Punture di spillo DRAGHI AVVERTE SALVINI E PARTITI: NO A MIOPI VISIONI DI PARTE

Nel 1943 – quando i partiti antifascisti si allearono nel Comitato di Liberazione Nazionale –  Alcide De Gasperi, regista della ricostruzione postbellica,  scriveva che “l’opera di rinnovamento fallirà se non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti a sacrificarsi per il bene comune”. Un concetto che il Presidente del Consiglio ha voluto espressamente riprendere nel presentare in Parlamento  il Piano da 248 miliardi per il rilancio dell’Italia. Un civettuolo parallelismo con lo Statista trentino? Affatto. Draghi non ne ha bisogno. Ma solo la volontà di mandare un messaggio chiaro e forte a chi sembra sia entrato nel Governo del “tutti dentro” con “miopi visioni di parte”: lucrarne i vantaggi senza però pagarne i costi. Non è un mistero che il segretario della Lega veda con preoccupazione il crescente consenso a sue spese di Giorgia Meloni, restata all’opposizione ad intercettare, da sola, un malcontento trasversale per le “chiusure” e il “coprifuoco” imposti dalla pandemia.  Draghi insomma, senza troppo scomporsi, ha dato un avvertimento a chi pensa di giocare con un piede nel governo e l’altro nell’opposizione inseguendo “tatticismi di piccolo respiro”.  Evidentemente non è stato dimenticato il precedente dell’astensione in consiglio dei ministri “imposta” dall’esterno ai tre rappresentanti leghisti su di un decreto fondamentale per l’azione di governo. E non è la prima volta che il Presidente del Consiglio in soli due mesi ha dovuto riprendere, sia pure riservatamente, l’uomo del Papeete e del mojito. Che Salvini sia un furbacchione è noto. Prendiamo il caso delle “riaperture” e del “coprifuoco” a partire dalle 22 alle 5. Bene, già nella conferenza stampa che ha riportato gran parte dell’Italia in giallo è  stato detto che a metà mese si sarebbe fatta una verifica  e,  se i dati scientifici lo avessero permesso, si sarebbero potute prendere misure ancora meno restrittive: sia per bar e ristoranti, sia per gli orari di chiusura.  Che fa Salvini? “Annusato” che si potrebbe andare verso questa soluzione, propone, lui, la metà di maggio  per “riaprire e tornare a vivere” e lancia a supporto una raccolta di firme. Un modo per intestarsi il merito di aver ottenuto, quando sarà,  misure meno rigide. Con tanti saluti all’opposizione della Meloni e a tutti gli altri partiti. Questo è il Salvini, di governo e di opposizione, che Draghi – per non rallentare il Piano di ricostruzione del Paese e per non creare problemi alla coalizione – non intende accettare. Ha quindi fatto bene a ricordare in Parlamento il monito di De Gasperi. Ma non va neppure dimenticato che l’Italia cominciò il suo rilancio con il successo elettorale del 1948 dopo che sempre lo Statista trentino aveva mandato a casa il blocco socialcomunista. Come dire, insieme sì ma non a qualsiasi prezzo.

PdA

Nel 1943 – quando i partiti antifascisti si allearono nel Comitato di Liberazione Nazionale –  Alcide De Gasperi, regista della ricostruzione postbellica,  scriveva che “l’opera di rinnovamento fallirà se non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti a sacrificarsi per il bene comune”. Un concetto che il Presidente del Consiglio ha voluto espressamente riprendere nel presentare in Parlamento  il Piano da 248 miliardi per il rilancio dell’Italia. Un civettuolo parallelismo con lo Statista trentino? Affatto. Draghi non ne ha bisogno. Ma solo la volontà di mandare un messaggio chiaro e forte a chi sembra sia entrato nel Governo del “tutti dentro” con “miopi visioni di parte”: lucrarne i vantaggi senza però pagarne i costi. Non è un mistero che il segretario della Lega veda con preoccupazione il crescente consenso a sue spese di Giorgia Meloni, restata all’opposizione ad intercettare, da sola, un malcontento trasversale per le “chiusure” e il “coprifuoco” imposti dalla pandemia.  Draghi insomma, senza troppo scomporsi, ha dato un avvertimento a chi pensa di giocare con un piede nel governo e l’altro nell’opposizione inseguendo “tatticismi di piccolo respiro”.  Evidentemente non è stato dimenticato il precedente dell’astensione in consiglio dei ministri “imposta” dall’esterno ai tre rappresentanti leghisti su di un decreto fondamentale per l’azione di governo. E non è la prima volta che il Presidente del Consiglio in soli due mesi ha dovuto riprendere, sia pure riservatamente, l’uomo del Papeete e del mojito. Che Salvini sia un furbacchione è noto. Prendiamo il caso delle “riaperture” e del “coprifuoco” a partire dalle 22 alle 5. Bene, già nella conferenza stampa che ha riportato gran parte dell’Italia in giallo è  stato detto che a metà mese si sarebbe fatta una verifica  e,  se i dati scientifici lo avessero permesso, si sarebbero potute prendere misure ancora meno restrittive: sia per bar e ristoranti, sia per gli orari di chiusura.  Che fa Salvini? “Annusato” che si potrebbe andare verso questa soluzione, propone, lui, la metà di maggio  per “riaprire e tornare a vivere” e lancia a supporto una raccolta di firme. Un modo per intestarsi il merito di aver ottenuto, quando sarà,  misure meno rigide. Con tanti saluti all’opposizione della Meloni e a tutti gli altri partiti. Questo è il Salvini, di governo e di opposizione, che Draghi – per non rallentare il Piano di ricostruzione del Paese e per non creare problemi alla coalizione – non intende accettare. Ha quindi fatto bene a ricordare in Parlamento il monito di De Gasperi. Ma non va neppure dimenticato che l’Italia cominciò il suo rilancio con il successo elettorale del 1948 dopo che sempre lo Statista trentino aveva mandato a casa il blocco socialcomunista. Come dire, insieme sì ma non a qualsiasi prezzo.

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