Punture di spillo …E se gli italiani bocciassero il taglio dei parlamentari?

In un Paese dove continuamente siamo chiamati a votare, domenica 29 marzo dovremo decidere se condividere o meno la legge sul taglio drastico dei parlamentari: 400 alla Camera dagli attuali 630 con il Senato che scenderebbe da 315 a200 senatori. Una riforma costituzionale, votata per quattro volte da quasi tutti i partiti anche perché incontra il consenso della stragrande maggioranza dei cittadini. Il risultato appare quindi scontato. Ma non è detto che lo sia. A poco più di un mese dal voto comincia ad emergere qualche dubbio sulla reale bontà della riforma. Non solo fra gli addetti ai lavori (costituzionalisti e professori universitari) ma anche in una parte dell’opinione pubblica, quella in genere orientata a non “agire” solo di pancia. E non mancano ripensamenti in alcuni l’hanno votata. E’ chiaro che la riduzione dei parlamentari va a braccetto con il taglio dei vitalizi. Due riforme “di bandiera” dei 5 Stelle che nel 2018, con il vento in poppa dell’antipolitica e della lotta alla casta, entrarono in Parlamento con il  al 33 per cento. Ora però si sta ragionando sulla loro  reale opportunità. Anche perché i problemi del Paese sono ben altri e le due leggi imposte dai grillini vengono lette come fumo per nascondere le lacerazioni interne al Movimento e la sua incapacità a governare. Sui ricorsi di quanti hanno subito il taglio dei vitalizi, frotte di avvocati si stanno arricchendo e non sembra che il risparmio sia poi di grande entità; quanto al taglio dei parlamentari la vicenda è un po’ più complessa. Anche qui i benefici economici per le casse dello Stato non appaiono di grande rilievo ma i dubbi riguardano soprattutto la futura funzionalità delle due Camere e il diminuito  rapporto tra numero di cittadini ed eletti. La verità è che il Parlamento, seguendo a suo tempo un’ondata di demagogia antipolitica, ha votato la riforma in maniera approssimativa e senza i necessari approfondimenti sulla ricaduta del lavoro delle due Camere. Ci si è dimenticati, per esempio, dell’alto numero di commissioni bicamerali e di inchiesta che da anni affiancano il lavoro dell’aula. Manca un mese per invertire un trend ad oggi favorevole al “taglio” ma chissà…

PdA

 

In un Paese dove continuamente siamo chiamati a votare, domenica 29 marzo dovremo decidere se condividere o meno la legge sul taglio drastico dei parlamentari: 400 alla Camera dagli attuali 630 con il Senato che scenderebbe da 315 a200 senatori. Una riforma costituzionale, votata per quattro volte da quasi tutti i partiti anche perché incontra il consenso della stragrande maggioranza dei cittadini. Il risultato appare quindi scontato. Ma non è detto che lo sia. A poco più di un mese dal voto comincia ad emergere qualche dubbio sulla reale bontà della riforma. Non solo fra gli addetti ai lavori (costituzionalisti e professori universitari) ma anche in una parte dell’opinione pubblica, quella in genere orientata a non “agire” solo di pancia. E non mancano ripensamenti in alcuni l’hanno votata. E’ chiaro che la riduzione dei parlamentari va a braccetto con il taglio dei vitalizi. Due riforme “di bandiera” dei 5 Stelle che nel 2018, con il vento in poppa dell’antipolitica e della lotta alla casta, entrarono in Parlamento con il  al 33 per cento. Ora però si sta ragionando sulla loro  reale opportunità. Anche perché i problemi del Paese sono ben altri e le due leggi imposte dai grillini vengono lette come fumo per nascondere le lacerazioni interne al Movimento e la sua incapacità a governare. Sui ricorsi di quanti hanno subito il taglio dei vitalizi, frotte di avvocati si stanno arricchendo e non sembra che il risparmio sia poi di grande entità; quanto al taglio dei parlamentari la vicenda è un po’ più complessa. Anche qui i benefici economici per le casse dello Stato non appaiono di grande rilievo ma i dubbi riguardano soprattutto la futura funzionalità delle due Camere e il diminuito  rapporto tra numero di cittadini ed eletti. La verità è che il Parlamento, seguendo a suo tempo un’ondata di demagogia antipolitica, ha votato la riforma in maniera approssimativa e senza i necessari approfondimenti sulla ricaduta del lavoro delle due Camere. Ci si è dimenticati, per esempio, dell’alto numero di commissioni bicamerali e di inchiesta che da anni affiancano il lavoro dell’aula. Manca un mese per invertire un trend ad oggi favorevole al “taglio” ma chissà…

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