Punture di spillo Il “vero” peccato originale si chiama Salvini”

Claudio Tito scrive su Repubblica che il peccato originale si chiama reddito di cittadinanza e che “il frutto avvelenato della coalizione giallo-verde sta dispiegando i suoi effetti anche adesso”. Forse, probabile. Ma il “vero” peccato originale sta, a mio avviso, nell’aver consentito a Matteo Salvini di “resuscitare” dal sepolcro nel quale, credendosi il Salvatore, si era volontariamente e avventatamente rinchiuso dopo l’ubriacatura di mojito al Papeete e la “musata” presa con la Carneade candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna. E va detto che l’errore lo ha commesso il Colle in omaggio alla cultura della pacificazione e dell’unità nazionale. Solo che, nel tempo, gli attori di quelle stagioni non ci sono più. Sulla scena, oggi, ci sono solo controfigure. Senza quell’ “errore” il segretario della Lega sarebbe rimasto del dimenticatoio ad abbaiare alla luna ed oggi non saremmo costretti a parlarne. L’errore è stato pensare che “questi” Salvini e “queste” Meloni potessero aver appreso la lezione dei Togliatti e dei De Gasperi, dei Moro e dei Berlinguer. Sbagliato! Quelli erano dei Giganti, questi sono solo dei poveri Nani che il maestro Alberto Manzi, di televisiva memoria, avrebbe mandato dietro la lavagna con le orecchie da somaro. In Loro non c’è cultura politica, non c’è visione strategica del domani. Vivono solo di tattica e di spot elettorali, di fake news.  Diversamente non avrebbero immaginato di deporre un mazzetto di fiori sull’Altare della Patria accanto alla corona d’alloro del Presidente della Repubblica. In onore di che cosa? Né Salvini, che era Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, né Meloni, lo scorso anno sono saliti al Vittoriano. Anzi, qualche anno prima, nel 2013, il segretario della Lega disse addirittura che il 2 giugno “non c’era un cazzo da festeggiare”. E, allora, di che parliamo?  Il buon politico ha memoria lunga e “pesa” le parole che un giorno altri politici della sua stessa statura gli potrebbero rimproverare. E cosa dire dello spettacolo da circo Barnum offerto, sempre il 2 giugno, in alcune piazze italiane e, in particolare, a Roma? Come continuare a chiedere agli italiani di indossare la mascherina e di rispettare le regole di distanziamento quando lo “spettacolo” è stato quello di piazza del Popolo?  Se questo è l’esempio di due Capi dell’opposizione, bene ha fatto il sindaco di Milano a ritirare ieri l’ordinanza sui Navigli.

Il presidente Conte non sarà un gigante e sicuramente in questi mesi il Governo  avrà pure commesso degli errori, ma pensate cosa sarebbe accaduto se un’epidemia di questa portata, e senza precedenti né punti di riferimento, fosse stata gestita da un Governo con Salvini Premier e Meloni Vice…

PdA

Claudio Tito scrive su Repubblica che il peccato originale si chiama reddito di cittadinanza e che “il frutto avvelenato della coalizione giallo-verde sta dispiegando i suoi effetti anche adesso”. Forse, probabile. Ma il “vero” peccato originale sta, a mio avviso, nell’aver consentito a Matteo Salvini di “resuscitare” dal sepolcro nel quale, credendosi il Salvatore, si era volontariamente e avventatamente rinchiuso dopo l’ubriacatura di mojito al Papeete e la “musata” presa con la Carneade candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna. E va detto che l’errore lo ha commesso il Colle in omaggio alla cultura della pacificazione e dell’unità nazionale. Solo che, nel tempo, gli attori di quelle stagioni non ci sono più. Sulla scena, oggi, ci sono solo controfigure. Senza quell’ “errore” il segretario della Lega sarebbe rimasto del dimenticatoio ad abbaiare alla luna ed oggi non saremmo costretti a parlarne. L’errore è stato pensare che “questi” Salvini e “queste” Meloni potessero aver appreso la lezione dei Togliatti e dei De Gasperi, dei Moro e dei Berlinguer. Sbagliato! Quelli erano dei Giganti, questi sono solo dei poveri Nani che il maestro Alberto Manzi, di televisiva memoria, avrebbe mandato dietro la lavagna con le orecchie da somaro. In Loro non c’è cultura politica, non c’è visione strategica del domani. Vivono solo di tattica e di spot elettorali, di fake news.  Diversamente non avrebbero immaginato di deporre un mazzetto di fiori sull’Altare della Patria accanto alla corona d’alloro del Presidente della Repubblica. In onore di che cosa? Né Salvini, che era Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, né Meloni, lo scorso anno sono saliti al Vittoriano. Anzi, qualche anno prima, nel 2013, il segretario della Lega disse addirittura che il 2 giugno “non c’era un cazzo da festeggiare”. E, allora, di che parliamo?  Il buon politico ha memoria lunga e “pesa” le parole che un giorno altri politici della sua stessa statura gli potrebbero rimproverare. E cosa dire dello spettacolo da circo Barnum offerto, sempre il 2 giugno, in alcune piazze italiane e, in particolare, a Roma? Come continuare a chiedere agli italiani di indossare la mascherina e di rispettare le regole di distanziamento quando lo “spettacolo” è stato quello di piazza del Popolo?  Se questo è l’esempio di due Capi dell’opposizione, bene ha fatto il sindaco di Milano a ritirare ieri l’ordinanza sui Navigli.

Il presidente Conte non sarà un gigante e sicuramente in questi mesi il Governo  avrà pure commesso degli errori, ma pensate cosa sarebbe accaduto se un’epidemia di questa portata, e senza precedenti né punti di riferimento, fosse stata gestita da un Governo con Salvini Premier e Meloni Vice…

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