Punture di spillo IN EMILIA VINCE BONACCINI E SALVINI FINISCE “SPIAGGIATO”

Stefano Bonaccini si conferma Governatore e il “balenotto” Salvini finisce “spiaggiato” sulle coste romagnole. Avrà capito, la “Bestia” leghista, che la “politica del citofono” non è pagante e che gli elettori sanno discernere bene tra una campagna elettorale di contenuti e le “astuzie” propagandistiche di chi, per raccattare qualche voto, si lascia andare a bassezze di ogni genere?

Il segretario della Lega, del resto, non è nuovo alla strumentalizzazione di problemi, che è facile indicare  ma poi difficile da risolvere. Il dramma della droga è reale, fa migliaia di vittime soprattutto tra i giovani, ma non lo risolve alla vigilia del voto citofonando ad uno sconosciuto, accompagnato da un codazzo di fotografi, di operatori televisivi, di poliziotti e di curiosi. Così come il problema dell’immigrazione non lo si risolve lasciando per giorni in mare centinaia di poveri disgraziati fuggiti dalla miseria e dalle guerre ed occupando le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali. Ma alle sceneggiate ad uso esclusivamente propagandistico Salvini non è nuovo. Basti ricordare la vicenda, nell’estate 2018,  della nave Diciotti con 177 naufraghi di cui 27 minori quando, raggiunto da un provvedimento dei magistrati, si fece “immortalare” mentre apriva la busta gialla della Procura di Agrigento dicendo che si sarebbe presentato a testa alta dai giudici. Salvo poi rimangiarsi tutto e ricattare il Governo di aprire una crisi se non lo avessero “coperto” sostenendo la collegialità della decisione. E più di recente, alla vigilia del voto regionale in Emilia Romagna, ha chiesto addirittura ai suoi senatori in Giunta di mandarlo a processo sul caso della nave Gregoretti, per sequestro di 131 migranti, sicuro che in Aula la richiesta verrà respinta. Nei suoi atteggiamenti “Il Cazzaro verde”, per dirla con il libro di Andrea Scansi, ricorda molto Matteo Renzi, anche se tra i due la differenza culturale e politica è abissale. Ad unirli solo lo sfrenato ma sterile protagonismo. Il toscano ha di fatto “chiuso” la carriera politica puntando tutto sul referendum istituzionale. Lo ha perso clamorosamente e con esso, via via, Palazzo Chigi e la segreteria del PD. Cerca ora di restare a galla ma la sua nuova creatura, Italia Viva, non sembra andare oltre il 4 – 5 per cento.

Salvini, che in estate ha dato il meglio di sé con la crisi di governo nata sulla spiaggia del Papete,  si sta avviando sullo stesso percorso. Ora in Emilia Romagna perde clamorosamente con Bonaccini, consente al Cavaliere di vincere in Calabria con l’azzurra Jole Santelli, sdogana Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia che nel gradimento degli italiani raggiunge la doppia cifra, non può dare la lettera di sfratto al Presidente Conte, allontana le elezioni politiche e chi vivrà …vedrà. 

PdA

Stefano Bonaccini si conferma Governatore e il “balenotto” Salvini finisce “spiaggiato” sulle coste romagnole. Avrà capito, la “Bestia” leghista, che la “politica del citofono” non è pagante e che gli elettori sanno discernere bene tra una campagna elettorale di contenuti e le “astuzie” propagandistiche di chi, per raccattare qualche voto, si lascia andare a bassezze di ogni genere?

Il segretario della Lega, del resto, non è nuovo alla strumentalizzazione di problemi, che è facile indicare  ma poi difficile da risolvere. Il dramma della droga è reale, fa migliaia di vittime soprattutto tra i giovani, ma non lo risolve alla vigilia del voto citofonando ad uno sconosciuto, accompagnato da un codazzo di fotografi, di operatori televisivi, di poliziotti e di curiosi. Così come il problema dell’immigrazione non lo si risolve lasciando per giorni in mare centinaia di poveri disgraziati fuggiti dalla miseria e dalle guerre ed occupando le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali. Ma alle sceneggiate ad uso esclusivamente propagandistico Salvini non è nuovo. Basti ricordare la vicenda, nell’estate 2018,  della nave Diciotti con 177 naufraghi di cui 27 minori quando, raggiunto da un provvedimento dei magistrati, si fece “immortalare” mentre apriva la busta gialla della Procura di Agrigento dicendo che si sarebbe presentato a testa alta dai giudici. Salvo poi rimangiarsi tutto e ricattare il Governo di aprire una crisi se non lo avessero “coperto” sostenendo la collegialità della decisione. E più di recente, alla vigilia del voto regionale in Emilia Romagna, ha chiesto addirittura ai suoi senatori in Giunta di mandarlo a processo sul caso della nave Gregoretti, per sequestro di 131 migranti, sicuro che in Aula la richiesta verrà respinta. Nei suoi atteggiamenti “Il Cazzaro verde”, per dirla con il libro di Andrea Scansi, ricorda molto Matteo Renzi, anche se tra i due la differenza culturale e politica è abissale. Ad unirli solo lo sfrenato ma sterile protagonismo. Il toscano ha di fatto “chiuso” la carriera politica puntando tutto sul referendum istituzionale. Lo ha perso clamorosamente e con esso, via via, Palazzo Chigi e la segreteria del PD. Cerca ora di restare a galla ma la sua nuova creatura, Italia Viva, non sembra andare oltre il 4 – 5 per cento.

Salvini, che in estate ha dato il meglio di sé con la crisi di governo nata sulla spiaggia del Papete,  si sta avviando sullo stesso percorso. Ora in Emilia Romagna perde clamorosamente con Bonaccini, consente al Cavaliere di vincere in Calabria con l’azzurra Jole Santelli, sdogana Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia che nel gradimento degli italiani raggiunge la doppia cifra, non può dare la lettera di sfratto al Presidente Conte, allontana le elezioni politiche e chi vivrà …vedrà. 

PdA

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli