Punture di spillo Renzi… Renzi… Renzi, che noia che barba che barba che noia!

Era politicamente defunto, scomparso – ed è quello che gli faceva più male – dai radar dei media, fondatore di un mini partito che faticosamente potrebbe arrivare a toccare nel voto il 4 per cento. Eppure da 5 mesi non si fa che parlare di lui, di Matteo Renzi. 

Se il suo obiettivo era questo, non c’è dubbio che vi è riuscito. Destinato a stare sotto i riflettori – spentisi di colpo dopo la batosta referendaria del 4 dicembre 2016 – il “Bomba” (come lo chiamavano a Firenze nei suoi anni giovanili) ha pensato bene di “mettersi in proprio”. Ha lasciato a casa la poltrona e i popcorn del 2018, all’epoca del governo Salvini–Di Maio, e ha convinto – lui – il PD ad un governo con i Cinque stelle, si è assicurato un po’ di spazio sui giornali e ben due ministeri nel secondo governo Conte e poi, sempre in cerca di maggiore visibilità (a Moretti fa un baffo) il giorno dopo ha lasciato il governo per fondare un “suo” personale partito. Nella sua “grandeur”, immaginava una formazione politica a due cifre con una folla di parlamentari di altri Partiti in corsa per accaparrarsi un posto. E tutti a chiedersi che cosa aveva in mente, che cosa avrebbe fatto. Ma gli è andata male. Come per il fatidico referendum su cui aveva messo la faccia, Renzi si è sopravvalutato: a fatica ha messo insieme un manipolo di “fidati” e al Senato è stato addirittura costretto a chiedere ospitalità al socialista Nencini per costituire un gruppo parlamentare.

Ma l’ex sindaco di Firenze, ex presidente del consiglio ed ex segretario del PD non si è dato per vinto e ha cominciato ad agitare le acque politiche terremotando il governo con continui “stop and go” e, tanto per non farsi mancare niente, l’elezione del Capo del Governo direttamente dai cittadini.  Renzi sa perfettamente che non se ne farà nulla ma l’usa come “arma di distrazione” dal flop dei sondaggi che lo riguardano. Risultato: un giorno sì e l’altro pure di nuovo sui giornali e ospite fisso dei vari talk, anche se per ora resta sempre inchiodato ad uno striminzito 4 per cento.

Contrario ovviamente ad un ritorno alle urne, Renzi punta alla fine naturale della legislatura, nella speranza che il tempo giochi a suo favore, e, come ha fatto con il governo – dove il giorno prima della rottura si era accaparrato ben 2 poltrone ministeriali – punta a partecipare  alla spartizione delle 400 nomine pubbliche. 

Poi si vedrà…

E intanto … “galleggia” sui mezzi di informazione!!!

PdA

Era politicamente defunto, scomparso – ed è quello che gli faceva più male – dai radar dei media, fondatore di un mini partito che faticosamente potrebbe arrivare a toccare nel voto il 4 per cento. Eppure da 5 mesi non si fa che parlare di lui, di Matteo Renzi. 

Se il suo obiettivo era questo, non c’è dubbio che vi è riuscito. Destinato a stare sotto i riflettori – spentisi di colpo dopo la batosta referendaria del 4 dicembre 2016 – il “Bomba” (come lo chiamavano a Firenze nei suoi anni giovanili) ha pensato bene di “mettersi in proprio”. Ha lasciato a casa la poltrona e i popcorn del 2018, all’epoca del governo Salvini–Di Maio, e ha convinto – lui – il PD ad un governo con i Cinque stelle, si è assicurato un po’ di spazio sui giornali e ben due ministeri nel secondo governo Conte e poi, sempre in cerca di maggiore visibilità (a Moretti fa un baffo) il giorno dopo ha lasciato il governo per fondare un “suo” personale partito. Nella sua “grandeur”, immaginava una formazione politica a due cifre con una folla di parlamentari di altri Partiti in corsa per accaparrarsi un posto. E tutti a chiedersi che cosa aveva in mente, che cosa avrebbe fatto. Ma gli è andata male. Come per il fatidico referendum su cui aveva messo la faccia, Renzi si è sopravvalutato: a fatica ha messo insieme un manipolo di “fidati” e al Senato è stato addirittura costretto a chiedere ospitalità al socialista Nencini per costituire un gruppo parlamentare.

Ma l’ex sindaco di Firenze, ex presidente del consiglio ed ex segretario del PD non si è dato per vinto e ha cominciato ad agitare le acque politiche terremotando il governo con continui “stop and go” e, tanto per non farsi mancare niente, l’elezione del Capo del Governo direttamente dai cittadini.  Renzi sa perfettamente che non se ne farà nulla ma l’usa come “arma di distrazione” dal flop dei sondaggi che lo riguardano. Risultato: un giorno sì e l’altro pure di nuovo sui giornali e ospite fisso dei vari talk, anche se per ora resta sempre inchiodato ad uno striminzito 4 per cento.

Contrario ovviamente ad un ritorno alle urne, Renzi punta alla fine naturale della legislatura, nella speranza che il tempo giochi a suo favore, e, come ha fatto con il governo – dove il giorno prima della rottura si era accaparrato ben 2 poltrone ministeriali – punta a partecipare  alla spartizione delle 400 nomine pubbliche. 

Poi si vedrà…

E intanto … “galleggia” sui mezzi di informazione!!!

PdA

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli