Prove di centro a destra, la pazza idea dell’Udc

Finisce anticipatamente la riunione della coalizione, l’Udc resta polemico, si affaccia l’ipotesi di un listone unico, che potrebbe anche correre da solo.

Nasce l’ipotesi della lista unica di centro. Se Atene piange, Sparta non ride. Lorenzo Cesa, segretario dell’Unione di Centro, abbandona il vertice di coalizione dopo pochi minuti. Il motivo della rottura sarebbe sempre lo stesso, ovvero gli spazi marginali riservati ai moderati. Non arriva, quindi, la fumata bianca dal tavolo a cui hanno preso parte Francesco Lollobrigida per Fratelli d’Italia, Licia Ronzulli per Forza Italia e Roberto Calderoli per la Lega. La novità, emersa dall’incontro, però, sarebbe la volontà scudocrociato di provare a mettere insieme tutti i cosiddetti cespugli in un’unica compagine. “Il risultato delle elezioni – avverte Stefano Tunis, consigliere regionale e fondatore di Sardegna 20Venti – non è scontato. Il centrodestra non è attrezzato per competere con l’offerta moderata. La furia di farsi portare al guinzaglio dai sovranisti non deve prevalere. Il centro, infatti, ha una storia sui territori,considerando il numero cospicuo di amministratori su cui può contare. Pur avendo percentuali minori nei sondaggi, possiamo vantare un radicamento importante in ogni singola comunità. Fratelli d’Italia, Lega e soprattutto Forza Italia, al contrario, hanno serie difficoltà. Il partito di Berlusconi non riesce più ad aggregare e ha difficoltà a trovare gli spazi addirittura per gli uscenti. Abbiamo, quidi, il dovere, almeno di provare, a costruire un nuovo spazio politico”.

Chi starebbe tessendo la tela a queste latitudini è Michela Biancofiore di Coraggio Italia. L’esponente del partito di Brugnaro, ai taccuini di Spraynews, ha esortato gli alleati a rafforzare la componente liberal-democratica. “Una accellerazione – ha evidenziato ai taccuini di AdnKronos – tanto più urgente ora che la sinistra ha imbarcato pure Calenda”.

Su tale posizione si ritrova anche Marco Montecchi, segretario nazionale di Valore Liberale: “Abbiamo sempre pensato che una forza di centro, unita al centrodestra, possa fare la differenza, a maggiore ragione in questa fase che Azione si è schierata. Bisogna tener conto della pluralità di questo universo e garantire. Altrimenti ci candidiamo a perdere le elezioni”.
A questo campo potrebbero aggiungersi anche Rinascimento di Vittorio Sgarbi, nonché movimenti civici come quello guidato dall’ex togato Luca Palamara. L’autore del “Sistema” vorrebbe appunto mettere in evidenza le ragioni dei garantisti in un campo diverso da quello delle destre.

Ecco perchè la sfida, adesso, è mettere insieme le varie proposte e ragionare con una sola voce. Soltanto così potrà venir fuori un’alternativa valida alla sinistra che imbarca Calenda. Non sono mancate, in mattinata, infatti, le stoccate verso il leader di Azione.
Per Antonio Tajani finalmente “è stata tolta una maschera”. Allo stesso modo la pensa Giorgia Meloni per cui il centrodestra esce rafforzato dall’intesa tra Partito Democratico e Azione. Per Salvini è un’opportunità da non trascurare. Ecco perchè la priorità è accorciare i tempi delle trattative con i centristi, in modo da poter così iniziare le trattative anche con chi è fuori lo schieramento e ora vorrebbe iniziare un confronto. Il riferimento, ad esempio, è a Matteo Renzi, che ha strizzato più di un semplice occhio verso Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, nelle ultime ore, starebbe cercando appunto un appeal più istituzionale per accaparrarsi il consenso di quel mondo lontano dalle destre. Per passare dalla teoria alla pratica, però, bisognerà fare la conta degli spazi disponibili. Considerando lo schema, diffuso qualche giorno fa, poche sono le caselle realmente libere.

Ecco perchè bisogna quanto prima mettere mano a quei numeri e trovare appunto i vuoti per recuperare i mal di pancia di Cesa che mettendo insieme le anime moderate potrebbe alzare addirittura la posta. Una mossa che preoccuperebbe addirittura il cav Berlusconi, preoccupato di perdere caselle.

Finisce anticipatamente la riunione della coalizione, l’Udc resta polemico, si affaccia l’ipotesi di un listone unico, che potrebbe anche correre da solo.

Nasce l’ipotesi della lista unica di centro. Se Atene piange, Sparta non ride. Lorenzo Cesa, segretario dell’Unione di Centro, abbandona il vertice di coalizione dopo pochi minuti. Il motivo della rottura sarebbe sempre lo stesso, ovvero gli spazi marginali riservati ai moderati. Non arriva, quindi, la fumata bianca dal tavolo a cui hanno preso parte Francesco Lollobrigida per Fratelli d’Italia, Licia Ronzulli per Forza Italia e Roberto Calderoli per la Lega. La novità, emersa dall’incontro, però, sarebbe la volontà scudocrociato di provare a mettere insieme tutti i cosiddetti cespugli in un’unica compagine. “Il risultato delle elezioni – avverte Stefano Tunis, consigliere regionale e fondatore di Sardegna 20Venti – non è scontato. Il centrodestra non è attrezzato per competere con l’offerta moderata. La furia di farsi portare al guinzaglio dai sovranisti non deve prevalere. Il centro, infatti, ha una storia sui territori,considerando il numero cospicuo di amministratori su cui può contare. Pur avendo percentuali minori nei sondaggi, possiamo vantare un radicamento importante in ogni singola comunità. Fratelli d’Italia, Lega e soprattutto Forza Italia, al contrario, hanno serie difficoltà. Il partito di Berlusconi non riesce più ad aggregare e ha difficoltà a trovare gli spazi addirittura per gli uscenti. Abbiamo, quidi, il dovere, almeno di provare, a costruire un nuovo spazio politico”.

Chi starebbe tessendo la tela a queste latitudini è Michela Biancofiore di Coraggio Italia. L’esponente del partito di Brugnaro, ai taccuini di Spraynews, ha esortato gli alleati a rafforzare la componente liberal-democratica. “Una accellerazione – ha evidenziato ai taccuini di AdnKronos – tanto più urgente ora che la sinistra ha imbarcato pure Calenda”.

Su tale posizione si ritrova anche Marco Montecchi, segretario nazionale di Valore Liberale: “Abbiamo sempre pensato che una forza di centro, unita al centrodestra, possa fare la differenza, a maggiore ragione in questa fase che Azione si è schierata. Bisogna tener conto della pluralità di questo universo e garantire. Altrimenti ci candidiamo a perdere le elezioni”.
A questo campo potrebbero aggiungersi anche Rinascimento di Vittorio Sgarbi, nonché movimenti civici come quello guidato dall’ex togato Luca Palamara. L’autore del “Sistema” vorrebbe appunto mettere in evidenza le ragioni dei garantisti in un campo diverso da quello delle destre.

Ecco perchè la sfida, adesso, è mettere insieme le varie proposte e ragionare con una sola voce. Soltanto così potrà venir fuori un’alternativa valida alla sinistra che imbarca Calenda. Non sono mancate, in mattinata, infatti, le stoccate verso il leader di Azione.
Per Antonio Tajani finalmente “è stata tolta una maschera”. Allo stesso modo la pensa Giorgia Meloni per cui il centrodestra esce rafforzato dall’intesa tra Partito Democratico e Azione. Per Salvini è un’opportunità da non trascurare. Ecco perchè la priorità è accorciare i tempi delle trattative con i centristi, in modo da poter così iniziare le trattative anche con chi è fuori lo schieramento e ora vorrebbe iniziare un confronto. Il riferimento, ad esempio, è a Matteo Renzi, che ha strizzato più di un semplice occhio verso Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, nelle ultime ore, starebbe cercando appunto un appeal più istituzionale per accaparrarsi il consenso di quel mondo lontano dalle destre. Per passare dalla teoria alla pratica, però, bisognerà fare la conta degli spazi disponibili. Considerando lo schema, diffuso qualche giorno fa, poche sono le caselle realmente libere.

Ecco perchè bisogna quanto prima mettere mano a quei numeri e trovare appunto i vuoti per recuperare i mal di pancia di Cesa che mettendo insieme le anime moderate potrebbe alzare addirittura la posta. Una mossa che preoccuperebbe addirittura il cav Berlusconi, preoccupato di perdere caselle.

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