Punture di spillo PER NENCINI L’ISOLA DI ITACA È ANCORA RENZI O CONTE?

Non risulta, a meno che la mitologia “toscana” non abbia fatto nuove scoperte, che l’Ulisse di Omero avesse un fratello. Sappiamo del padre, Laerte, e della “fedele” Penelope, ma di… germani nemmeno l’ombra. Il poeta greco non ne parla. Ne parla invece Matteo Renzi che, in una chiacchierata con Repubblica, ci informa che il senatore socialista Riccardo Nencini “è un suo fratello” (non lo sapevamo) e si dice certo che “non lo tradirà”. Solo che proprio Nencini, in un’altra pagina di Repubblica, dice di sentirsi “come Ulisse sulla nave, tra tempeste e insidie, che punta su Itaca”. 

Ora, uscendo dalla metafora mitologica “dell’ultimo dei craxiani”,  la domanda di molti commentatori politici alle prese con l’attuale  crisi di Governo è se la navigazione di Nencini sia finita e qual è l’approdo: ancora il segretario di Italia Viva, al quale nel settembre 2019 ha regalato il simbolo per la costituzione di un gruppo parlamentare, o Giuseppe Conte?

A sentire l’esponente socialista, sembra che quello di Renzi sia stato un porto temporaneo e che il senatore socialista abbia deciso di puntare la prua della barca verso Palazzo Chigi. Come interpretare, con buona pace di Renzi, la frase che “non si può lasciare il Paese nel caos” e che “bisogna ripartire da questo governo che è il più autorevole che abbiamo a disposizione per gestire la fase della rinascita”?

Significa forse che il Nencini-Ulisse scende a terra, dismette i panni del marinaio e indossa quelli del “costruttore”, consapevole che “non si può mandare il Paese al macero, ora che bisogna farlo ripartire e far sedere a un tavolo i soci fondatori di questa maggioranza”. 

Una maggioranza “forte, autorevole e stabile” della quale ovviamente non potrà farne parte chi, come Renzi, si è chiamato fuori ma forse non alcuni suoi “compagni di viaggio” che il loro orizzonte non prevede eventuali approdi-Nato sui quali sembra contare invece il ragazzotto di Rignano. 

Sempre che Governo, PD e Cinque Stelle non decidano di stopparlo. Tanto per rendergli pan per focaccia. 

Della serie: andò per bastonare e finì bastonato.

PdA

Non risulta, a meno che la mitologia “toscana” non abbia fatto nuove scoperte, che l’Ulisse di Omero avesse un fratello. Sappiamo del padre, Laerte, e della “fedele” Penelope, ma di… germani nemmeno l’ombra. Il poeta greco non ne parla. Ne parla invece Matteo Renzi che, in una chiacchierata con Repubblica, ci informa che il senatore socialista Riccardo Nencini “è un suo fratello” (non lo sapevamo) e si dice certo che “non lo tradirà”. Solo che proprio Nencini, in un’altra pagina di Repubblica, dice di sentirsi “come Ulisse sulla nave, tra tempeste e insidie, che punta su Itaca”. 

Ora, uscendo dalla metafora mitologica “dell’ultimo dei craxiani”,  la domanda di molti commentatori politici alle prese con l’attuale  crisi di Governo è se la navigazione di Nencini sia finita e qual è l’approdo: ancora il segretario di Italia Viva, al quale nel settembre 2019 ha regalato il simbolo per la costituzione di un gruppo parlamentare, o Giuseppe Conte?

A sentire l’esponente socialista, sembra che quello di Renzi sia stato un porto temporaneo e che il senatore socialista abbia deciso di puntare la prua della barca verso Palazzo Chigi. Come interpretare, con buona pace di Renzi, la frase che “non si può lasciare il Paese nel caos” e che “bisogna ripartire da questo governo che è il più autorevole che abbiamo a disposizione per gestire la fase della rinascita”?

Significa forse che il Nencini-Ulisse scende a terra, dismette i panni del marinaio e indossa quelli del “costruttore”, consapevole che “non si può mandare il Paese al macero, ora che bisogna farlo ripartire e far sedere a un tavolo i soci fondatori di questa maggioranza”. 

Una maggioranza “forte, autorevole e stabile” della quale ovviamente non potrà farne parte chi, come Renzi, si è chiamato fuori ma forse non alcuni suoi “compagni di viaggio” che il loro orizzonte non prevede eventuali approdi-Nato sui quali sembra contare invece il ragazzotto di Rignano. 

Sempre che Governo, PD e Cinque Stelle non decidano di stopparlo. Tanto per rendergli pan per focaccia. 

Della serie: andò per bastonare e finì bastonato.

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