Punture di spillo A SALVINI LA LAUREA HONORIS CAUSA IN MEDICINA?

“Non ravviso la necessità del rinnovo dello stato di emergenza”. Chi pronuncia questa parole? Qualche virologo? Qualche immunologo? Qualche illustre clinico? Il prof. Alberto Zangrillo? No.  La “sentenza”, chiara e forte, scandita lentamente, è di Matteo Salvini contrario alla decisione del governo di prorogare lo stato di emergenza per il  Covid 19. “Me coioni”! dicono a Roma. E ci si chiede quale Università abbia concesso al “Capitano” della Destra la laurea honoris causa in medicina  e ci si rammarica di aver perso la “lectio magistralis” di … cotanto Professore, frequentatore da ragazzo del liceo Manzoni di Milano e…. politico di professione. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i tanti medici e infermieri, da quasi un anno impegnati nella lotta al coronavirus, e i familiari delle oltre 35 mila vittime.  Ma Salvini è perentorio nel “non ravvisare la necessità”. Eppure le “musate” prese dall’agosto scorso, gli oltre 10 punti persi dalla Lega nei sondaggi, la crescita  di Giorgia Meloni, dovrebbero avergli insegnato qualcosa…. Niente. Il ragazzo, direbbero a scuola, è refrattario. Non si applica e, se lo fa, i risultati non si vedono. Inutile continuare a spendere soldi nelle ripetizioni. Una “lezione” che dovrebbero imparare quanti, anche ai livelli istituzionali, e autorevoli commentatori,  si ostinano a chiedere un suo coinvolgimento, sia pure come opposizione, nelle scelte della maggioranza. Negli anni bui del terrorismo il PCI lo capì e contribuì alla vittoria democratica del Paese. Con Salvini è tempo perso. Il segretario (per quanto tempo ancora?) della Lega è monotematico: lo scorso anno gli immigrati, oggi il Covid. Ma il Lumbard non cambia spartito. Anche un’epidemia, come quella che sta colpendo il mondo intero, viene colta al volo per opporsi a Giuseppi che al Senato gli fece fare una figura di m..da, a Di Maio che lo ha lasciato in brache di tela e al ministro Lamorgese che ha avuto l’ardire di usurpargli il suo incarico al Viminale costringendolo a rifarsi, consumate le felpe nel suo girovagare,  un nuovo guardaroba.

PdA

“Non ravviso la necessità del rinnovo dello stato di emergenza”. Chi pronuncia questa parole? Qualche virologo? Qualche immunologo? Qualche illustre clinico? Il prof. Alberto Zangrillo? No.  La “sentenza”, chiara e forte, scandita lentamente, è di Matteo Salvini contrario alla decisione del governo di prorogare lo stato di emergenza per il  Covid 19. “Me coioni”! dicono a Roma. E ci si chiede quale Università abbia concesso al “Capitano” della Destra la laurea honoris causa in medicina  e ci si rammarica di aver perso la “lectio magistralis” di … cotanto Professore, frequentatore da ragazzo del liceo Manzoni di Milano e…. politico di professione. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i tanti medici e infermieri, da quasi un anno impegnati nella lotta al coronavirus, e i familiari delle oltre 35 mila vittime.  Ma Salvini è perentorio nel “non ravvisare la necessità”. Eppure le “musate” prese dall’agosto scorso, gli oltre 10 punti persi dalla Lega nei sondaggi, la crescita  di Giorgia Meloni, dovrebbero avergli insegnato qualcosa…. Niente. Il ragazzo, direbbero a scuola, è refrattario. Non si applica e, se lo fa, i risultati non si vedono. Inutile continuare a spendere soldi nelle ripetizioni. Una “lezione” che dovrebbero imparare quanti, anche ai livelli istituzionali, e autorevoli commentatori,  si ostinano a chiedere un suo coinvolgimento, sia pure come opposizione, nelle scelte della maggioranza. Negli anni bui del terrorismo il PCI lo capì e contribuì alla vittoria democratica del Paese. Con Salvini è tempo perso. Il segretario (per quanto tempo ancora?) della Lega è monotematico: lo scorso anno gli immigrati, oggi il Covid. Ma il Lumbard non cambia spartito. Anche un’epidemia, come quella che sta colpendo il mondo intero, viene colta al volo per opporsi a Giuseppi che al Senato gli fece fare una figura di m..da, a Di Maio che lo ha lasciato in brache di tela e al ministro Lamorgese che ha avuto l’ardire di usurpargli il suo incarico al Viminale costringendolo a rifarsi, consumate le felpe nel suo girovagare,  un nuovo guardaroba.

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