Punture di spillo CRISI DI GOVERNO: RESPONSABILI? NO, ACCATTONI

Se tanto mi dà tanto, “questa” inspiegabile e pazza crisi di governo aperta da Matteo Renzi è figlia di “questo” Parlamento. Cioè,  di un pessimo  sistema elettorale e del progressivo degrado di gran parte della classe politica. Quando i 75 Padri Costituenti  stabilirono che gli eletti dal popolo avrebbero esercitato le loro funzioni “senza vincolo di mandato” vollero garantire la loro autonomia ma mai avrebbero pensato che Camera e Senato si sarebbe trasformati negli anni in un suk arabo. Vero è che parliamo di autorevoli personalità come Terracini, De Gasperi, Moro, Togliatti,  Nenni, Dossetti, La Pira, Mortati, Calamandrei. E, per carità di patria, ci fermiamo qui! Così come è vero che il fenomeno si è diffuso con l’estinzione dei partiti, e la loro storia mandata in naftalina, lasciando il posto ad improvvisate e occasionali  aggregazioni politiche incentrate sulla figura  di piccoli leader. Ma anche in questo caso negli anni le cose sono andate peggiorando passando dai Berlusconi e dai Prodi a micropartiti guidati (si fa per dire) da “Capetti” che, per  scelte di governo e incarichi da distribuire, antepongono acriticamente la  fedeltà alle competenze. Ed ecco che ad ogni legislatura, soprattutto dal 1994, s’ingrossa a dismisura l’esercito di  “Nominati” che, senza arte né parte, entra in Parlamento e disinvoltamente passa da un gruppo parlamentare ad un altro, sulla base – loro, eletti dal popolo – di un esclusivo tornaconto personale. Inizialmente, per pudore, si parlava di “cambi di casacca”. Poi in modo più dispregiativo si è passati alla compravendita, ai voltagabbana, ai costruttori, ai responsabili. Il vocabolario italiano offre un florilegio di termini. Ma nessuno finora li  ha chiamati  per quello che sono: Accattoni! E ce ne scusiamo con quel grande uomo di cultura che è stato Pier Paolo Pasolini.  Ma “accattoni” sono anche quei leader (si fa per dire) che autorizzano questo “mercato delle vacche”.  Per tornare alle vicende di questi giorni, c’erano tanti temi sui quali uno scontro politico sarebbe stato più comprensibile. E invece ci troviamo nel pieno di una crisi  esplosa – diciamoci la verità –  per uno scontro sulla gestione dei soldi: per capirci, sulla spartizione  dei miliardi che dovrebbero arrivare dall’Europa. Nella maggioranza infatti, ma non solo, si litiga solo per accaparrarsi fondi, risorse,  profitti  lobbistici. In Italia e… all’estero. La crisi peggiore dal dopoguerra con la classe politica peggiore che ha anteposto i “propri” interessi personali  alle migliaia di morti, ad una crisi pandemica ancora in atto e ad una crescente crisi economica e sociale.

PdA

 

Se tanto mi dà tanto, “questa” inspiegabile e pazza crisi di governo aperta da Matteo Renzi è figlia di “questo” Parlamento. Cioè,  di un pessimo  sistema elettorale e del progressivo degrado di gran parte della classe politica. Quando i 75 Padri Costituenti  stabilirono che gli eletti dal popolo avrebbero esercitato le loro funzioni “senza vincolo di mandato” vollero garantire la loro autonomia ma mai avrebbero pensato che Camera e Senato si sarebbe trasformati negli anni in un suk arabo. Vero è che parliamo di autorevoli personalità come Terracini, De Gasperi, Moro, Togliatti,  Nenni, Dossetti, La Pira, Mortati, Calamandrei. E, per carità di patria, ci fermiamo qui! Così come è vero che il fenomeno si è diffuso con l’estinzione dei partiti, e la loro storia mandata in naftalina, lasciando il posto ad improvvisate e occasionali  aggregazioni politiche incentrate sulla figura  di piccoli leader. Ma anche in questo caso negli anni le cose sono andate peggiorando passando dai Berlusconi e dai Prodi a micropartiti guidati (si fa per dire) da “Capetti” che, per  scelte di governo e incarichi da distribuire, antepongono acriticamente la  fedeltà alle competenze. Ed ecco che ad ogni legislatura, soprattutto dal 1994, s’ingrossa a dismisura l’esercito di  “Nominati” che, senza arte né parte, entra in Parlamento e disinvoltamente passa da un gruppo parlamentare ad un altro, sulla base – loro, eletti dal popolo – di un esclusivo tornaconto personale. Inizialmente, per pudore, si parlava di “cambi di casacca”. Poi in modo più dispregiativo si è passati alla compravendita, ai voltagabbana, ai costruttori, ai responsabili. Il vocabolario italiano offre un florilegio di termini. Ma nessuno finora li  ha chiamati  per quello che sono: Accattoni! E ce ne scusiamo con quel grande uomo di cultura che è stato Pier Paolo Pasolini.  Ma “accattoni” sono anche quei leader (si fa per dire) che autorizzano questo “mercato delle vacche”.  Per tornare alle vicende di questi giorni, c’erano tanti temi sui quali uno scontro politico sarebbe stato più comprensibile. E invece ci troviamo nel pieno di una crisi  esplosa – diciamoci la verità –  per uno scontro sulla gestione dei soldi: per capirci, sulla spartizione  dei miliardi che dovrebbero arrivare dall’Europa. Nella maggioranza infatti, ma non solo, si litiga solo per accaparrarsi fondi, risorse,  profitti  lobbistici. In Italia e… all’estero. La crisi peggiore dal dopoguerra con la classe politica peggiore che ha anteposto i “propri” interessi personali  alle migliaia di morti, ad una crisi pandemica ancora in atto e ad una crescente crisi economica e sociale.

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