Punture di spillo LETTA SBAGLIA A… SALVINIZZARSI

L’idea di Enrico Letta di una “dote” di 10.000 euro per i diciottenni di famiglie con reddito medio basso, da finanziare con un 1%  sulla tassa di successione, è tutt’altro da scartare come fa la Destra. Ma è sbagliata nelle modalità e nella tempistica. Avanzata come ha fatto il segretario del PD, affidandosi ad un’intervista su Sette,  sembra più che altro una “proposta-spot” che assomiglia tanto alle provocazioni di Matteo Salvini,  abilissimo nella politica degli annunci come quando “anticipa” misure già decise  dal governo dandone notizia come una “cosa sua”. Sono “maramaldate” che Letta soffre e cerca di smascherare. Ma è un  errore inseguirlo su di un terreno che l’avversario leghista  conosce e sa gestire meglio di altri. Tra le riforme necessarie a rilanciare il Paese c’è anche quella del fisco. Ed è in quella sede, quando se ne discuterà il testo, che Letta avrebbe dovuto avanzare la sua proposta. Il segretario del PD ha inanellato solo un gelido stop di Mario Draghi (“non è questo il momento di prendere…”) , un  rifiuto scontato dei Partiti di destra e suscitato perplessità anche in una parte della componente renziana rimasta nel Partito.  Ma si è reso conto, Letta, che tra qualche mese si voterà in importanti capitali come Roma, Milano, Torino e Napoli e che il voto, più che amministrativo, sarà politico? Al segretario del PD, teso a contestare le bandierine identitarie di Salvini, evidentemente è scappato il piede dalla frizione non rendendosi conto di aver offerto un insperato “assist” agli avversari che ne faranno uno dei cavalli di battaglia della loro campagna elettorale. Davvero crede che così i diciottenni lo voteranno?

PdA

L’idea di Enrico Letta di una “dote” di 10.000 euro per i diciottenni di famiglie con reddito medio basso, da finanziare con un 1%  sulla tassa di successione, è tutt’altro da scartare come fa la Destra. Ma è sbagliata nelle modalità e nella tempistica. Avanzata come ha fatto il segretario del PD, affidandosi ad un’intervista su Sette,  sembra più che altro una “proposta-spot” che assomiglia tanto alle provocazioni di Matteo Salvini,  abilissimo nella politica degli annunci come quando “anticipa” misure già decise  dal governo dandone notizia come una “cosa sua”. Sono “maramaldate” che Letta soffre e cerca di smascherare. Ma è un  errore inseguirlo su di un terreno che l’avversario leghista  conosce e sa gestire meglio di altri. Tra le riforme necessarie a rilanciare il Paese c’è anche quella del fisco. Ed è in quella sede, quando se ne discuterà il testo, che Letta avrebbe dovuto avanzare la sua proposta. Il segretario del PD ha inanellato solo un gelido stop di Mario Draghi (“non è questo il momento di prendere…”) , un  rifiuto scontato dei Partiti di destra e suscitato perplessità anche in una parte della componente renziana rimasta nel Partito.  Ma si è reso conto, Letta, che tra qualche mese si voterà in importanti capitali come Roma, Milano, Torino e Napoli e che il voto, più che amministrativo, sarà politico? Al segretario del PD, teso a contestare le bandierine identitarie di Salvini, evidentemente è scappato il piede dalla frizione non rendendosi conto di aver offerto un insperato “assist” agli avversari che ne faranno uno dei cavalli di battaglia della loro campagna elettorale. Davvero crede che così i diciottenni lo voteranno?

PdA

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli