Punture di spillo LE SCUSE ALL’EX SINDACO DI LODI? UN BEL CAMBIAMENTO

La Politica che chiede pubblicamente scusa è una novità, una sorprendente lezione di etica, anche per i media, dopo che per decenni abbiamo assistito, ben prima delle sentenze, all’utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale o, peggio, di lotta politica.

La lettera di scuse di Luigi Di Maio all’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta, va in questa direzione ma merita una triplice riflessione: sul linciaggio politico ma anche mediatico innanzitutto, sui tempi della giustizia e, infine, sugli errori di alcuni magistrati e sulle loro ricadute.

Basti pensare all’assoluzione, dopo ben nove anni, dell’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Era il 16 gennaio 2008 quando l’allora Guardasigilli rassegnò le dimissioni in un’aula trasformatasi in un Tribunale del Popolo, con i banchi del governo vuoti, quasi a prenderne le distanze, e i giornali e i talk televisivi ad anticipare sentenze di colpevolezza. Ebbene, la Giustizia molto lentamente fece il suo corso e alla fine Mastella fu assolto. Ma nel frattempo un Ministro si era dimesso, un piccolo Partito (l’Udeur) venne sciolto, i suoi dipendenti finirono senza lavoro, cadde il Governo di centro-sinistra (Prodi2), si chiuse in anticipo la Legislatura e le elezioni anticipate ribaltarono le “forze” in campo portando alla nascita di una maggioranza di centro-destra.

 Allora – e qui sta la differenza con l’iniziativa di Di Maio – nessuno chiese pubblicamente scusa a Mastella, ai parlamentari di quel Partito, ai dipendenti rimasti senza lavoro dall’oggi al domani. E tutto proseguì come se nulla fosse accaduto…

Sembra che il giustizialismo dei Davigo, che pensa non esistano innocenti ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti, lasci il posto al garantismo. Come dire: meglio tardi che mai !

Ed ora è auspicabile un altro passo per una giustizia “più giusta”, cioè meno lenta: per tutti, ma soprattutto per chi ricopre cariche pubbliche. Il cittadino ha il diritto di sapere, non in tempi biblici, se un suo Rappresentante è colpevole o innocente. E chi è stato eletto dal popolo deve essere messo in condizione di rispondere del suo operato senza la condanna di un tempo che tutto soffoca: responsabilità ma anche ingiustizie.  

PdA

 

La Politica che chiede pubblicamente scusa è una novità, una sorprendente lezione di etica, anche per i media, dopo che per decenni abbiamo assistito, ben prima delle sentenze, all’utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale o, peggio, di lotta politica.

La lettera di scuse di Luigi Di Maio all’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, assolto in appello dall’accusa di turbativa d’asta, va in questa direzione ma merita una triplice riflessione: sul linciaggio politico ma anche mediatico innanzitutto, sui tempi della giustizia e, infine, sugli errori di alcuni magistrati e sulle loro ricadute.

Basti pensare all’assoluzione, dopo ben nove anni, dell’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Era il 16 gennaio 2008 quando l’allora Guardasigilli rassegnò le dimissioni in un’aula trasformatasi in un Tribunale del Popolo, con i banchi del governo vuoti, quasi a prenderne le distanze, e i giornali e i talk televisivi ad anticipare sentenze di colpevolezza. Ebbene, la Giustizia molto lentamente fece il suo corso e alla fine Mastella fu assolto. Ma nel frattempo un Ministro si era dimesso, un piccolo Partito (l’Udeur) venne sciolto, i suoi dipendenti finirono senza lavoro, cadde il Governo di centro-sinistra (Prodi2), si chiuse in anticipo la Legislatura e le elezioni anticipate ribaltarono le “forze” in campo portando alla nascita di una maggioranza di centro-destra.

 Allora – e qui sta la differenza con l’iniziativa di Di Maio – nessuno chiese pubblicamente scusa a Mastella, ai parlamentari di quel Partito, ai dipendenti rimasti senza lavoro dall’oggi al domani. E tutto proseguì come se nulla fosse accaduto…

Sembra che il giustizialismo dei Davigo, che pensa non esistano innocenti ma solo colpevoli che non sono stati ancora scoperti, lasci il posto al garantismo. Come dire: meglio tardi che mai !

Ed ora è auspicabile un altro passo per una giustizia “più giusta”, cioè meno lenta: per tutti, ma soprattutto per chi ricopre cariche pubbliche. Il cittadino ha il diritto di sapere, non in tempi biblici, se un suo Rappresentante è colpevole o innocente. E chi è stato eletto dal popolo deve essere messo in condizione di rispondere del suo operato senza la condanna di un tempo che tutto soffoca: responsabilità ma anche ingiustizie.  

PdA

 

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli