Primo colle a destra

Occhi puntati sul presidente della Repubblica: tra venerdì e sabato, se la tabella di marcia non subirà cambiamenti dell’ultima ora, Sergio Mattarella darà l’incarico di presidente del Consiglio a Giorgia Meloni, vincitrice delle elezioni del 25 settembre. Il capo dello Stato è in una situazione curiosa: dopo aver conferito l’incarico di premier a Giuseppe Conte nel primo governo a suo nome, quello di Lega e M5S insieme, e dopo aver assegnato sempre a Conte il compito di formare il secondo esecutivo a suo nome, quello di M5S e Pd insieme, ora darà l’incarico alla leader di FdI. Dopo un governo sui generis, come quello gialloverde, il Presidente ha dato il la a un esecutivo prettamente di centrosinistra. Caudto il Conte bis, è stata la volta di SuperMario Draghi. Adesso invece Mattarella – salvo sconvolgimenti abbastanza improbabili – conferirà l’incarico alla Meloni, che formerà un governo di centrodestra. Nel suo bis al Colle, l’esponente storico della Dc – eletto durante il governo Renzi nel 2015 – sarà dunque il Presidente che darà vita a un esecutivo come non se ne sono visti mai nella storia repubblicana.

Sì, perché è il primo governo guidato da una donna. E’ il primo con un Parlamento ridotto. E’ il primo con due presidenti delle Camere di destra-destra. Aggiungiamo che è il primo formato dopo una chiara indicazione data dall’elettorato dopo una serie di esecutivi tecnici e comunque non “scelti” dagli italiani. In questa cornice, Mattarella sarà ancora una volta il Presidente di tutti, super partes. Certo, l’importante è che siano rispettati i suoi paletti sulla proposta di nomina dei ministri. Ma questo la leader di FdI lo sa bene e non intende ritrovarsi con un nome respinto dal Colle come nel caso di Paolo Savona, durante la formazione del Conte I. Detto questo, il capo dello Stato ha già difeso il mandato popolare che pone la Meloni come premier in pectore. E l’ha fatto quando un ministro francese ha espresso preoccupazione per il risultato delle elezioni e la formazione di un governo di centrodestra. L’Italia “sa badare a sé stessa”, aveva tagliato corto il Presidente. Sceso in campo per difendere (anche) la Meloni, dunque.

Ora che sta per arrivare il momento delle consultazioni e poi del conferimento dell’incarico, il capo dello Stato darà prova di essere in linea con la Meloni e con la necessità di fare presto. Perché il Paese ha bisogno prima possibile di un governo politico, che aiuti subito famiglie e imprese, che intervenga per arginare gli effetti della crisi dei prezzi dell’energia e contrastare l’inflazione e il crollo dei consumi. L’economia va rilanciata e servono provvedimenti dall’effetto immediato. La squadra di governo con i nomi giusti nei posti giusti, la compattezza della coalizione di centrodestra, la barra dritta del premier, la volontà di fare il bene del Paese nell’alveo della Ue, della Nato e senza scontentare i partner internazionali: sono tutti elementi chiari alla premier in pectore. E sono proprio questi i paletti invalicabili per il Colle.
Se tutto andrà secondo i piani, dunque, la convivenza tra il Colle e il governo Meloni andrà avanti d’amore e d’accordo. Perché la situazione è talmente delicata, con un’emergenza data dalla crisi economica che va tenuta sotto controllo prima che sfoci in una crisi sociale, che non c’è spazio né volontà di fare colpi di testa.

Il tempo stringe. La data cerchiata di rosso è il 20 ottobre: via alle consultazioni. Da prassi, dopo una telefonata con il presidente emerito Giorgio Napolitano, saliranno al Colle i due presidenti delle Camere appena eletti, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, i capigruppo accompagnati dai leader dei partiti. A tal proposito, le coalizioni possono presentarsi in una unica delegazione. Così sarà per il centrodestra. Le consultazioni potrebbero durare un giorno e mezzo al massimo, sempre perché l’obiettivo condiviso di tutti è fare presto. Dunque tra venerdì 21 sera e sabato 22 mattina la Meloni potrebbe ricevere l’incarico di formare il governo. Una volta incaricata, la Meloni avvierà le sue consultazioni, che immaginiamo saranno molto brevi. Entro massimo due giorni quindi, la premier incaricata salirà al Colle a presentare la squadra di governo. Nomi come detto concordati con Mattarella (in queste ore ne stanno uscendo diversi praticamente già sicuri). A quel punto la premier leggerà la lista dei ministri. In tempi brevissimi, infinen, il governo giurerà nelle mani del presidente della Repubblica.

Occhi puntati sul presidente della Repubblica: tra venerdì e sabato, se la tabella di marcia non subirà cambiamenti dell’ultima ora, Sergio Mattarella darà l’incarico di presidente del Consiglio a Giorgia Meloni, vincitrice delle elezioni del 25 settembre. Il capo dello Stato è in una situazione curiosa: dopo aver conferito l’incarico di premier a Giuseppe Conte nel primo governo a suo nome, quello di Lega e M5S insieme, e dopo aver assegnato sempre a Conte il compito di formare il secondo esecutivo a suo nome, quello di M5S e Pd insieme, ora darà l’incarico alla leader di FdI. Dopo un governo sui generis, come quello gialloverde, il Presidente ha dato il la a un esecutivo prettamente di centrosinistra. Caudto il Conte bis, è stata la volta di SuperMario Draghi. Adesso invece Mattarella – salvo sconvolgimenti abbastanza improbabili – conferirà l’incarico alla Meloni, che formerà un governo di centrodestra. Nel suo bis al Colle, l’esponente storico della Dc – eletto durante il governo Renzi nel 2015 – sarà dunque il Presidente che darà vita a un esecutivo come non se ne sono visti mai nella storia repubblicana.

Sì, perché è il primo governo guidato da una donna. E’ il primo con un Parlamento ridotto. E’ il primo con due presidenti delle Camere di destra-destra. Aggiungiamo che è il primo formato dopo una chiara indicazione data dall’elettorato dopo una serie di esecutivi tecnici e comunque non “scelti” dagli italiani. In questa cornice, Mattarella sarà ancora una volta il Presidente di tutti, super partes. Certo, l’importante è che siano rispettati i suoi paletti sulla proposta di nomina dei ministri. Ma questo la leader di FdI lo sa bene e non intende ritrovarsi con un nome respinto dal Colle come nel caso di Paolo Savona, durante la formazione del Conte I. Detto questo, il capo dello Stato ha già difeso il mandato popolare che pone la Meloni come premier in pectore. E l’ha fatto quando un ministro francese ha espresso preoccupazione per il risultato delle elezioni e la formazione di un governo di centrodestra. L’Italia “sa badare a sé stessa”, aveva tagliato corto il Presidente. Sceso in campo per difendere (anche) la Meloni, dunque.

Ora che sta per arrivare il momento delle consultazioni e poi del conferimento dell’incarico, il capo dello Stato darà prova di essere in linea con la Meloni e con la necessità di fare presto. Perché il Paese ha bisogno prima possibile di un governo politico, che aiuti subito famiglie e imprese, che intervenga per arginare gli effetti della crisi dei prezzi dell’energia e contrastare l’inflazione e il crollo dei consumi. L’economia va rilanciata e servono provvedimenti dall’effetto immediato. La squadra di governo con i nomi giusti nei posti giusti, la compattezza della coalizione di centrodestra, la barra dritta del premier, la volontà di fare il bene del Paese nell’alveo della Ue, della Nato e senza scontentare i partner internazionali: sono tutti elementi chiari alla premier in pectore. E sono proprio questi i paletti invalicabili per il Colle.
Se tutto andrà secondo i piani, dunque, la convivenza tra il Colle e il governo Meloni andrà avanti d’amore e d’accordo. Perché la situazione è talmente delicata, con un’emergenza data dalla crisi economica che va tenuta sotto controllo prima che sfoci in una crisi sociale, che non c’è spazio né volontà di fare colpi di testa.

Il tempo stringe. La data cerchiata di rosso è il 20 ottobre: via alle consultazioni. Da prassi, dopo una telefonata con il presidente emerito Giorgio Napolitano, saliranno al Colle i due presidenti delle Camere appena eletti, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, i capigruppo accompagnati dai leader dei partiti. A tal proposito, le coalizioni possono presentarsi in una unica delegazione. Così sarà per il centrodestra. Le consultazioni potrebbero durare un giorno e mezzo al massimo, sempre perché l’obiettivo condiviso di tutti è fare presto. Dunque tra venerdì 21 sera e sabato 22 mattina la Meloni potrebbe ricevere l’incarico di formare il governo. Una volta incaricata, la Meloni avvierà le sue consultazioni, che immaginiamo saranno molto brevi. Entro massimo due giorni quindi, la premier incaricata salirà al Colle a presentare la squadra di governo. Nomi come detto concordati con Mattarella (in queste ore ne stanno uscendo diversi praticamente già sicuri). A quel punto la premier leggerà la lista dei ministri. In tempi brevissimi, infinen, il governo giurerà nelle mani del presidente della Repubblica.

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