Punture di spillo AL COLLE SI PUO’ ESSERE ELETTI ANCHE SE NON SI E’ PARLAMENTARI E VELTRONI LO SA

Non tutti sanno – ma non Walter Veltroni – che alla Presidenza della Repubblica si può essere eletti anche da semplici cittadini. Oddio, non è che il dedalo di viuzze  che a Roma fa da corona al  Quirinale brulichino di cittadini … in corsa per il Colle. Ma non per Veltroni che vanta un curriculum di tutto rispetto, una segreta ambizione e un grande fiuto per la comunicazione.

Da ex politico navigato, Veltroni sa bene di non essere oggi in corsa “ma anche” (per usare una sua storica formula) sa che per andare al Quirinale bisogna prepararsi per tempo, cercando un consenso mediatico e bipartisan, senza però dare troppo nell’occhio, farsi quasi invisibili in vista dello sprint finale quando Mattarella avrà confermato la sua volontà di lasciare, e la situazione – tra veti e contro veti – s’impantanasse. Di qui il suo attivismo letterario che ne supporta l’immagine in modo che, qualora i giochi politici di Palazzo andassero in stallo, il suo nome potrebbe rivelarsi quello giusto.  In questi ultimi dodici mesi, Veltroni ha scritto una sessantina di articoli per il Corriere della Sera sugli argomenti più vari, che si aggiungono ad una ricca produzione di film e documentari, e a ben cinque libri di editori diversi.  Con l’ultimo, “Il caso Moro e la prima Repubblica”, l’autore sta facendo il giro delle sette chiese, tra ospitate televisive e interviste sui giornali. Ne sorprende  la… tempistica, “ma anche” la totale assenza di novità sul più efferato atto di guerra del terrorismo: Il sequestro e l’uccisione di Moro e della sua scorta. Nel senso che il libro non aggiunge nulla a quanto già non si conosca e tutti gli interrogativi restano ancora in piedi. Veltroni ci ripete che Moro fu rapito “esclusivamente” da un comando delle Brigate Rosse e che furono le Brigate Rosse “materialmente” ad ucciderlo. Anche se nei 55 giorni di prigionia si inserirono soggetti esterni contrari alla liberazione dello Statista democristiano. Per un motivo o per un altro – ma anche questo è noto – sovietici e americani erano contrari alla politica di Moro, alla solidarietà nazionale e al compromesso storico, e lo volevano morto.

E allora, qual è il valore aggiunto, di analisi e di notizie, di questo libro? Perché esce a pochi mesi dall’inizio del semestre bianco e senza nuovi elementi?

Se Mattarella si convincerà della necessità, in questa delicata situazione sanitaria ed economica, di dare una mano al governo, lo sforzo di Walter Veltroni si rivelerà solo un’ennesima fatica letteraria. In caso diverso i Partiti avranno un  altro nome, di prestigio, su cui confrontarsi.

PdA

Non tutti sanno – ma non Walter Veltroni – che alla Presidenza della Repubblica si può essere eletti anche da semplici cittadini. Oddio, non è che il dedalo di viuzze  che a Roma fa da corona al  Quirinale brulichino di cittadini … in corsa per il Colle. Ma non per Veltroni che vanta un curriculum di tutto rispetto, una segreta ambizione e un grande fiuto per la comunicazione.

Da ex politico navigato, Veltroni sa bene di non essere oggi in corsa “ma anche” (per usare una sua storica formula) sa che per andare al Quirinale bisogna prepararsi per tempo, cercando un consenso mediatico e bipartisan, senza però dare troppo nell’occhio, farsi quasi invisibili in vista dello sprint finale quando Mattarella avrà confermato la sua volontà di lasciare, e la situazione – tra veti e contro veti – s’impantanasse. Di qui il suo attivismo letterario che ne supporta l’immagine in modo che, qualora i giochi politici di Palazzo andassero in stallo, il suo nome potrebbe rivelarsi quello giusto.  In questi ultimi dodici mesi, Veltroni ha scritto una sessantina di articoli per il Corriere della Sera sugli argomenti più vari, che si aggiungono ad una ricca produzione di film e documentari, e a ben cinque libri di editori diversi.  Con l’ultimo, “Il caso Moro e la prima Repubblica”, l’autore sta facendo il giro delle sette chiese, tra ospitate televisive e interviste sui giornali. Ne sorprende  la… tempistica, “ma anche” la totale assenza di novità sul più efferato atto di guerra del terrorismo: Il sequestro e l’uccisione di Moro e della sua scorta. Nel senso che il libro non aggiunge nulla a quanto già non si conosca e tutti gli interrogativi restano ancora in piedi. Veltroni ci ripete che Moro fu rapito “esclusivamente” da un comando delle Brigate Rosse e che furono le Brigate Rosse “materialmente” ad ucciderlo. Anche se nei 55 giorni di prigionia si inserirono soggetti esterni contrari alla liberazione dello Statista democristiano. Per un motivo o per un altro – ma anche questo è noto – sovietici e americani erano contrari alla politica di Moro, alla solidarietà nazionale e al compromesso storico, e lo volevano morto.

E allora, qual è il valore aggiunto, di analisi e di notizie, di questo libro? Perché esce a pochi mesi dall’inizio del semestre bianco e senza nuovi elementi?

Se Mattarella si convincerà della necessità, in questa delicata situazione sanitaria ed economica, di dare una mano al governo, lo sforzo di Walter Veltroni si rivelerà solo un’ennesima fatica letteraria. In caso diverso i Partiti avranno un  altro nome, di prestigio, su cui confrontarsi.

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