Punture di spillo RENZI SI CREDE MORTO MA… NON LO È!

O così o Pomì. Matteo Renzi, con il suo mini partito, ha solo uno striminzito 2 per cento ma nel braccio di ferro con Conte e con gli alleati si comporta come se avesse ancora il 40 per cento delle europee del 2014. Molta acqua è passata sotto i ponti e molte cose da allora sono cambiate. Innanzitutto Lui. Il “suo” referendum costituzionale ha spazzato via molte “sue” certezze. Non è più il Presidente del Consiglio di quella stagione. Non è più il segretario di quel PD che ha distrutto portandolo ai limiti storici dai quali fatica ancora a riprendersi. Lui stesso, novello Schettino, che ha abbandonato la barca che stava affondando nella speranza di tornare ad essere il Number One  di una nuova formazione politica che sognava a doppia cifra ma che continua a “galleggiare” tra il 2 e il 3 per cento e alle elezioni rischia di scomparire. Eppure, con una supponenza che non conosce limiti, da mesi è impegnato in un braccio di ferro con il Presidente del Consiglio e con gli alleati di governo non per trovare un comune punto di caduta, ma per imporre – al limite del ricatto – le sue idee: o così o Pomì. Peccato che alla Leopolda del 2012, il 17 novembre, gridasse invece contro i veti delle formazioni minori. “Non ci sarà nessun partitino – si chiami Mastella, si chiami Diliberto – che provi ad intralciare il patto che noi vogliamo fare con i cittadini”. E ammoniva: “ Non c’è più spazio per voi, cari partitini dei veti”. E qualche anno dopo all’assemblea del PD, il 19 febbraio 2017,  strillava che “peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto”, con un significativo: “non è accettabile che si blocchi un partito sulla base del diktat di una minoranza”. Renzi, sulla cui coerenza – come si è visto – ci sarebbe molto da riflettere,  si conferma un distruttore seriale come lo è stato del governo di cui era presidente, del partito di cui era segretario, dei D’Alema e dei Veltroni “rottamati”, con gli ipocriti “stai sereno” ad Enrico Letta e non solo, e con tutti coloro che hanno avuto la (s)ventura di imbattersi sulla sua strada, dimenticando che anche “l’invincibile” Napoleone – e Renzi assolutamente non lo è – finì i suoi giorni nell’isola di Sant’Elena. Altro che il vagheggiato segretariato generale della Nato per il quale sta facendo anche tutta questa “ammuina”! Al Bullo fiorentino manca del tutto la capacità dell’ascolto e l’arte della mediazione, indispensabile in politica.  Nessuno gli contesta la validità di alcune  critiche all’operato del Governo, ma nessuno – neppure Lui – può ignorare la portata storica di un’epidemia che ha colpito  il mondo intero e che, come tutti, ha trovato impreparato il Paese. Né va sottovalutato lo sforzo con il quale, anche con alcuni errori, l’Esecutivo sta cercando di fronteggiare una situazione che non ha precedenti, né i risultati ottenuti in sede europea con gli oltre 200 miliardi destinati all’Italia. Niente! Per Renzi l’unica ricetta valida è solo la sua e non concede agli Alleati nessuno spazio di mediazione. Ci sono nella storia del Paese – è vero – illustri precedenti dove posizioni di minoranza si imponevano fino a diventare maggioranza. Basta ricordare, per esempio, il 3 per cento del Partito Repubblicano  o il 7 per cento della corrente morotea. Ma allora i leader si chiamavano Ugo La Malfa e Aldo Moro.

Matteo Renzi non è né l’uno né l’altro. E’ solo un “parvenu” che in quegli anni, e in quelle aule, avrebbe faticato a fare anche il semplice portaborse.

PdA

 

O così o Pomì. Matteo Renzi, con il suo mini partito, ha solo uno striminzito 2 per cento ma nel braccio di ferro con Conte e con gli alleati si comporta come se avesse ancora il 40 per cento delle europee del 2014. Molta acqua è passata sotto i ponti e molte cose da allora sono cambiate. Innanzitutto Lui. Il “suo” referendum costituzionale ha spazzato via molte “sue” certezze. Non è più il Presidente del Consiglio di quella stagione. Non è più il segretario di quel PD che ha distrutto portandolo ai limiti storici dai quali fatica ancora a riprendersi. Lui stesso, novello Schettino, che ha abbandonato la barca che stava affondando nella speranza di tornare ad essere il Number One  di una nuova formazione politica che sognava a doppia cifra ma che continua a “galleggiare” tra il 2 e il 3 per cento e alle elezioni rischia di scomparire. Eppure, con una supponenza che non conosce limiti, da mesi è impegnato in un braccio di ferro con il Presidente del Consiglio e con gli alleati di governo non per trovare un comune punto di caduta, ma per imporre – al limite del ricatto – le sue idee: o così o Pomì. Peccato che alla Leopolda del 2012, il 17 novembre, gridasse invece contro i veti delle formazioni minori. “Non ci sarà nessun partitino – si chiami Mastella, si chiami Diliberto – che provi ad intralciare il patto che noi vogliamo fare con i cittadini”. E ammoniva: “ Non c’è più spazio per voi, cari partitini dei veti”. E qualche anno dopo all’assemblea del PD, il 19 febbraio 2017,  strillava che “peggio della parola scissione c’è solo la parola ricatto”, con un significativo: “non è accettabile che si blocchi un partito sulla base del diktat di una minoranza”. Renzi, sulla cui coerenza – come si è visto – ci sarebbe molto da riflettere,  si conferma un distruttore seriale come lo è stato del governo di cui era presidente, del partito di cui era segretario, dei D’Alema e dei Veltroni “rottamati”, con gli ipocriti “stai sereno” ad Enrico Letta e non solo, e con tutti coloro che hanno avuto la (s)ventura di imbattersi sulla sua strada, dimenticando che anche “l’invincibile” Napoleone – e Renzi assolutamente non lo è – finì i suoi giorni nell’isola di Sant’Elena. Altro che il vagheggiato segretariato generale della Nato per il quale sta facendo anche tutta questa “ammuina”! Al Bullo fiorentino manca del tutto la capacità dell’ascolto e l’arte della mediazione, indispensabile in politica.  Nessuno gli contesta la validità di alcune  critiche all’operato del Governo, ma nessuno – neppure Lui – può ignorare la portata storica di un’epidemia che ha colpito  il mondo intero e che, come tutti, ha trovato impreparato il Paese. Né va sottovalutato lo sforzo con il quale, anche con alcuni errori, l’Esecutivo sta cercando di fronteggiare una situazione che non ha precedenti, né i risultati ottenuti in sede europea con gli oltre 200 miliardi destinati all’Italia. Niente! Per Renzi l’unica ricetta valida è solo la sua e non concede agli Alleati nessuno spazio di mediazione. Ci sono nella storia del Paese – è vero – illustri precedenti dove posizioni di minoranza si imponevano fino a diventare maggioranza. Basta ricordare, per esempio, il 3 per cento del Partito Repubblicano  o il 7 per cento della corrente morotea. Ma allora i leader si chiamavano Ugo La Malfa e Aldo Moro.

Matteo Renzi non è né l’uno né l’altro. E’ solo un “parvenu” che in quegli anni, e in quelle aule, avrebbe faticato a fare anche il semplice portaborse.

PdA

 

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli