Punture di spillo Quirinale: votare a gennaio o rinviare di 2/3 anni?

I problemi in politica sono come le  ciliegie: uno ne tira subito un altro. E’ il caso dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. A luglio si entra nel semestre bianco e Mattarella, a quanto da lui più volte dichiarato, non intende ricandidarsi. A gennaio quindi si dovrà eleggere il nuovo Capo dello Stato. E qui nascono i dubbi: non tanto su Chi mandare al Colle ma sulla tempistica. Ricordiamo che – tranne Cossiga (eletto al primo turno il 24 giugno 1985 con 732 voti)  e Ciampi (13 maggio 1999 votato da 707 grandi elettori anch’egli al primo turno) – nessun candidato può essere sicuro di venire eletto: Non è mai avvenuto. Lo stesso Mario Draghi  sul quale, ad oggi, sembra convergere la maggior parte dei consensi, potrebbe incontrare qualche sorpresa. 

Se per esempio la Destra di Salvini e Meloni non avrebbe problemi a votarlo già al primo scrutinio nella quasi certezza di stravincere  le inevitabili elezioni anticipate, altri partiti come il PD e i Cinque Stelle – oggi in forte crisi di consensi – potrebbero invece chiedere a Mattarella il “sacrificio” di arrivare almeno alla fine naturale della legislatura. L’accoppiata Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella ancora al Quirinale peraltro “garantirebbe” di più l’Europa sugli impegni del nostro Paese. Ma qui si apre un altro problema. Il centrosinistra oggi avrebbe i numeri in Parlamento per eleggere, dal quarto scrutinio, un proprio esponente mentre sarebbe assai difficile  che “questa” Sinistra lo possa fare tra 2/3 anni col nuovo Parlamento egemonizzato, secondo i sondaggi, dalla Destra. Di qui l’interrogativo shakespeariano: Avere da subito un Presidente eletto soprattutto dalla Sinistra ma lasciando Draghi alla guida del governo del “quasi tutti dentro” o rinviare alla nuova legislatura, verosimilmente di Destra, la scelta del nuovo Capo dello Stato. Un amletico dubbio che il mio portiere, abituale lettore dei giornali dei condomini, mi risolve così: Ringraziare Mattarella per come ha gestito la sua carica in questi lunghi e travagliati sette anni; lasciare Draghi a Palazzo Chigi a “governare” il Recovery, mandare al Colle, a gennaio, un esponente che  “garantisca” però la fine naturale della legislatura ed  impiegare i rimanenti 2/3 anni a rigenerarsi per affrontare più agguerrita e più unita, con il nuovo Parlamento, l’elezione del successore di Mattarella

PdA

 

I problemi in politica sono come le  ciliegie: uno ne tira subito un altro. E’ il caso dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. A luglio si entra nel semestre bianco e Mattarella, a quanto da lui più volte dichiarato, non intende ricandidarsi. A gennaio quindi si dovrà eleggere il nuovo Capo dello Stato. E qui nascono i dubbi: non tanto su Chi mandare al Colle ma sulla tempistica. Ricordiamo che – tranne Cossiga (eletto al primo turno il 24 giugno 1985 con 732 voti)  e Ciampi (13 maggio 1999 votato da 707 grandi elettori anch’egli al primo turno) – nessun candidato può essere sicuro di venire eletto: Non è mai avvenuto. Lo stesso Mario Draghi  sul quale, ad oggi, sembra convergere la maggior parte dei consensi, potrebbe incontrare qualche sorpresa. 

Se per esempio la Destra di Salvini e Meloni non avrebbe problemi a votarlo già al primo scrutinio nella quasi certezza di stravincere  le inevitabili elezioni anticipate, altri partiti come il PD e i Cinque Stelle – oggi in forte crisi di consensi – potrebbero invece chiedere a Mattarella il “sacrificio” di arrivare almeno alla fine naturale della legislatura. L’accoppiata Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella ancora al Quirinale peraltro “garantirebbe” di più l’Europa sugli impegni del nostro Paese. Ma qui si apre un altro problema. Il centrosinistra oggi avrebbe i numeri in Parlamento per eleggere, dal quarto scrutinio, un proprio esponente mentre sarebbe assai difficile  che “questa” Sinistra lo possa fare tra 2/3 anni col nuovo Parlamento egemonizzato, secondo i sondaggi, dalla Destra. Di qui l’interrogativo shakespeariano: Avere da subito un Presidente eletto soprattutto dalla Sinistra ma lasciando Draghi alla guida del governo del “quasi tutti dentro” o rinviare alla nuova legislatura, verosimilmente di Destra, la scelta del nuovo Capo dello Stato. Un amletico dubbio che il mio portiere, abituale lettore dei giornali dei condomini, mi risolve così: Ringraziare Mattarella per come ha gestito la sua carica in questi lunghi e travagliati sette anni; lasciare Draghi a Palazzo Chigi a “governare” il Recovery, mandare al Colle, a gennaio, un esponente che  “garantisca” però la fine naturale della legislatura ed  impiegare i rimanenti 2/3 anni a rigenerarsi per affrontare più agguerrita e più unita, con il nuovo Parlamento, l’elezione del successore di Mattarella

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