Punture di spillo CI SI DIMENTICA CHE LA II REPUBBLICA È NATA SUI VOLTAGABBANA

Cominciamo a mettere alcuni puntini sulle “i” perché, si dice a Roma, il più pulito c’ha la rogna.

In questi giorni il politico più gettonato sui quotidiani e nei talk televisivi è il senatore Lello Ciampolillo che il “VAR” di Palazzo Madama, a tempo scaduto,  ha ammesso al voto. Silenzio invece, o quasi, sul senatore Riccardo Nencini che ha votato subito dopo Ciampolillo. Forse perché quest’ultimo, meno noto e con nessuna storia politica alle spalle. ha un cognome  “a tutto tondo” che foneticamente si presta alle ironie che un tempo investirono i Razzi e gli Scilipoti.

C’è da chiedersi – per mettere un primo puntino sulla “i” – come le opposizioni avrebbero reagito se Ciampolillo e Nencini avessero negato la fiducia al Governo. E non ci si ricorda, o si preferisce non ricordare, che la cosiddetta seconda Repubblica è nata su tre voltagabbana. Allora si preferì “più nobilmente” parlare di “cambi di casacca” di cui due – Giulio Tremonti eletto nel Patto Segni e  Luigi Grillo eletto al Senato nelle liste del Partito Popolare di Mino Martinazzoli – “premiati” rispettivamente con il Ministero delle Finanze e un sottosegretariato. Altrimenti Berlusconi non ce l’avrebbe fatta. Ma veniamo all’attualità di questi giorni. L’Opposizione sovranista chiede di votare e per Matteo Salvini, sull’onda dei sondaggi favorevoli e  nonostante il Covid, sarebbe preferibile una pausa elettorale di pochi mesi per permettere agli italiani di esprimersi. A questo punto, sempre secondo il segretario della Lega, nascerebbe un Governo che avrebbe una finestra diben cinque anni per governare senza le attuali fibrillazioni. Bene. Ma non è stato lui nell’estate del 2019 a decretare la fine del primo governo Conte? Se non si fosse “montato” la testa e se avesse evitato di invocare i “pieni poteri”, il governo con i grillini sarebbe ancora in carica e il Paese potrebbe affrontare con serenità e senza scosse interne l’attuale crisi sanitaria, economica e sociale. Tanto per mettere un altro puntino sulla “i”. E ancora: di fronte al rischio di essere scaricato all’opposizione e all’ipotesi di un governo dei 5 Stelle con il PD, non è stato proprio Salvini, subito dopo l’ubriacatura del Papeete,  ad ingranare la retromarcia per proporre a Di Maio la presidenza del consiglio di un nuovo Esecutivo con la Lega? Come se fino ad allora tutto fosse filato liscio!

E sempre per continuare a mettere i puntini sulle “i”, non è stato il senatore Salvini in questi giorni, nel timore di possibili esodi, a blindare il  centrodestra da mane a sera, e a “tentare” qualche esponente  grillino di seconda o terza fila assicurandogli una ricandidatura? E  questo non è un “mercato”?

Ma veniamo all’altro Matteo. Oggi Renzi, più conciliante e timoroso di perdere qualche suo parlamentare,  dice: “fermiamoci un momento e ragioniamo”. E non era quello – per mettere ancora un  puntino sulla “i” – che gli hanno chiesto a lungo i suoi ex alleati e lo stesso Presidente del Consiglio? E perché non ha fatto, lui, quello che chiede agli altri?

Ci si lamenta giustamente, ma ipocritamente,  dell’attuale sistema elettorale fingendo di ignorare che è figlio di questo Parlamento e di “questa” classe politica. Chi avrebbe dovuto metterci mano? Il Padreterno?

Basterebbe una doppia modifica, strategica e non tattica. Sarebbe sufficiente, per ora, introdurre l’istituto della sfiducia costruttiva o stabilire che, se il governo cade, va a casa anche il Parlamento. 

Sai quanti voltagabbana in meno!

PdA

 

Cominciamo a mettere alcuni puntini sulle “i” perché, si dice a Roma, il più pulito c’ha la rogna.

In questi giorni il politico più gettonato sui quotidiani e nei talk televisivi è il senatore Lello Ciampolillo che il “VAR” di Palazzo Madama, a tempo scaduto,  ha ammesso al voto. Silenzio invece, o quasi, sul senatore Riccardo Nencini che ha votato subito dopo Ciampolillo. Forse perché quest’ultimo, meno noto e con nessuna storia politica alle spalle. ha un cognome  “a tutto tondo” che foneticamente si presta alle ironie che un tempo investirono i Razzi e gli Scilipoti.

C’è da chiedersi – per mettere un primo puntino sulla “i” – come le opposizioni avrebbero reagito se Ciampolillo e Nencini avessero negato la fiducia al Governo. E non ci si ricorda, o si preferisce non ricordare, che la cosiddetta seconda Repubblica è nata su tre voltagabbana. Allora si preferì “più nobilmente” parlare di “cambi di casacca” di cui due – Giulio Tremonti eletto nel Patto Segni e  Luigi Grillo eletto al Senato nelle liste del Partito Popolare di Mino Martinazzoli – “premiati” rispettivamente con il Ministero delle Finanze e un sottosegretariato. Altrimenti Berlusconi non ce l’avrebbe fatta. Ma veniamo all’attualità di questi giorni. L’Opposizione sovranista chiede di votare e per Matteo Salvini, sull’onda dei sondaggi favorevoli e  nonostante il Covid, sarebbe preferibile una pausa elettorale di pochi mesi per permettere agli italiani di esprimersi. A questo punto, sempre secondo il segretario della Lega, nascerebbe un Governo che avrebbe una finestra diben cinque anni per governare senza le attuali fibrillazioni. Bene. Ma non è stato lui nell’estate del 2019 a decretare la fine del primo governo Conte? Se non si fosse “montato” la testa e se avesse evitato di invocare i “pieni poteri”, il governo con i grillini sarebbe ancora in carica e il Paese potrebbe affrontare con serenità e senza scosse interne l’attuale crisi sanitaria, economica e sociale. Tanto per mettere un altro puntino sulla “i”. E ancora: di fronte al rischio di essere scaricato all’opposizione e all’ipotesi di un governo dei 5 Stelle con il PD, non è stato proprio Salvini, subito dopo l’ubriacatura del Papeete,  ad ingranare la retromarcia per proporre a Di Maio la presidenza del consiglio di un nuovo Esecutivo con la Lega? Come se fino ad allora tutto fosse filato liscio!

E sempre per continuare a mettere i puntini sulle “i”, non è stato il senatore Salvini in questi giorni, nel timore di possibili esodi, a blindare il  centrodestra da mane a sera, e a “tentare” qualche esponente  grillino di seconda o terza fila assicurandogli una ricandidatura? E  questo non è un “mercato”?

Ma veniamo all’altro Matteo. Oggi Renzi, più conciliante e timoroso di perdere qualche suo parlamentare,  dice: “fermiamoci un momento e ragioniamo”. E non era quello – per mettere ancora un  puntino sulla “i” – che gli hanno chiesto a lungo i suoi ex alleati e lo stesso Presidente del Consiglio? E perché non ha fatto, lui, quello che chiede agli altri?

Ci si lamenta giustamente, ma ipocritamente,  dell’attuale sistema elettorale fingendo di ignorare che è figlio di questo Parlamento e di “questa” classe politica. Chi avrebbe dovuto metterci mano? Il Padreterno?

Basterebbe una doppia modifica, strategica e non tattica. Sarebbe sufficiente, per ora, introdurre l’istituto della sfiducia costruttiva o stabilire che, se il governo cade, va a casa anche il Parlamento. 

Sai quanti voltagabbana in meno!

PdA

 

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