Primadonna

Da quel 25 settembre non è trascorso ancora un mese, ma di acqua sotto i ponti sembra esserne passata tanta, soprattutto per la leader di Fdi uscita vincitrice dalle elezioni. Giorgia Meloni sarà la prima premier donna della Repubblica Italiana. Un prestigioso incarico, ricercato negli anni della militanza e sudato negli ultimi giorni di mediazioni-strategie per la formazione del Governo. Dalla caduta dell’esecutivo targato Draghi erano già ricorrenti le voci che richiamavano la politica romana alla poltrona di Palazzo Chigi. Voci confermate dai cittadini che si sono espressi in suo favore, ma messe in pericolo dalla sua stessa coalizione al momento della resa dei conti post voto. Fin dall’inizio della legislatura, i rapporti all’interno della maggioranza non sono stati idilliaci: dal 26 settembre molte maschere sono state tirate giù e sono arrivate – in maniera cospicua da Forza Italia – richieste e istanze che hanno provocato fin da subito crepe nella coalizione. Tuttavia, Giorgia non è stata intimorita, neanche quando Silvio Berlusconi attraverso i propri appunti l’ha definita “supponente, prepotente, arrogante e offensiva”, nè quando le voci dei riallacciamenti dei rapporti tra Putin e il Cav hanno minacciato la stabilità della maggioranza. “L’Italia è a pieno titolo e a testa alta parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica” ha detto Meloni, invitando chi non era d’accordo a non far parte del Governo. Un ultimatum lanciato verso l’ex premier e raccolto da tutte le forze che tra ieri e oggi stanno prendendo parte alle consultazioni. Ieri, sui riavvicinamenti di Berlusconi con il presidente russo sono arrivate smentite e tentativi di pacificazione, con il papabile ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha cominciato le prime prove di mediazione. Al Ppe, dice Tajani, “ho ribadito la posizione di FI a supporto dell’Ucraina, anche Berlusconi da eurodeputato ha votato risoluzioni durissime contro la Russia”. Non la pensano però allo stesso modo a Kiev, da dove però arriva l’appoggio alla neo premier: “Meloni dimostra quali sono i veri principi e la comprensione delle sfide globali. Ognuno sceglie la propria strada – ha twittato in italiano Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky”. Il rischio spaccatura è dietro l’angolo, ma con la leader di Fdi a tenere le redini, mettere i bastoni tra le ruote nella strada verso il governo potrebbe non funzionare, neanche per FI. Le difficoltà, infatti, non sembrano essere cause di stop o marce indietro. Il focus è chiaro, come gli obiettivi da raggiungere, fissati in campagna elettorale e incubati in quasi cinque anni di opposizione. L’equilibrio è quello che cerca, la coerenza – tanto invocata e da molti ricercata – è invece ciò che l’ha portata fino a qui. Oggi è il suo giorno, un giorno di prime volte, prime donne e primi cambiamenti: una rivincita da leader per le battaglie che con vigore ha portato avanti negli anni e una lezione di temperamento per i suoi compagni-alleati di avventura. Oggi, la presidente di FdI farà parte della delegazione del centrodestra – insieme a Lega, FI e Noi Moderati – che si recherà alle 10.30 al Quirinale per le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Ad accompagnarla, per FdI ci saranno i suoi fedelissimi, i presidenti dei gruppi parlamentari al Senato e alla Camera, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida. Nel frattempo, ieri mattina al Colle si sono recati per primi i due presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, mentre dalle 12 si sono succeduti i vari partiti di opposizione. Oggi, invece, come accaduto nel 2018, i partiti del centrodestra si presenteranno uniti al Quirinale con Meloni “che farà la dichiarazione a nome di tutta la coalizione di maggioranza” ha anticipato ieri Lupi “è una regola che ci siamo dati, altrimenti saremmo andati singolarmente”. Una dimostrazione di leadership, ma anche una chiara unione di intenti, che sembra arrivare anche da parte di FI, con Berlusconi che salirà assieme agli altri leader e ai rispettivi capigruppo dal Presidente Mattarella. Oggi per Meloni si aprono per la prima volta le porte di Palazzo Chigi, riuscendo a rompere un tabù che andava avanti sin dal lontano 1945. “Se una una donna arrivasse per la prima volta alla guida del governo in Italia, sfido chiunque a dire che non significherebbe rompere un soffitto di cristallo. Sarebbe per me un grande onore”, aveva detto Meloni qualche giorno prima delle elezioni. Quel giorno è arrivato, l’ascesa è compiuta.

Da quel 25 settembre non è trascorso ancora un mese, ma di acqua sotto i ponti sembra esserne passata tanta, soprattutto per la leader di Fdi uscita vincitrice dalle elezioni. Giorgia Meloni sarà la prima premier donna della Repubblica Italiana. Un prestigioso incarico, ricercato negli anni della militanza e sudato negli ultimi giorni di mediazioni-strategie per la formazione del Governo. Dalla caduta dell’esecutivo targato Draghi erano già ricorrenti le voci che richiamavano la politica romana alla poltrona di Palazzo Chigi. Voci confermate dai cittadini che si sono espressi in suo favore, ma messe in pericolo dalla sua stessa coalizione al momento della resa dei conti post voto. Fin dall’inizio della legislatura, i rapporti all’interno della maggioranza non sono stati idilliaci: dal 26 settembre molte maschere sono state tirate giù e sono arrivate – in maniera cospicua da Forza Italia – richieste e istanze che hanno provocato fin da subito crepe nella coalizione. Tuttavia, Giorgia non è stata intimorita, neanche quando Silvio Berlusconi attraverso i propri appunti l’ha definita “supponente, prepotente, arrogante e offensiva”, nè quando le voci dei riallacciamenti dei rapporti tra Putin e il Cav hanno minacciato la stabilità della maggioranza. “L’Italia è a pieno titolo e a testa alta parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica” ha detto Meloni, invitando chi non era d’accordo a non far parte del Governo. Un ultimatum lanciato verso l’ex premier e raccolto da tutte le forze che tra ieri e oggi stanno prendendo parte alle consultazioni. Ieri, sui riavvicinamenti di Berlusconi con il presidente russo sono arrivate smentite e tentativi di pacificazione, con il papabile ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha cominciato le prime prove di mediazione. Al Ppe, dice Tajani, “ho ribadito la posizione di FI a supporto dell’Ucraina, anche Berlusconi da eurodeputato ha votato risoluzioni durissime contro la Russia”. Non la pensano però allo stesso modo a Kiev, da dove però arriva l’appoggio alla neo premier: “Meloni dimostra quali sono i veri principi e la comprensione delle sfide globali. Ognuno sceglie la propria strada – ha twittato in italiano Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky”. Il rischio spaccatura è dietro l’angolo, ma con la leader di Fdi a tenere le redini, mettere i bastoni tra le ruote nella strada verso il governo potrebbe non funzionare, neanche per FI. Le difficoltà, infatti, non sembrano essere cause di stop o marce indietro. Il focus è chiaro, come gli obiettivi da raggiungere, fissati in campagna elettorale e incubati in quasi cinque anni di opposizione. L’equilibrio è quello che cerca, la coerenza – tanto invocata e da molti ricercata – è invece ciò che l’ha portata fino a qui. Oggi è il suo giorno, un giorno di prime volte, prime donne e primi cambiamenti: una rivincita da leader per le battaglie che con vigore ha portato avanti negli anni e una lezione di temperamento per i suoi compagni-alleati di avventura. Oggi, la presidente di FdI farà parte della delegazione del centrodestra – insieme a Lega, FI e Noi Moderati – che si recherà alle 10.30 al Quirinale per le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Ad accompagnarla, per FdI ci saranno i suoi fedelissimi, i presidenti dei gruppi parlamentari al Senato e alla Camera, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida. Nel frattempo, ieri mattina al Colle si sono recati per primi i due presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, mentre dalle 12 si sono succeduti i vari partiti di opposizione. Oggi, invece, come accaduto nel 2018, i partiti del centrodestra si presenteranno uniti al Quirinale con Meloni “che farà la dichiarazione a nome di tutta la coalizione di maggioranza” ha anticipato ieri Lupi “è una regola che ci siamo dati, altrimenti saremmo andati singolarmente”. Una dimostrazione di leadership, ma anche una chiara unione di intenti, che sembra arrivare anche da parte di FI, con Berlusconi che salirà assieme agli altri leader e ai rispettivi capigruppo dal Presidente Mattarella. Oggi per Meloni si aprono per la prima volta le porte di Palazzo Chigi, riuscendo a rompere un tabù che andava avanti sin dal lontano 1945. “Se una una donna arrivasse per la prima volta alla guida del governo in Italia, sfido chiunque a dire che non significherebbe rompere un soffitto di cristallo. Sarebbe per me un grande onore”, aveva detto Meloni qualche giorno prima delle elezioni. Quel giorno è arrivato, l’ascesa è compiuta.

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