Punture di spillo CHE BUFFI GLI OPINIONISTI CHE SI “MERAVIGLIANO” DI SALVINI

Lo stupore di alcuni opinionisti, anche illustri, sul comportamento di Matteo Salvini o è “di maniera” – e ci può anche stare per l’arte di suscitare interesse in lettori sempre meno numerosi – oppure non sono quei famosi commentatori che i talk ci propinano ad ogni ora del giorno. Ma di cosa si meravigliano? Salvini  è sempre Salvini. La sua scala timbrica è molto modesta, non cambia.  E’ il Salvini di quando era Ministro dell’Interno e anteponeva l’esigenza del consenso alla vita di centinaia di immigrati, spesso bambini, su barconi strapieni che faceva “marcire” sulle navi delle ONG per settimane senza acqua né cibo  facendo l’uomo “duro”, ben sapendo che alla fine sarebbero ugualmente sbarcati. E lui, il “Capitano”, l’effetto consenso, salendo nei sondaggi, lo aveva intanto raggiunto.  Lo stesso avviene oggi con gli oltre 110 mila morti e gli ospedali che rischiano il collasso per la pandemia. Il segretario della Lega sa  che la linea rigorista del Governo – dove è presente con  tre ministri – è oggettivamente giustificata dalla situazione ma ugualmente insiste sulle riaperture perché l’economia del “suo” Nord viene prima della salute. Era a terra, autodisarcionatosi  dal “cavallo bianco” che montava da Ministro dell’Interno, e dalla mazzata delle regionali in Emilia Romagna, quando il Colle gli ha dato una mano per risollevarsi. Il Colle, non Palazzo Chigi che lo conosceva bene e lo aveva di fatto emarginato, anche come opposizione.

Ed ora, con il governo del “tutti dentro” , il leader leghista non si è lasciato scappare l’occasione per “rimontare a cavallo” e cercare di fare il buono e cattivo tempo. Sembra che gli stia andando bene ma non è così. A p.zza Colonna è cambiato l’inquilino ed ora c’è Mario Draghi che non si fa certo influenzare dalle “manfrine” del Lumbard. Lo ha capito e ogni tanto gli dà qualche carotina come si fa con i cavalli per tenerli al passo, tanto per … salvargli la faccia. Ma si tratta di una situazione che non potrà andare avanti per molto tempo:  ad ottobre si voterà in alcune grandi città e gli altri Partiti non sembra siano intenzionati a favorirlo nel gioco di “raccattare” consensi a loro spese e sulla pelle degli italiani.  Certamente non il PD di Enrico Letta né i Cinque Stelle del vecchio “amico”, Giuseppi Conte. Ma Salvini dovrà fare i conti soprattutto con quella Giorgia Meloni che, restata coerentemente all’opposizione, rischia di soffiargli la leadership della Destra.

PdA

 

Lo stupore di alcuni opinionisti, anche illustri, sul comportamento di Matteo Salvini o è “di maniera” – e ci può anche stare per l’arte di suscitare interesse in lettori sempre meno numerosi – oppure non sono quei famosi commentatori che i talk ci propinano ad ogni ora del giorno. Ma di cosa si meravigliano? Salvini  è sempre Salvini. La sua scala timbrica è molto modesta, non cambia.  E’ il Salvini di quando era Ministro dell’Interno e anteponeva l’esigenza del consenso alla vita di centinaia di immigrati, spesso bambini, su barconi strapieni che faceva “marcire” sulle navi delle ONG per settimane senza acqua né cibo  facendo l’uomo “duro”, ben sapendo che alla fine sarebbero ugualmente sbarcati. E lui, il “Capitano”, l’effetto consenso, salendo nei sondaggi, lo aveva intanto raggiunto.  Lo stesso avviene oggi con gli oltre 110 mila morti e gli ospedali che rischiano il collasso per la pandemia. Il segretario della Lega sa  che la linea rigorista del Governo – dove è presente con  tre ministri – è oggettivamente giustificata dalla situazione ma ugualmente insiste sulle riaperture perché l’economia del “suo” Nord viene prima della salute. Era a terra, autodisarcionatosi  dal “cavallo bianco” che montava da Ministro dell’Interno, e dalla mazzata delle regionali in Emilia Romagna, quando il Colle gli ha dato una mano per risollevarsi. Il Colle, non Palazzo Chigi che lo conosceva bene e lo aveva di fatto emarginato, anche come opposizione.

Ed ora, con il governo del “tutti dentro” , il leader leghista non si è lasciato scappare l’occasione per “rimontare a cavallo” e cercare di fare il buono e cattivo tempo. Sembra che gli stia andando bene ma non è così. A p.zza Colonna è cambiato l’inquilino ed ora c’è Mario Draghi che non si fa certo influenzare dalle “manfrine” del Lumbard. Lo ha capito e ogni tanto gli dà qualche carotina come si fa con i cavalli per tenerli al passo, tanto per … salvargli la faccia. Ma si tratta di una situazione che non potrà andare avanti per molto tempo:  ad ottobre si voterà in alcune grandi città e gli altri Partiti non sembra siano intenzionati a favorirlo nel gioco di “raccattare” consensi a loro spese e sulla pelle degli italiani.  Certamente non il PD di Enrico Letta né i Cinque Stelle del vecchio “amico”, Giuseppi Conte. Ma Salvini dovrà fare i conti soprattutto con quella Giorgia Meloni che, restata coerentemente all’opposizione, rischia di soffiargli la leadership della Destra.

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