Punture di spillo SALVINI E DADONE: TUTTO PER IL PALCOSCENICO DELLA POLITICA

Fabiana Dadone, 37 anni di Cuneo con laurea in giurisprudenza, Ministro per le politiche giovanili e, nel Conte2, titolare del Dicastero per la Pubblica Amministrazione. Eppure, sono pochi gli italiani che la conoscono. Almeno fino a quando sui giornali non è nato il “caso Dadone”. Andiamo con ordine. In Consiglio dei Ministri Mario Draghi chiede l’autorizzazione a porre la fiducia sulla riforma della giustizia. Si discute ma alla fine nessuno si oppone. Tutti votano a favore. E il Presidente l’annuncia in conferenza stampa. La mattina dopo però la Dadone, ignota ai più, avanza l’ipotesi delle dimissioni dei ministri pentastellati “se non ci saranno miglioramenti” al testo della Cartabia. E poi, serafica, nel pomeriggio corregge il tiro: “non è nel mio stile minacciare ma dialogare e confrontarci…”.  Evidentemente l’è dovrebbe essere arrivata una telefonatina. Di Conte? Ma veniamo a Matteo Salvini che secondo un’immagine piuttosto ambigua fatta circolare sui social dal suo ufficio stampa si sarebbe vaccinato. Ma è così? Lo schiaffone assestatogli pubblicamente da Draghi in conferenza stampa ha convinto il battagliero segretario della Lega a farsi inoculare l’anti Covid? Uno schiaffone molto simile a quello che gli aveva dato Giuseppe Conte nel dibattito al Senato dopo la crisi annunciata nell’agosto di due anni fa al Papeete? Effettivamente la foto è “volutamente” poco chiara: dice e non dice. Il colmo, per un personaggio come Salvini che ci ha abituati a parole forti e chiare, e che quindi ingenera non pochi dubbi: si è vaccinato o ci ha preso tutti in giro, e con noi … il Presidente del Consiglio che lo aveva … bacchettato? E qui soccorre, ancora una volta, una vecchia volpe della politica della Prima Repubblica: A pensar male si fa peccato ma…

 

Fabiana Dadone, 37 anni di Cuneo con laurea in giurisprudenza, Ministro per le politiche giovanili e, nel Conte2, titolare del Dicastero per la Pubblica Amministrazione. Eppure, sono pochi gli italiani che la conoscono. Almeno fino a quando sui giornali non è nato il “caso Dadone”. Andiamo con ordine. In Consiglio dei Ministri Mario Draghi chiede l’autorizzazione a porre la fiducia sulla riforma della giustizia. Si discute ma alla fine nessuno si oppone. Tutti votano a favore. E il Presidente l’annuncia in conferenza stampa. La mattina dopo però la Dadone, ignota ai più, avanza l’ipotesi delle dimissioni dei ministri pentastellati “se non ci saranno miglioramenti” al testo della Cartabia. E poi, serafica, nel pomeriggio corregge il tiro: “non è nel mio stile minacciare ma dialogare e confrontarci…”.  Evidentemente l’è dovrebbe essere arrivata una telefonatina. Di Conte? Ma veniamo a Matteo Salvini che secondo un’immagine piuttosto ambigua fatta circolare sui social dal suo ufficio stampa si sarebbe vaccinato. Ma è così? Lo schiaffone assestatogli pubblicamente da Draghi in conferenza stampa ha convinto il battagliero segretario della Lega a farsi inoculare l’anti Covid? Uno schiaffone molto simile a quello che gli aveva dato Giuseppe Conte nel dibattito al Senato dopo la crisi annunciata nell’agosto di due anni fa al Papeete? Effettivamente la foto è “volutamente” poco chiara: dice e non dice. Il colmo, per un personaggio come Salvini che ci ha abituati a parole forti e chiare, e che quindi ingenera non pochi dubbi: si è vaccinato o ci ha preso tutti in giro, e con noi … il Presidente del Consiglio che lo aveva … bacchettato? E qui soccorre, ancora una volta, una vecchia volpe della politica della Prima Repubblica: A pensar male si fa peccato ma…

 

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