Progetto tsunami

Un terremoto devastante nello Stretto di Messina, di magnitudo 6, con un impatto disastroso sulle abitazioni e sulla popolazione, capace di innescare un terribile maremoto. È lo scenario che, secondo gli scienziati, si può scatenare in qualsiasi momento, in quella che è considerata una delle zone più sismiche d’Europa. Nei fondali marini tra Reggio e Messina c’è un mostro che spaventa di più dei mitologici Scilla e Cariddi, quelli che resero difficile il ritorno di Ulisse alla sua Itaca. C’è la faglia che più di 100 anni fa provocò la più grave catastrofe sismica d’Europa, il terremoto di magnitudo 7.1 che, alle 5.20 del 28 dicembre 1908, sconquassò la costa calabrese e siciliana e diede vita a uno tsunami di grandi proporzioni. Oltre 100mila persone morirono tra i crolli e la furia dell’acqua.

E quella tragedia, anche se non è possibile prevedere quando, potrebbe ripetersi, perché la profonda spaccatura che attraversa lo Stretto è ancora attiva e “mostra evidenze di attività recente poiché disloca il fondale marino con scarpate fino a 80 metri di altezza”, spiegano i ricercatori, i quali monitorano l’attività della faglia che “corre lungo l’asse dello Stretto ed è individuabile a circa 3 km dalle coste della Sicilia”. E allora, mentre la politica torna ai vecchi slogan sulla costruzione del Ponte sullo Stretto, la Protezione civile elabora un nuovo approccio per affrontare le emergenze, che si fonda sulla prevenzione e la preparazione dei cittadini, in un Paese che, sempre più spesso, si trova a gestire in maniera impreparata i drammi causati dalle calamità naturali. Da domani a domenica il Servizio nazionale della protezione civile sarà impegnato nell’esercitazione “Sisma dello Stretto 2022”, che si svolgerà tra Calabria e Sicilia e coinvolgerà la popolazione delle province di Reggio Calabria e Messina. Sarà un test importante, in cui verrà messo alla prova il modello d’intervento per il soccorso sul rischio sismico. Saranno attivati i Centri di Coordinamento, realizzate working area per attività di soccorso tecnico urgente e sanitario, allestite zone di accoglienza per la popolazione, coinvolte colonne mobili e messe in atto attività di valutazione e di agibilità post evento sismico.
Lo scenario operativo vero e proprio è la simulazione di un terremoto di magnitudo 6, con un significativo livello di impatto su abitazioni e popolazione, capace, inoltre, di innescare effetti ambientali come frane e liquefazioni, e addirittura fenomeni di maremoto. In quel momento verrà lanciato per la prima volta IT-Alert, il sistema di allarme pubblico creato appositamente per raggiungere tutti i cittadini in tempo reale, con messaggi utili in caso di gravi emergenze o eventi catastrofici imminenti o in corso. La app è in fase sperimentale e l’esercitazione sarà fondamentale per verificare la risposta degli abitanti all’allerta della protezione civile, in modo da valutare interventi migliorativi del servizio e implementare il sistema prima di renderlo del tutto operativo. Nella pratica l’esercitazione metterà in scena il sisma nello Stretto e il conseguente tsunami e, a quel punto, scatterà il piano di evacuazione. Sui cellulari di tutti i cittadini arriverà un messaggio, con una suoneria diversa da quelle abituali e le informazioni sull’evento sismico. Quando il messaggio comparirà sul display non sarà più possibile compiere azioni sul cellulare, ad eccezione delle telefonate. I partecipanti all’esercitazione dovranno seguire le procedure di evacuazione e, al termine dell’evento, rispondere a un questionario sul gradimento dell’alert e del piano di emergenza, messo a punto per salvare più persone possibili dal sisma.

Un terremoto devastante nello Stretto di Messina, di magnitudo 6, con un impatto disastroso sulle abitazioni e sulla popolazione, capace di innescare un terribile maremoto. È lo scenario che, secondo gli scienziati, si può scatenare in qualsiasi momento, in quella che è considerata una delle zone più sismiche d’Europa. Nei fondali marini tra Reggio e Messina c’è un mostro che spaventa di più dei mitologici Scilla e Cariddi, quelli che resero difficile il ritorno di Ulisse alla sua Itaca. C’è la faglia che più di 100 anni fa provocò la più grave catastrofe sismica d’Europa, il terremoto di magnitudo 7.1 che, alle 5.20 del 28 dicembre 1908, sconquassò la costa calabrese e siciliana e diede vita a uno tsunami di grandi proporzioni. Oltre 100mila persone morirono tra i crolli e la furia dell’acqua.

E quella tragedia, anche se non è possibile prevedere quando, potrebbe ripetersi, perché la profonda spaccatura che attraversa lo Stretto è ancora attiva e “mostra evidenze di attività recente poiché disloca il fondale marino con scarpate fino a 80 metri di altezza”, spiegano i ricercatori, i quali monitorano l’attività della faglia che “corre lungo l’asse dello Stretto ed è individuabile a circa 3 km dalle coste della Sicilia”. E allora, mentre la politica torna ai vecchi slogan sulla costruzione del Ponte sullo Stretto, la Protezione civile elabora un nuovo approccio per affrontare le emergenze, che si fonda sulla prevenzione e la preparazione dei cittadini, in un Paese che, sempre più spesso, si trova a gestire in maniera impreparata i drammi causati dalle calamità naturali. Da domani a domenica il Servizio nazionale della protezione civile sarà impegnato nell’esercitazione “Sisma dello Stretto 2022”, che si svolgerà tra Calabria e Sicilia e coinvolgerà la popolazione delle province di Reggio Calabria e Messina. Sarà un test importante, in cui verrà messo alla prova il modello d’intervento per il soccorso sul rischio sismico. Saranno attivati i Centri di Coordinamento, realizzate working area per attività di soccorso tecnico urgente e sanitario, allestite zone di accoglienza per la popolazione, coinvolte colonne mobili e messe in atto attività di valutazione e di agibilità post evento sismico.
Lo scenario operativo vero e proprio è la simulazione di un terremoto di magnitudo 6, con un significativo livello di impatto su abitazioni e popolazione, capace, inoltre, di innescare effetti ambientali come frane e liquefazioni, e addirittura fenomeni di maremoto. In quel momento verrà lanciato per la prima volta IT-Alert, il sistema di allarme pubblico creato appositamente per raggiungere tutti i cittadini in tempo reale, con messaggi utili in caso di gravi emergenze o eventi catastrofici imminenti o in corso. La app è in fase sperimentale e l’esercitazione sarà fondamentale per verificare la risposta degli abitanti all’allerta della protezione civile, in modo da valutare interventi migliorativi del servizio e implementare il sistema prima di renderlo del tutto operativo. Nella pratica l’esercitazione metterà in scena il sisma nello Stretto e il conseguente tsunami e, a quel punto, scatterà il piano di evacuazione. Sui cellulari di tutti i cittadini arriverà un messaggio, con una suoneria diversa da quelle abituali e le informazioni sull’evento sismico. Quando il messaggio comparirà sul display non sarà più possibile compiere azioni sul cellulare, ad eccezione delle telefonate. I partecipanti all’esercitazione dovranno seguire le procedure di evacuazione e, al termine dell’evento, rispondere a un questionario sul gradimento dell’alert e del piano di emergenza, messo a punto per salvare più persone possibili dal sisma.

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