Punture di spillo LA MELONI “AGITA” I SONNI DI SALVINI E DI LETTA

Si dice che tra i due litiganti il terzo goda. Ed è  quello che sta avvenendo tra  Matteo Salvini ed Enrico Letta, intenti a piantare  bandierine identitarie, apparentemente utili al proprio tornaconto elettorale,  mentre indisturbata avanza Giorgia Meloni  che nei sondaggi si posiziona, per ora, al secondo posto, dietro la Lega e davanti al PD. Di fatto nella Destra si è aperta una “guerra” di leadership tra chi è al governo e chi invece ha preferito restare all’opposizione.

 Costretto ad entrare nell’Esecutivo di unità nazionale soprattutto dall’imprenditoria del nord, il Capitano ha mostrato di soffrire questa scelta “di governo di lotta” che in soli tre mesi gli ha fatto perdere due punti scendendo dal 23,7  al 21,7 per cento mentre il Partito della Meloni, sondaggio dopo sondaggio,  lo incalza finendo per rendere credibile l’ipotesi di un sorpasso. E’ evidente che l’idea di perdere la leadership inquieta molto Matteo Salvini che potrebbe “sganciarsi” dal governo soltanto mandando Draghi al Quirinale e chiedendo, subito dopo, un ritorno anticipato alle urne. Ma qui per il Lumbard si potrebbe aprire un altro e più serio  problema: nella nuova Camera arriveranno solo 400 deputati e a Palazzo Madama gli eletti saranno 200. Quanti parlamentari potranno assecondare la sua richiesta  di lasciare il seggio con un anno di anticipo e senza la garanzia di essere rieletti?  Ma anche nel PD la situazione non è tranquilla e il sorpasso di Fratelli d’Italia apre molti interrogativi sulla strategia di  Enrico Letta. 

Ci si chiede, per esempio, se questo continuo “botta e risposta” con il segretario della Lega non sia sterile. Anche perché a Palazzo Chigi siede un personaggio di grande carisma e “impermeabile” alle “lamentele” di questo o di quello. Draghi non si scompone, ascolta tutti ma poi, avendo una grande capacità di sintesi, decide. E decide esclusivamente per il bene del Paese. Qualcuno nel PD osserva che con le buone maniere ed il parlar forbito non si va da nessuna parte. Se Salvini “mena” con la clava e ricorre a colpi bassi non gli si può rispondere con il fioretto.  Emblematico il tentativo della Lega di intestarsi le riaperture. Non è così. Va ricordato forte e chiaro  che è risultata vincente l’impostazione del “rischio ragionato”, centrata sulla gradualità e sui vaccini, voluta dal Premier e sostenuta dal PD contro chi, proprio come Salvini, chiedeva da settimane di ignorare i dati scientifici per andare subito ad un  “liberi tutti”. Quel Salvini, va ricordato, che lo scorso anno contestava la linea della prudenza e girava ostentatamente senza mascherina e senza osservare le necessarie misure di distanziamento. Queste, per molti al Nazareno, sono le cose da ricordare continuamente con forza, senza farsi irretire nell’estenuante pingpong leghista. “Le nostre proposte – dicono nel PD – portiamole avanti con fermezza, a testa alta e senza  esitazioni”.

 

PdA

 

Si dice che tra i due litiganti il terzo goda. Ed è  quello che sta avvenendo tra  Matteo Salvini ed Enrico Letta, intenti a piantare  bandierine identitarie, apparentemente utili al proprio tornaconto elettorale,  mentre indisturbata avanza Giorgia Meloni  che nei sondaggi si posiziona, per ora, al secondo posto, dietro la Lega e davanti al PD. Di fatto nella Destra si è aperta una “guerra” di leadership tra chi è al governo e chi invece ha preferito restare all’opposizione.

 Costretto ad entrare nell’Esecutivo di unità nazionale soprattutto dall’imprenditoria del nord, il Capitano ha mostrato di soffrire questa scelta “di governo di lotta” che in soli tre mesi gli ha fatto perdere due punti scendendo dal 23,7  al 21,7 per cento mentre il Partito della Meloni, sondaggio dopo sondaggio,  lo incalza finendo per rendere credibile l’ipotesi di un sorpasso. E’ evidente che l’idea di perdere la leadership inquieta molto Matteo Salvini che potrebbe “sganciarsi” dal governo soltanto mandando Draghi al Quirinale e chiedendo, subito dopo, un ritorno anticipato alle urne. Ma qui per il Lumbard si potrebbe aprire un altro e più serio  problema: nella nuova Camera arriveranno solo 400 deputati e a Palazzo Madama gli eletti saranno 200. Quanti parlamentari potranno assecondare la sua richiesta  di lasciare il seggio con un anno di anticipo e senza la garanzia di essere rieletti?  Ma anche nel PD la situazione non è tranquilla e il sorpasso di Fratelli d’Italia apre molti interrogativi sulla strategia di  Enrico Letta. 

Ci si chiede, per esempio, se questo continuo “botta e risposta” con il segretario della Lega non sia sterile. Anche perché a Palazzo Chigi siede un personaggio di grande carisma e “impermeabile” alle “lamentele” di questo o di quello. Draghi non si scompone, ascolta tutti ma poi, avendo una grande capacità di sintesi, decide. E decide esclusivamente per il bene del Paese. Qualcuno nel PD osserva che con le buone maniere ed il parlar forbito non si va da nessuna parte. Se Salvini “mena” con la clava e ricorre a colpi bassi non gli si può rispondere con il fioretto.  Emblematico il tentativo della Lega di intestarsi le riaperture. Non è così. Va ricordato forte e chiaro  che è risultata vincente l’impostazione del “rischio ragionato”, centrata sulla gradualità e sui vaccini, voluta dal Premier e sostenuta dal PD contro chi, proprio come Salvini, chiedeva da settimane di ignorare i dati scientifici per andare subito ad un  “liberi tutti”. Quel Salvini, va ricordato, che lo scorso anno contestava la linea della prudenza e girava ostentatamente senza mascherina e senza osservare le necessarie misure di distanziamento. Queste, per molti al Nazareno, sono le cose da ricordare continuamente con forza, senza farsi irretire nell’estenuante pingpong leghista. “Le nostre proposte – dicono nel PD – portiamole avanti con fermezza, a testa alta e senza  esitazioni”.

 

PdA

 

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