Punture di spillo RENZI SPREGIUDICATO E INVIDIOSO. MA ANCHE LOBBISTA?

Sulla spregiudicatezza e sul disinvolto cinismo di Matteo Renzi nessuno più nutre dubbi. E nel PD, ma non solo, ne sanno qualcosa!

Per settimane ci si è interrogati sui motivi “reali” che lo hanno spinto a premere l’acceleratore sulla crisi di un governo che, lui per primo, nell’agosto del 2019 aveva “sponsorizzato”. Con ogni probabilità, nelle sue previsioni, il “Conte due” sarebbe dovuto durare 4/5 mesi al massimo. Il tempo necessario per evitare le elezioni ed avere più tempo per il Partito che già aveva in mente di creare. Ma l’esplosione mondiale della pandemia (il diavolo fa le pentole ma non i coperchi) ha mandato in aria gli iniziali programmi per cui il senatore toscano si è dovuto in fretta “resettare” fino a quando però si è accorto che il governo dell’ “oscuro” Giuseppi rischiava di superarlo per durata. E questo Renzi non lo poteva accettare.

Facciamo due calcoli. Sono stati 1.019 i giorni del suo governo: dal 22 febbraio 2014, dopo la giubilazione di Letta con lo “stai sereno Enrico”, al 12 dicembre 2016 per la “musata” contro il referendum costituzionale. Esattamente 2 anni, 9 mesi e 20 giorni. Di poco superiori ai 962 giorni maturati fino ad oggi dall’Avvocato del Popolo tra il Conte 1 e Conte 2. La “gelosia” quindi per il rischio di perdere il primato, insieme all’esigenza di una visibilità che il 2/3 per cento di Italia Viva non gli consentiva, lo hanno spinto ad aprire una crisi altrimenti inspiegabile,  con motivazioni che appaiono pretestuose: dalla  “governance” per la gestione dei soldi dell’Europa alla polemica sulla delega sui servizi segreti. Pretestuose perché non c’era nulla che non si potesse risolvere in incontri, anche riservati, tra i segretari della coalizione. Ma Renzi non finisce di sorprendere.  Perché in piena crisi politica, da lui stesso innescata, scompare per alcuni giorni invitando il Partito al silenzio. Si pensava ad un momento di riflessione,  per far decantare la situazione. Ci si è sbagliati. Il Segretario di Italia Viva è volato invece per “affari suoi” in Medio Oriente, a Riad, per partecipare ad  una conferenza di un organismo controllato dal fondo sovrano saudita, dove siede nell’advisory board e che gli garantirebbe fino a 80 mila dollari l’anno.

Per carità, niente di illegale ma eticamente molto discutibile dal momento che parliamo di un paese come l’Arabia Saudita, che viola i diritti umani e, comunque, di attività  che in genere vengono svolte da personalità, come ad esempio Obama, che hanno concluso la loro vita politica. E forse questa è la chiave per capire perché Matteo Renzi, anche in queste settimane ha ripetuto di non voler entrare al governo: un “beau geste” non per dare “nobiltà” alla sua battaglia  contro Conte ma per  non dover abbandonare un business molto più redditizio della politica. Ù

Ad altri gli “onori” di incarichi governativi, a lui – che giovinetto ha iniziato con la Ruota della Fortuna – i…“dindi”, quelli veri! 

PdA

Sulla spregiudicatezza e sul disinvolto cinismo di Matteo Renzi nessuno più nutre dubbi. E nel PD, ma non solo, ne sanno qualcosa!

Per settimane ci si è interrogati sui motivi “reali” che lo hanno spinto a premere l’acceleratore sulla crisi di un governo che, lui per primo, nell’agosto del 2019 aveva “sponsorizzato”. Con ogni probabilità, nelle sue previsioni, il “Conte due” sarebbe dovuto durare 4/5 mesi al massimo. Il tempo necessario per evitare le elezioni ed avere più tempo per il Partito che già aveva in mente di creare. Ma l’esplosione mondiale della pandemia (il diavolo fa le pentole ma non i coperchi) ha mandato in aria gli iniziali programmi per cui il senatore toscano si è dovuto in fretta “resettare” fino a quando però si è accorto che il governo dell’ “oscuro” Giuseppi rischiava di superarlo per durata. E questo Renzi non lo poteva accettare.

Facciamo due calcoli. Sono stati 1.019 i giorni del suo governo: dal 22 febbraio 2014, dopo la giubilazione di Letta con lo “stai sereno Enrico”, al 12 dicembre 2016 per la “musata” contro il referendum costituzionale. Esattamente 2 anni, 9 mesi e 20 giorni. Di poco superiori ai 962 giorni maturati fino ad oggi dall’Avvocato del Popolo tra il Conte 1 e Conte 2. La “gelosia” quindi per il rischio di perdere il primato, insieme all’esigenza di una visibilità che il 2/3 per cento di Italia Viva non gli consentiva, lo hanno spinto ad aprire una crisi altrimenti inspiegabile,  con motivazioni che appaiono pretestuose: dalla  “governance” per la gestione dei soldi dell’Europa alla polemica sulla delega sui servizi segreti. Pretestuose perché non c’era nulla che non si potesse risolvere in incontri, anche riservati, tra i segretari della coalizione. Ma Renzi non finisce di sorprendere.  Perché in piena crisi politica, da lui stesso innescata, scompare per alcuni giorni invitando il Partito al silenzio. Si pensava ad un momento di riflessione,  per far decantare la situazione. Ci si è sbagliati. Il Segretario di Italia Viva è volato invece per “affari suoi” in Medio Oriente, a Riad, per partecipare ad  una conferenza di un organismo controllato dal fondo sovrano saudita, dove siede nell’advisory board e che gli garantirebbe fino a 80 mila dollari l’anno.

Per carità, niente di illegale ma eticamente molto discutibile dal momento che parliamo di un paese come l’Arabia Saudita, che viola i diritti umani e, comunque, di attività  che in genere vengono svolte da personalità, come ad esempio Obama, che hanno concluso la loro vita politica. E forse questa è la chiave per capire perché Matteo Renzi, anche in queste settimane ha ripetuto di non voler entrare al governo: un “beau geste” non per dare “nobiltà” alla sua battaglia  contro Conte ma per  non dover abbandonare un business molto più redditizio della politica. Ù

Ad altri gli “onori” di incarichi governativi, a lui – che giovinetto ha iniziato con la Ruota della Fortuna – i…“dindi”, quelli veri! 

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