Processo Depp – Heard, il canto del cigno del Me Too?

E con questo annuncio il contenzioso giudiziario in corso a Fairfax, in Virginia, va verso la volata finale: da venerdì la parola passerà alla giuria che metterà il sigillo finale su questo show, che sembra essere un po’ il triste canto del cigno del Me Too. Passati infatti i “fasti” della caccia alle streghe femminista che voleva individuare in ogni uomo di potere dai comportamenti discutibili un Weinstein, per la prima volta a recitare la parte dell’aguzzina, per l’opinione pubblica, è una donna. La Heard ha accusato l’ex marito di ripetute violenze domestiche, è stata liquidata da lui con sette milioni di dollari (soldi promessi all’American Civil Liberties Union e al Children’s Hospital di Los Angeles e mai arrivati a tali enti) e con le sue rivendicazioni ha rovinato la carriera dell’ex. Dalle colonne del Washington Post, l’attrice scrisse di suo pugno un editoriale nel quale criticava il victim blaming subito dalle vittime di violenza domestica, inserendosi tra di loro, pur senza citare Depp. Il quale ha reagito con una maxicausa da 50 milioni di dollari. E l’attore, almeno stando alla giuria dei social, starebbe vincendo su tutti i fronti. I video pubblicati su YouTube dal canale Law&Crime Network sono seguiti da decine di milioni di persone. Ciò che emerge sin dalle prime battute del processo è che, in un inaspettato colpo di scena, sarebbe l’uomo ad essere vittima di aggressioni fisiche e verbali, mentre la donna ne esce come una narcisista dallo schiaffo facile. E se nel tifo per Depp ha un suo peso l’idolatria che l’attore suscita nella sua fanbase femminile, è pur vero che sono venuti alla luce fattori che spingerebbero chiunque a simpatizzare per lui: basta sentire la registrazione della telefonata in cui l’ex moglie lo deride, dicendogli “prova a denunciare di essere stato vittima di violenza domestica, nessuno ti crederà”, per farlo. Ma ciò che salta ancor di più all’occhio, leggendo i commenti ai video del processo e agli articoli che ne parlano, è come la contesa tra la Heard e Depp sia diventata la valvola di sfogo per chi non sopporta più il terrore giacobino iniziato dalle femministe del Me Too: non si contano più gli uomini accusati di molestie in momenti chiave della loro carriera (Trump e Musk, ad esempio) o quelli che sono stati letteralmente cancellati prima ancora di potersi difendere in corte (come Kevin Spacey, o l’attore di Sex and the City Chris Noth). E se un tempo queste erano faccende di pertinenza dello star system, pian piano, sono arrivate a toccarci personalmente. Ne è esempio il caso del raduno degli Alpini e i presunti casi di catcalling: i processi devono ancora iniziare, le denunce sono state poche, ma le sentenze del pubblico sono state già emesse. Se c’è dunque una lezione che possiamo trarre dalla brutta storia del divorzio Depp-Heard è che dovremmo smettere di farci influenzare moralmente e politicamente da star che, molto opportunamente, si riscoprono paladine di questa o quella causa. Soprattutto quando nelle loro vicende sono coinvolti milioni di dollari.

E con questo annuncio il contenzioso giudiziario in corso a Fairfax, in Virginia, va verso la volata finale: da venerdì la parola passerà alla giuria che metterà il sigillo finale su questo show, che sembra essere un po’ il triste canto del cigno del Me Too. Passati infatti i “fasti” della caccia alle streghe femminista che voleva individuare in ogni uomo di potere dai comportamenti discutibili un Weinstein, per la prima volta a recitare la parte dell’aguzzina, per l’opinione pubblica, è una donna. La Heard ha accusato l’ex marito di ripetute violenze domestiche, è stata liquidata da lui con sette milioni di dollari (soldi promessi all’American Civil Liberties Union e al Children’s Hospital di Los Angeles e mai arrivati a tali enti) e con le sue rivendicazioni ha rovinato la carriera dell’ex. Dalle colonne del Washington Post, l’attrice scrisse di suo pugno un editoriale nel quale criticava il victim blaming subito dalle vittime di violenza domestica, inserendosi tra di loro, pur senza citare Depp. Il quale ha reagito con una maxicausa da 50 milioni di dollari. E l’attore, almeno stando alla giuria dei social, starebbe vincendo su tutti i fronti. I video pubblicati su YouTube dal canale Law&Crime Network sono seguiti da decine di milioni di persone. Ciò che emerge sin dalle prime battute del processo è che, in un inaspettato colpo di scena, sarebbe l’uomo ad essere vittima di aggressioni fisiche e verbali, mentre la donna ne esce come una narcisista dallo schiaffo facile. E se nel tifo per Depp ha un suo peso l’idolatria che l’attore suscita nella sua fanbase femminile, è pur vero che sono venuti alla luce fattori che spingerebbero chiunque a simpatizzare per lui: basta sentire la registrazione della telefonata in cui l’ex moglie lo deride, dicendogli “prova a denunciare di essere stato vittima di violenza domestica, nessuno ti crederà”, per farlo. Ma ciò che salta ancor di più all’occhio, leggendo i commenti ai video del processo e agli articoli che ne parlano, è come la contesa tra la Heard e Depp sia diventata la valvola di sfogo per chi non sopporta più il terrore giacobino iniziato dalle femministe del Me Too: non si contano più gli uomini accusati di molestie in momenti chiave della loro carriera (Trump e Musk, ad esempio) o quelli che sono stati letteralmente cancellati prima ancora di potersi difendere in corte (come Kevin Spacey, o l’attore di Sex and the City Chris Noth). E se un tempo queste erano faccende di pertinenza dello star system, pian piano, sono arrivate a toccarci personalmente. Ne è esempio il caso del raduno degli Alpini e i presunti casi di catcalling: i processi devono ancora iniziare, le denunce sono state poche, ma le sentenze del pubblico sono state già emesse. Se c’è dunque una lezione che possiamo trarre dalla brutta storia del divorzio Depp-Heard è che dovremmo smettere di farci influenzare moralmente e politicamente da star che, molto opportunamente, si riscoprono paladine di questa o quella causa. Soprattutto quando nelle loro vicende sono coinvolti milioni di dollari.

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