Buona la Prima!

Primadonna il film d’esordio di Marta Savina

di Luca Bove -


Marta Savina, sceneggiatrice e regista, realizza il suo primo lungometraggio, Primadonna, film ispirato alla vera storia di Franca Viola, tema già trattato dalla regista nel suo cortometraggio intitolato, appunto Viola, Franca, presentato al Tribeca Film Festival.

Il principale punto di forza del film è il suo cast. Una straordinaria Claudia Gusmano interpreta Lia, una giovane e bella contadina, che ha il coraggio di mandare in galera il suo stupratore. Il cast del primo film diretto da Marta Savina è completato da Manuela Ventura, Fabrizio Ferracane, Thony, Francesco Colella e Dario Aita.

Primadonna, la trama

Anni Sessanta, Sicilia. Lia ha circa 18 anni e trascorre le sue giornate a lavorare nei campi, insieme a suo padre contadino. La giovane è bella, caparbia e con riservatezza sa cosa desidera davvero. Il fascino di Lia attira le attenzioni di Lorenzo, figlio di un potente personaggio del paese. Lia e Lorenzo si frequentano per un po’, ma poi la ragazza decide di troncare ogni relazione. Lorenzo, però, non ci sta e decide di rapire Lia, per poi costringerla a sposarlo. La giovane contadina rifiuta il matrimonio riparatore e trascina in tribunale Lorenzo.

La vera storia di Franca Viola

Marta Savina sviluppa la trama del cortometraggio, Viola, Franca, girato nel 2017 e realizza il suo primo lungometraggio, confermando così l’interesse per le tematiche femminile. Le due opere hanno molto in comune, come per esempio la scelta dell’interprete protagonista, Claudia Gusmano che veste i panni di Lia Crimi, nome di fantasia che allude a Franca Viola.

Prima di addentrarci nell’opera prima della regista è utile rammentare la vera storia di Franca Viola e il suo coraggio.

Siamo nel sud Italia, Sicilia, sono i primi giorni del 1966 e Franca ha circa 17 anni, quando viene rapita e violentata dal figlio di un potente e rispettato boss. Il codice penale, vigente nell’Italia dell’epoca, prevede un matrimonio riparatore per estinguere il reato di rapimento e violenza. Una consuetudine, spesso un obbligo, che restituisce onore a vittima e carnefice. Nulla di così estremamente strano, in una società in cui la stragrande maggioranza dei matrimoni è combinato dalle famiglie, tenendo all’oscuro i futuri sposi.

Idro Montanelli su Franca Viola

Franca Viola, però, non ci sta, rifiuta di sposarsi con il suo aguzzino e decide di denunciarlo. Nessuna donna, prima di lei, ha rifiutato il matrimonio riparatore e il coraggio di Franca inizia a scuotere l’intera società italiana e il suo caso fa scuola nei tribunali. Inizia così una lunga vicenda giudiziaria che ha consentito di modificare il codice penale italiano. La vicenda della giovane contadina siciliana è stato molto seguito dalla stampa e diversi giornalisti hanno scritto interventi, per sostenere le sue ragioni.

Tra questi c’è Indro Montanelli che, senza mai cedere alla logica ideologica, sottolinea l’importanza del rifiuto di Franca e della sua famiglia, sempre al fianco della giovane, al matrimonio riparatore. Un rifiuto non solo rivolto al suo rapinatore, ma all’intero sistema di rapporti basato sulla sopraffazione dell’uomo sulla donna:” hanno detto no a un onore confuso mussulmanescamente con sesso. Hanno detto no al diritto di strappare il consenso della donna con la violenza, hanno detto che lo stupro non è un surrogato dell’amore”.

Il caso di Franca Viola è un simbolo che ha avuto la forza di dare avvio a un processo di rinnovamento della società, un lungo percorso che, con qualche ritardo, è approdato a una importantissima tappa, con l’abolizione del delitto d’onore avvenuta nel 1981.

Primadonna, un film che invoca un cristianesimo puro e genuino

La regista Marta Savina utilizza la vicenda di Franca Viola per realizzare un film che riporta i fatti realmente accaduti, ma mitiga la violenza e la brutalità del fatto di cronaca. Una scelta che non sacrifica la potenza del coraggio della giovane donna, al contrario la rafforza, arricchendo la vicenda con semplici ed efficaci riferimenti a un cristianesimo puro e genuino.

Tali riferimenti si ricorrono all’interno del film, in maniera discreta, ma con la forza sufficiente per tratteggiare un ritratto della giovane protagonista di Primadonna come la Corredentrice laica.

Tra Lia e la Madonna persiste un parallelismo continuo. La regista, senza essere pretestuosa, immediatamente trasmette visivamente tale confronto. La prima immagine del film è composta dal semplice volto di Lia, con i suoi capelli neri coperti da un panno celeste.

La somiglianza con il volto della Vergine è palese e inoltre, viene inserito nel tessuto narrativo del film con naturalezza e coerenza. La giovane donna, infatti, si prepara per essere scelta come Madonna in una celebrazione religiosa. Il parroco, purtroppo, sceglie un’altra giovane, preannunciando, così, un drammatico destino per Lia.

Come la Madonna, la protagonista di Primadonna viene accusata di una colpa non sua e il coraggio di ribellarsi alle prepotenze diventa un peccato da rendere a un Dio per niente cristiano e usato dalla violenza perpetrata da uomini brutali.

I rimandi alla Vergine e in generale all’aspetto cristologico si posizionano in un itinerario narrativo circolare, caratterizzato dall’avvio e alla fine dal volto di Lia che rende onore al suo coraggio, nel difendere il vero onore e condannare la falsa apparenza. Una denuncia lanciata nel vuoto, ma che, gradualmente, raggiunge lo scopo adeguato.

Una parabola che dà il suo insegnamento

Il carnefice di Lia è Lorenzo Musicò (Dario Aita) appare arrogante e violento, ma a differenza del reale rapinatore, un vero mafioso, la sua crudeltà sembra attenuata. In Primadonna la mafia non viene mai nominata, anche se alcuni episodi fanno chiaro riferimento al contesto criminoso. La regista, però, pone l’accento su altro aspetto, mostrando un antagonista, probabilmente, realmente innamorato di Lia, ma corrotto da una società maschilista, in cui la donna non ha nessun diritto di esprimere la propria volontà. La regista, dunque, non addossa la violenza subita da Lia a un singolo individuo, ma a una società retrograda e malata.

Le scelte visive e narrative della regista, che è anche la sceneggiatrice, fanno di Primmadonna una specie di parabola. La vicenda della vera Franca Viola, attraverso il personaggio di Lia, ci dà un insegnamento prezioso per la vita e omaggia una giovane donna riservata, ma allo stesso tempo coraggiosa e caparbia.

Questo valevole risultato, che merita un pieno Buona la Prima! viene raggiunto utilizzando una lingua vivace, autentica, musicale e antica come il siciliano. È in questo modo si restituisce la vera importanza del contesto che gioca un ruolo fondamentale nella vicenda mostrata, interpretata da un cast tutto siciliano, capace di restituire il senso di una terra che sembra contradirsi nel suo essere. Terra arrida, desertica che non può dare frutti, per una colpa ancestrale. Ma poi c’è il mare, capace di dare serenità solo di notte, con i raggi lunari.


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