Presto il Meloni IE con Giorgia si può fare la nuova DC

“Esiste un grande spazio per formulare un’offerta politica che abbia le caratteristiche della Dc”. A dirlo è Gianfranco Rotondi, tra i papabili ministri e leader di Verde è Popolare, a pochi minuti dall’elezione di Ignazio La Russa al Senato, avvenuta grazie ai voti non della tradizionale coalizione conservatrice, ma di una strana alleanza tra Fratelli d’Italia e pezzi di centro, ancora non riconducibili ad alcuna particolare forza presente nello schieramento.

Considerando la sua lunga esperienza, quale il clima nel primo giorno di scuola della XIX legislatura?

Rispetto alle precedenti prime sedute a cui ho partecipato, posso dire tranquillamente che non si respira la solita aria. Non c’è nessuno che festeggia. A esultare certamente non può essere chi ha perso le elezioni. Chi ha vinto, invece, ritengo sia fin troppo consapevole del proprio compito. Occorre dare risposte concrete. Molti sono giovani e non parlano molto. Hanno, però, voglia di rimboccarsi le maniche.

A cosa si riferisce?
Il momento non è tra i più semplici. Tutti sanno che serve prudenza e responsabilità. Meloni, fino a questo momento, è stata perfetta, anche nei momenti più difficili. Non ritengo, quindi, possa inciampare proprio adesso. Presto ci sarà il governo, probabilmente si farà prima del previsto e ci metteremo subito al lavoro per il Paese.

Qualcuno la inserisce nel totoministri. É davvero in corsa per qualche dicastero?
Cercherò di rappresentare al meglio il territorio che mi ha consentito di essere qui. In questa parte della Campania, è avvenuto qualcosa di veramente importante. Detto ciò, il nostro partito, come tutte le altre forze, si atterrà a ciò che deciderà chi guida la coalizione.

C’è ancora spazio per una nuova balena bianca?
“Esiste un grande spazio per formulare un’offerta politica che abbia le caratteristiche di quel partito. Questa volta, però, non tocca ai democristiani. Per ragioni anagrafiche, il futuro è nelle mani di un’altra generazione, quella nata appunto dopo la morte della Dc. Avremo, quindi, il solo compito di trasmettere un qualcosa. Ciriaco De Mita diceva che il popolarismo è la sola cultura vincente del Novecento. Ecco perché può appartenere a chiunque voglia indossare l’abito e soprattutto sia in grado di cucirlo a misura. Può essere adottato sia a destra che a sinistra”.

Giorgia, intanto, negli ultimi mesi, abbandona i panni della sovranista per indossare quelli della leader europeista, cattolica e garante di determinati valori. Può essere il nuovo riferimento di questo mondo?
Meloni è stata sempre una donna di destra aperta al contributo di altre culture. Ciò è possibile riscontrarlo in ogni occasione e soprattutto in quest’esperienza. Siamo di fronte a una vera e propria contaminazione. Ci sono posizioni che si incontrano per dare esiti nuovi. Ha ben detto Giorgia, nella prima riunione dei gruppi congiunti, non vogliamo farci dare modelli stranieri. Al contrario dobbiamo essere il riferimento per gli altri.

Non teme, però, che il suo simbolo in questo modo possa scomparire?
Assolutamente no! Sia alle prossime regionali che amministrative, presenteremo delle nostre liste. Detto ciò, essendo nello stesso gruppo alla Camera, è chiaro che non appoggeremo un sindaco diverso da quello sostenuto da Fratelli d’Italia.

Tra i potenti del pianeta, soprattutto nel continente, c’è fiducia verso il nuovo governo?
In Europa, guarderanno bene Meloni, perché già la conoscono. Stiamo parlando del presidente dei conservatori europei, non l’ultima arrivata. Rappresenta una grande famiglia. Per i grandi del continente, sarà normale rapportarsi a lei.

Qualche difficoltà, invece, si intravede nei rapporti con gli alleati. Un giorno, ad esempio, il Carroccio lancia un nome per Montecitorio. Il giorno dopo un altro….
“Non credo di saranno grandi problemi. La Lega ha una vocazione di governo e una comunicazione movimentista. Può sembrare che prevalga questa seconda anima. A prevalere, invece, è la prima. Stiamo parlando di un partito di amministratori, prevarrà la politica del fare”.

Nel prossimo esecutivo ci saranno ancora i tecnici?
Ritengo che in tutte le forze prevarranno, alla fine, scelte di buon governo. Questo vale per tutti i partiti in campo.

“Esiste un grande spazio per formulare un’offerta politica che abbia le caratteristiche della Dc”. A dirlo è Gianfranco Rotondi, tra i papabili ministri e leader di Verde è Popolare, a pochi minuti dall’elezione di Ignazio La Russa al Senato, avvenuta grazie ai voti non della tradizionale coalizione conservatrice, ma di una strana alleanza tra Fratelli d’Italia e pezzi di centro, ancora non riconducibili ad alcuna particolare forza presente nello schieramento.

Considerando la sua lunga esperienza, quale il clima nel primo giorno di scuola della XIX legislatura?

Rispetto alle precedenti prime sedute a cui ho partecipato, posso dire tranquillamente che non si respira la solita aria. Non c’è nessuno che festeggia. A esultare certamente non può essere chi ha perso le elezioni. Chi ha vinto, invece, ritengo sia fin troppo consapevole del proprio compito. Occorre dare risposte concrete. Molti sono giovani e non parlano molto. Hanno, però, voglia di rimboccarsi le maniche.

A cosa si riferisce?
Il momento non è tra i più semplici. Tutti sanno che serve prudenza e responsabilità. Meloni, fino a questo momento, è stata perfetta, anche nei momenti più difficili. Non ritengo, quindi, possa inciampare proprio adesso. Presto ci sarà il governo, probabilmente si farà prima del previsto e ci metteremo subito al lavoro per il Paese.

Qualcuno la inserisce nel totoministri. É davvero in corsa per qualche dicastero?
Cercherò di rappresentare al meglio il territorio che mi ha consentito di essere qui. In questa parte della Campania, è avvenuto qualcosa di veramente importante. Detto ciò, il nostro partito, come tutte le altre forze, si atterrà a ciò che deciderà chi guida la coalizione.

C’è ancora spazio per una nuova balena bianca?
“Esiste un grande spazio per formulare un’offerta politica che abbia le caratteristiche di quel partito. Questa volta, però, non tocca ai democristiani. Per ragioni anagrafiche, il futuro è nelle mani di un’altra generazione, quella nata appunto dopo la morte della Dc. Avremo, quindi, il solo compito di trasmettere un qualcosa. Ciriaco De Mita diceva che il popolarismo è la sola cultura vincente del Novecento. Ecco perché può appartenere a chiunque voglia indossare l’abito e soprattutto sia in grado di cucirlo a misura. Può essere adottato sia a destra che a sinistra”.

Giorgia, intanto, negli ultimi mesi, abbandona i panni della sovranista per indossare quelli della leader europeista, cattolica e garante di determinati valori. Può essere il nuovo riferimento di questo mondo?
Meloni è stata sempre una donna di destra aperta al contributo di altre culture. Ciò è possibile riscontrarlo in ogni occasione e soprattutto in quest’esperienza. Siamo di fronte a una vera e propria contaminazione. Ci sono posizioni che si incontrano per dare esiti nuovi. Ha ben detto Giorgia, nella prima riunione dei gruppi congiunti, non vogliamo farci dare modelli stranieri. Al contrario dobbiamo essere il riferimento per gli altri.

Non teme, però, che il suo simbolo in questo modo possa scomparire?
Assolutamente no! Sia alle prossime regionali che amministrative, presenteremo delle nostre liste. Detto ciò, essendo nello stesso gruppo alla Camera, è chiaro che non appoggeremo un sindaco diverso da quello sostenuto da Fratelli d’Italia.

Tra i potenti del pianeta, soprattutto nel continente, c’è fiducia verso il nuovo governo?
In Europa, guarderanno bene Meloni, perché già la conoscono. Stiamo parlando del presidente dei conservatori europei, non l’ultima arrivata. Rappresenta una grande famiglia. Per i grandi del continente, sarà normale rapportarsi a lei.

Qualche difficoltà, invece, si intravede nei rapporti con gli alleati. Un giorno, ad esempio, il Carroccio lancia un nome per Montecitorio. Il giorno dopo un altro….
“Non credo di saranno grandi problemi. La Lega ha una vocazione di governo e una comunicazione movimentista. Può sembrare che prevalga questa seconda anima. A prevalere, invece, è la prima. Stiamo parlando di un partito di amministratori, prevarrà la politica del fare”.

Nel prossimo esecutivo ci saranno ancora i tecnici?
Ritengo che in tutte le forze prevarranno, alla fine, scelte di buon governo. Questo vale per tutti i partiti in campo.

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