Protestò in tv contro Putin, l’Ucraina le nega l’ingresso

Beffa atroce per Marina Ovsyannikova che denuncia su Twitter la situazione paradossale. Sia Kiev che Mosca la considerano una spia

Protestò in diretta televisiva contro la guerra della Russia all’Ucraina, oggi Kiev le impedisce anche solo di entrare nel Paese. Un’atroce beffa quella denunciata da Marina Ovsyannikova, la giornalista che mostrò un cartello anti-Putin al telegiornale russo e che ora s’è vista negare l’ingresso in Ucraina. Bloccata sul confine, e per colmo di paradosso proprio questo vuol dire nell’antica lingua slava la parola Ucraina. A ovest le rinfacciano di aver comunque avallato la propaganda russa, anche se ha protestato contro quella che il governo russo ha definito “operazione speciale” lamentando la censura di Stato. A est, oltre a rischiare la cittadinanza, è additata al pubblico disprezzo come spia britannica.

Marina Ovsyannikova ha denunciato la situazione paradossale che sta vivendo in un post su Twitter. Ha scritto “no alla guerra” e poi ha riferito quali siano stati “i risultati dell’impegno contro una guerra senza senso”. Una situazione apparentemente senza sbocchi: “Le autorità ucraine si oppongono al mio ingresso nel Paese, la Russia vuole togliermi la cittadinanza”. Nessuno la vuole più.

In Ucraina, Ovsyannikova – che oggi vive a Berlino e collabora con Die Welt – avrebbe dovuto partecipare a una conferenza in cui avrebbe svelato i meccanismi della propaganda russa. L’evento, programmato per il 1 giugno scorso e organizzato dall’agenzia di stampa Interfax Ucraina, è stato annullato perché non le è stato concesso l’ingresso nel Paese. Le rimproverano di essere una quinta colonna o, quantomeno, di avere retto il gioco propagandistico russo per troppo tempo prima di redimersi. Non si fidano, a Kiev. Anche perché non sono piaciute a nessuno le sue considerazioni sulle sanzioni che l’Occidente era in procinto di estendere alla Russia. A marzo, Ovsyannikova aveva chiesto che le sanzioni colpissero governo e oligarchi, risparmiando i comuni cittadini russi. Oggi, assicura, ha cambiato idea ritenendo assolutamente condivisibili i provvedimenti restrittivi assunti contro il Cremlino. Ma gli ucraini continuano a guardarla con sospetto.

Ma nemmeno a Mosca si fidano troppo di lei. Il suo ex direttore a Channel One, Kirill Kleimyonov, l’ha bollata senz’appello: “È una spia britannica, aveva parlato con l’ambasciata inglese qualche giorno prima della sua protesta”. Dopo la sua protesta durante il tg del primo canale russo, quando interruppe la diretta tv mostrando un cartello in cui denunciava la propaganda e la censura di Stato sull’invasione dell’Ucraina, è stata condannata a una multa pari a circa 250 euro. Rischierebbe la revoca della cittadinanza, di sicuro il suo gesto non sarebbe stato troppo apprezzato in patria, e non solo dagli alti boiardi del governo Putin.

Per la giornalista, dunque, l’unica possibilità resta quello che ha definito come l’esilio berlinese. Bloccata sul confine.     

Beffa atroce per Marina Ovsyannikova che denuncia su Twitter la situazione paradossale. Sia Kiev che Mosca la considerano una spia

Protestò in diretta televisiva contro la guerra della Russia all’Ucraina, oggi Kiev le impedisce anche solo di entrare nel Paese. Un’atroce beffa quella denunciata da Marina Ovsyannikova, la giornalista che mostrò un cartello anti-Putin al telegiornale russo e che ora s’è vista negare l’ingresso in Ucraina. Bloccata sul confine, e per colmo di paradosso proprio questo vuol dire nell’antica lingua slava la parola Ucraina. A ovest le rinfacciano di aver comunque avallato la propaganda russa, anche se ha protestato contro quella che il governo russo ha definito “operazione speciale” lamentando la censura di Stato. A est, oltre a rischiare la cittadinanza, è additata al pubblico disprezzo come spia britannica.

Marina Ovsyannikova ha denunciato la situazione paradossale che sta vivendo in un post su Twitter. Ha scritto “no alla guerra” e poi ha riferito quali siano stati “i risultati dell’impegno contro una guerra senza senso”. Una situazione apparentemente senza sbocchi: “Le autorità ucraine si oppongono al mio ingresso nel Paese, la Russia vuole togliermi la cittadinanza”. Nessuno la vuole più.

In Ucraina, Ovsyannikova – che oggi vive a Berlino e collabora con Die Welt – avrebbe dovuto partecipare a una conferenza in cui avrebbe svelato i meccanismi della propaganda russa. L’evento, programmato per il 1 giugno scorso e organizzato dall’agenzia di stampa Interfax Ucraina, è stato annullato perché non le è stato concesso l’ingresso nel Paese. Le rimproverano di essere una quinta colonna o, quantomeno, di avere retto il gioco propagandistico russo per troppo tempo prima di redimersi. Non si fidano, a Kiev. Anche perché non sono piaciute a nessuno le sue considerazioni sulle sanzioni che l’Occidente era in procinto di estendere alla Russia. A marzo, Ovsyannikova aveva chiesto che le sanzioni colpissero governo e oligarchi, risparmiando i comuni cittadini russi. Oggi, assicura, ha cambiato idea ritenendo assolutamente condivisibili i provvedimenti restrittivi assunti contro il Cremlino. Ma gli ucraini continuano a guardarla con sospetto.

Ma nemmeno a Mosca si fidano troppo di lei. Il suo ex direttore a Channel One, Kirill Kleimyonov, l’ha bollata senz’appello: “È una spia britannica, aveva parlato con l’ambasciata inglese qualche giorno prima della sua protesta”. Dopo la sua protesta durante il tg del primo canale russo, quando interruppe la diretta tv mostrando un cartello in cui denunciava la propaganda e la censura di Stato sull’invasione dell’Ucraina, è stata condannata a una multa pari a circa 250 euro. Rischierebbe la revoca della cittadinanza, di sicuro il suo gesto non sarebbe stato troppo apprezzato in patria, e non solo dagli alti boiardi del governo Putin.

Per la giornalista, dunque, l’unica possibilità resta quello che ha definito come l’esilio berlinese. Bloccata sul confine.     

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