezioni i progressisti, finiranno come col governo Prodi, caduto in breve tempo”. L’unico nodo da risolvere, quindi, resta quello dei collegi da dividere. Anche in questo caso, però, arrivano notizie confortanti. Secondo un’agenzia Ansa di giovedì sera, il centrosinistra la spunterebbe solo in Toscana, Emilia Romagna e Alto Adige. Ecco perché gli stessi mal di pancia di Cesa e compagni, in cerca di qualche casella, non spaventano la coalizione conservatrice. Secondo voci di palazzo, l’accordo con lo scudocrociato si dovrebbe chiudere entro l’inizio della prossima settimana.

Nell’universo moderato, intanto, si compatta il fronte centrista formato da Lupi e Toti. Quest’ultimo rientra nella casa madre del centrodestra, mettendo così fine alla voci che lo vedevano alleato con Renzi e Calenda. Adesso tocca, pertanto, solo capire come organizzare i cosiddetti cespugli, come il movimento fondato da Vittorio Sgarbi o la lista che sta mettendo in piedi l’ex togato Luca Palamara. Anche in tal senso, comunque, non sarà difficile ritagliare uno spazio, soprattutto se questi sono i numeri.

Salvini mette le mani avanti. Se avrò un consenso in più, sarò premier. Non utilizza giri di parole il leader del Carroccio. Tra selfie, giri in barca e visite nel suo tour siciliano, Matteo evidenzia come la regola vale sempre la stessa: chi incasserà una sola preferenza in più avrà le redini del Paese.

“La mia ambizione – sottolinea – è che nel centrodestra che vincerà, la Lega abbia un voto in più. Al massimo, quindi, coordinerò il tavolo dei ministri” . Qualora oltrepassasse la soglia di Palazzo Chigi, al centro dell’agenda salviniana ci sarebbero il tema sicurezza, suo cavallo di battaglia sin dai tempi del Conte 1, la lotta alle mafie e soprattutto il lavoro che per il nativo di Milano rappresenta la priorità delle priorità: “Vuol dire riforma delle pensioni, riforma fiscale e reintroduzione dei voucher per il lavoro a termine. La legge Fornero sequestrerebbe milioni di uomini e donne sul posto di lavoro e negherebbe quei posti alle nuove generazioni”.

Le ambizioni dell’ex vice premier, però, non spaventano Meloni. Giorgia tira dritto e rassicura gli alleati oltre l’oceano Atlantico, l’Ue. La linea della responsabilità, anticipata qualche giorno fa su queste colonne, non subisce cambiamenti.

“Una delle cose, la più importante che possiamo fare – spiega la numero uno di Fdi in un’intervista all’emittente americana Fox – è tagliare il gas russo. L’unico problema è che bisogna parlare di alternative. Occorre liberarsi dalla dipendenza, diversificando le risorse e cercando di sbloccare le fonti autonome di produzione che negli ultimi anni sono state bloccate dall’ideologia ambientalista. Bisogna pensare a un fondo di compensazione per le nazioni che pagheranno di più le sanzioni imposte con la guerra, come l’Italia, la Germania e altri Paesi europei che hanno bisogno di maggiore aiuto. L’ho detto anche a Draghi ed è quello che vorrei fare, come primo ministro, se accadrà. L’Occidente può contare su di noi, ma anche noi vorremmo poter contare sull’Occidente”.

I sondaggi, intanto, premiano la tattica dell’ex ministra alle Politiche Giovanili. Secondo gli ultimi dati Tecnè, presentati nel talk show “Cartabianca”, Fratelli d’Italia, al Senato, è addirittura al 24,3%. Il secondo partito resta il Pd al 24,1%. Più indietro troviamo Lega (13,3%) e Forza Italia (11%). Le percentuali non sono molto dissimili alla Camera. La coalizione di centrodestra, tranne ribaltoni, sempre possibili in politica, è in netto vantaggio sugli avversari. Ottimista anche Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, intervistato a Radio Montecarlo, parla di una “brutta campagna elettorale” nella quale solo il centrodestra parla di cose concrete. Il centrosinistra, secondo l’ex presidente del Consiglio, riferendosi alla possibile intesa che vedrebbe insieme sinistra, verdi, Calenda e Di Maio, è una “squadra composita e contraddittoria dove si pensa solo a calunniare e insultare gli avversari”. Secondo la sua lunga esperienza nei corridoi dei palazzi che contano, se dovessero vincere le elezioni i progressisti, finiranno come col governo Prodi, caduto in breve tempo”. L’unico nodo da risolvere, quindi, resta quello dei collegi da dividere. Anche in questo caso, però, arrivano notizie confortanti. Secondo un’agenzia Ansa di giovedì sera, il centrosinistra la spunterebbe solo in Toscana, Emilia Romagna e Alto Adige. Ecco perché gli stessi mal di pancia di Cesa e compagni, in cerca di qualche casella, non spaventano la coalizione conservatrice. Secondo voci di palazzo, l’accordo con lo scudocrociato si dovrebbe chiudere entro l’inizio della prossima settimana.

Nell’universo moderato, intanto, si compatta il fronte centrista formato da Lupi e Toti. Quest’ultimo rientra nella casa madre del centrodestra, mettendo così fine alla voci che lo vedevano alleato con Renzi e Calenda. Adesso tocca, pertanto, solo capire come organizzare i cosiddetti cespugli, come il movimento fondato da Vittorio Sgarbi o la lista che sta mettendo in piedi l’ex togato Luca Palamara. Anche in tal senso, comunque, non sarà difficile ritagliare uno spazio, soprattutto se questi sono i numeri.

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