Punture di spillo SALVINI HA PAURA DELLA MELONI E POTREBBE SCASSARE TUTTO

Giorgia Meloni, nel parlare del suo libro, dice una cosa molto vera: la mia forza sta nell’essere sottovalutata. Lo è stata all’inizio della sua carriera politica quando, giovanissima, portava  alla Festa di Atreju  personaggi del calibro di Bertinotti, Berlusconi, Veltroni. Lo è stata con Fini che se l’è vista crescere politicamente quasi senza accorgersene. Lo è  con Salvini che, abbagliato dai soldi in arrivo dall’Europa e spinto dall’imprenditoria del Nord, è entrato in un governo di apparente unità nazionale,   regalando così a Fratelli d’Italia il vantaggio di essere l’unica opposizione. Un vantaggio che nei sondaggi ha fatto schizzare il Partito dal 4 per cento del 2018 all’attuale 19. Di fatto, alle spalle del segretario della Lega che non l’ha presa bene. E qual è allora la reazione di Salvini? Sta facendo quello che sa fare meglio: buttare all’aria il banco, alzare la voce,  sabotare. Lo ha fatto  quando, nell’agosto del 2019 – spaventato dal dover gestire una  crisi economica davvero difficile e sicuro di elezioni anticipate che avrebbe vinto a mani basse – decise, un po’ stordito dal mojito –  di chiedere pieni poteri e mandare a casa il “suo” governo. 

Si ripete in questi giorni, infischiandosi delle conseguenze negative per la ripresa economica del Paese. Altro che “Prima gli Italiani”, che ripete di continuo come una giaculatoria! Per Salvini quel che conta è “Prima gli interessi della Lega” che – immagina – si dovrebbero tradurre  in voti pesanti. Ma qui casca l’asino! Da anni il Capitano ripete che, dopo le elezioni, la guida di un eventuale governo di Destra  andrà a chi nella coalizione avrà più voti. Ma questo,  quando nei sondaggi la Lega “ballava tra il 36 e il 38 per cento e il consenso di Fratelli d’Italia era ad una sola cifra. Oggi che Giorgia Meloni si trova ad una spanna dalla Lega, il rischio di perdere la leadership si fa più concreto: Lei in continua ascesa, Lui ancora primo ma in caduta verticale: tutti i sondaggi lo danno infatti intorno al 21 per cento. E intanto il Presidente di Fratelli d’Italia ci mette del suo dichiarando per la prima volta di “essere pronta a governare”.

Di qui l’idea di buttare la palla in tribuna. Salvini dubita che una maggioranza così diversa possa varare riforme “difficili” come semplificazioni, giustizia e fisco, e circoscrive l‘orizzonte di “questo” governo alla sola gestione della pandemia e alla messa a punto delle “pratiche” per il Recovery, per poi “liberarsi” di Mario Draghi candidandolo al Colle.

Sarà allora che Il segretario della Lega  chiederà elezioni anticipate che conta ancora di vincere, sia pure sul filo di lana, staccando di una incollatura Giorgia Meloni.

Tutti calcoli che Salvini fa senza l’oste. E l’oste si chiama Europa, che una cosa ha ben chiara: senza riforme non arriveranno in Italia i soldi del Recovery. Draghi lo sa  e, avendoci messo la faccia,  va avanti “andreottianamente”, evitando di dare l’idea ai partner europei che quando c’è da prendere i soldi siamo compatti e ci dividiamo quando c’è da rispettare gli impegni presi nero su bianco.

Evidentemente ci attende un’estate calda, non solo climaticamente!

PdA

 

Giorgia Meloni, nel parlare del suo libro, dice una cosa molto vera: la mia forza sta nell’essere sottovalutata. Lo è stata all’inizio della sua carriera politica quando, giovanissima, portava  alla Festa di Atreju  personaggi del calibro di Bertinotti, Berlusconi, Veltroni. Lo è stata con Fini che se l’è vista crescere politicamente quasi senza accorgersene. Lo è  con Salvini che, abbagliato dai soldi in arrivo dall’Europa e spinto dall’imprenditoria del Nord, è entrato in un governo di apparente unità nazionale,   regalando così a Fratelli d’Italia il vantaggio di essere l’unica opposizione. Un vantaggio che nei sondaggi ha fatto schizzare il Partito dal 4 per cento del 2018 all’attuale 19. Di fatto, alle spalle del segretario della Lega che non l’ha presa bene. E qual è allora la reazione di Salvini? Sta facendo quello che sa fare meglio: buttare all’aria il banco, alzare la voce,  sabotare. Lo ha fatto  quando, nell’agosto del 2019 – spaventato dal dover gestire una  crisi economica davvero difficile e sicuro di elezioni anticipate che avrebbe vinto a mani basse – decise, un po’ stordito dal mojito –  di chiedere pieni poteri e mandare a casa il “suo” governo. 

Si ripete in questi giorni, infischiandosi delle conseguenze negative per la ripresa economica del Paese. Altro che “Prima gli Italiani”, che ripete di continuo come una giaculatoria! Per Salvini quel che conta è “Prima gli interessi della Lega” che – immagina – si dovrebbero tradurre  in voti pesanti. Ma qui casca l’asino! Da anni il Capitano ripete che, dopo le elezioni, la guida di un eventuale governo di Destra  andrà a chi nella coalizione avrà più voti. Ma questo,  quando nei sondaggi la Lega “ballava tra il 36 e il 38 per cento e il consenso di Fratelli d’Italia era ad una sola cifra. Oggi che Giorgia Meloni si trova ad una spanna dalla Lega, il rischio di perdere la leadership si fa più concreto: Lei in continua ascesa, Lui ancora primo ma in caduta verticale: tutti i sondaggi lo danno infatti intorno al 21 per cento. E intanto il Presidente di Fratelli d’Italia ci mette del suo dichiarando per la prima volta di “essere pronta a governare”.

Di qui l’idea di buttare la palla in tribuna. Salvini dubita che una maggioranza così diversa possa varare riforme “difficili” come semplificazioni, giustizia e fisco, e circoscrive l‘orizzonte di “questo” governo alla sola gestione della pandemia e alla messa a punto delle “pratiche” per il Recovery, per poi “liberarsi” di Mario Draghi candidandolo al Colle.

Sarà allora che Il segretario della Lega  chiederà elezioni anticipate che conta ancora di vincere, sia pure sul filo di lana, staccando di una incollatura Giorgia Meloni.

Tutti calcoli che Salvini fa senza l’oste. E l’oste si chiama Europa, che una cosa ha ben chiara: senza riforme non arriveranno in Italia i soldi del Recovery. Draghi lo sa  e, avendoci messo la faccia,  va avanti “andreottianamente”, evitando di dare l’idea ai partner europei che quando c’è da prendere i soldi siamo compatti e ci dividiamo quando c’è da rispettare gli impegni presi nero su bianco.

Evidentemente ci attende un’estate calda, non solo climaticamente!

PdA

 

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